Da due giorni non faccio altro che pensare che, se un progetto riesce a far attraversare in lungo e in largo la penisola a tante persone, se avvicina gente di età disparate, con storie e provenienze differenti e, soprattutto, se riesce a salvare tanti animali ceduti dai laboratori per evitare che vengano soppressi, riabilitarli a una vita “normale” e poi darli in adozione, è perfettamente riuscito.
Il progetto è stato ideato da I-Care e definito “quartaR” (R sta per Riabilitazione), dopo le 3R, Rimpiazzamento, Riduzione e Raffinamento delle metodologie di sperimentazione applicate agli animali. Rappresenta un grande ponte di comunicazione tra tutti i centri di riabilitazione presenti nel mondo e tra gli obiettivi oltre alla riabilitazione degli animali, “incoraggia, supporta e conduce studi etologici sugli animali riabilitati, per dimostrare in modo ancora più evidente l’enorme impatto negativo delle condizioni di stabulazione sulla fisiologia e psicologia degli animali”. Questo progetto, ancora molto sottovalutato, ha un grande valore, quello di salvare tanti esseri viventi e come cita il Talmud, uno dei testi sacri dell’Ebraismo, “Chi salva una vita salva il mondo intero”.
E di vite martedì scorso, 8 maggio 2012, ne abbiamo salvate 375 da quattro laboratori italiani.
Vi racconto la mia Giornata Mondiale contro la vivisezione (8 maggio appunto) e quella di tanti altri volontari che hanno partecipato attivamente al salvataggio degli animali.
Sveglia alle 05.30 per partire alle 06.30 per un viaggio singolare in compagnia di Rita, la mia vicina di casa con la quale condividiamo la passione per gli animali. La destinazione non è interessante ai fini di questa mia breve condivisione; il vero fulcro di questa “spedizione” andata e ritorno nella stessa giornata, è l’incontro di animali con altri animali.
Ad attenderci a destinazione alcuni staffettisti. Macchine parcheggiate ai bordi di una rotatoria gialla (che fatica trovare la famigerata rotatoria) con i cofani aperti, gabbie sparse sul prato, alcune persone tagliavano e dunque
odoravano di mele, altre sedute sull’erba rattoppavano una vecchia gabbia con il nastro adesivo, qualcun altro mangiava frutta nell’attesa dell’arrivo degli altri animali. Un ragazzo senegalese si è avvicinato per venderci qualcosa; dopo essersi guardato intorno, ripeteva: “Lapin”? Aimé nessuno di noi si ricordava come si dicesse ratto in francese, dunque, sfoderando l’inglese, i vari dialetti e soprattutto gesticolando, provavamo a fargli capire che non stavamo aspettando conigli ma ratti. Quando è andato via ci guardava in modo meno amichevole, tra l’interdetto e il diffidente, e tutti siamo convenuti che pensava di trovarsi di fronte a strani personaggi. Non conoscevo nessuno dei miei compagni di quella giornata; con alcuni di loro avevo scambiato sms, brevi telefonate o mail, in particolare con Stefano e Serena, che, grazie a questa occasione, ho avuto modo di conoscere di persona. Non immaginano neanche quanto mi abbia fatto piacere incontrarli!
Dopo pochi minuti sono arrivate le vere protagoniste, tante rattine femmine spaventate da morire!
Ero stordita, emozionata, pensavo ai laboratori asettici da cui provenivano, pensavo a cosa poteva accadergli se fossero rimaste in quei luoghi dell’orrore, pensavo che avrei voluto immediatamente prenderle in mano, accarrezzarle, fargli vedere che non tutti gli umani sono feroci, pensavo agli adottanti che ci stavano aspettando nella mia città, ansiosi di vederle finalmente al sicuro.
Preparate le teche con mele, crocchette vegetali per roditori, pane secco siamo partite con diciassette rattine. Durante il viaggio controllavamo che tutte stessero bene, alcune di loro già mangiavano le mele, altre si mettevano negli angoli vicine l’une alle altre, alcune erano più paurose, altre più coraggiose; in particolare una, alla quale mancava un occhietto, si avvicinava ai fori della teca, allungava il naso per odorare il mio dito e non aveva paura di toccarlo.
Il ritorno è stato liberatorio e piacevole. Con Rita abbiamo parlato a lungo e grazie a questo viaggio ci siamo conosciute in maniera più approfondita, scoprendo di avere altri interessi in comune, ad esempio il teatro. Forse, se non avessimo fatto questo viaggio assieme, la nostra conoscenza non sarebbe sfociata in una possibile amicizia. Grazie Rita per la tua compagnia, la tua allegria, la tua sensibilità. Mi fa enormemente piacere sentirti dire che ti sei innamorata dei ratti!
Ad attenderci Valeria che, oltre ad aver adottato cinque rattine, per facilitare noi staffettiste e gli adottanti si è resa disponibile per lo stallo delle altre dodici. Con Rita pensavamo fosse l’adottante perfetta; con la sua voce calda e pacata, con i suoi movimenti sinuosi avrebbe trasmesso sicuramente tranquillità e serenità alle nuove arrivate. Con l’occasione ho rivisto Valeriana, la meravigliosa topina che Valeria ha adottato ad ottobre sempre grazie ad I-Care, di cui spesso parliamo al telefono o tramite mail.
Ringrazio gli altri adottanti della mia città, Valerio, Melissa, Giorgia, Olivia, Camilla per la pazienza, per aver voluto nella loro vita questi animali così affettuosi e socievoli. Alcuni di loro mi hanno spiazzato con domande alle quali sinceramente non sapevo rispondere – mi sono concertata ovviamente con chi ne sa più di me – e soprattutto mi hanno stupito per la premurosità e l’attenzione verso questi animali. Presto li conoscerò ad una cena che stiamo organizzando per condividere, scambiare impressioni, consigli, emozioni dopo questa straordinaria avventura.
Infine, ringrazio l’organizzazione I-Care per tutti gli animali salvati (ad oggi sono 8.316), per i progetti mondiali contro la vivisezione a scopo didattico e contro la vivisezione a scopo di ricerca.