… e le formiche siamo noi!
Nel film spagnolo Los lunes al sol (Fernando León de Aranoa, 2002) uno dei protagonisti, disoccupato che passa i suoi lunedì sdraiato al sole con altri tre ex colleghi disoccupati, racconta una favola a sua figlia per farla addormentare. Una favola di Esopo.
La favola è intitolata La cigala y la hormiga. La cicala e la formica. Sicuramente la conoscete: la cicala trascorse la sua estate a godersi il caldo senza pensare all’inverno, mentre la formica si mise da parte le provviste nella sua calda casina sotto terra. Quando arrivò l’inverno, la formica ebbe di cui nutrirsi e la cicala cominciò a sentirsi morire della fame, perciò andò dalla formica a chiederle se poteva darle qualcosa da mangiare. La formica le disse: «io ho lavorato duramente per ottenere questo e tu che cosa hai fatto durante l’estate?» «Ho cantato» rispose la cicala. La formica esclamò: «Allora adesso balla!».

Fonte: www.MundosPeques.net
La morale della favola, facciamo che dedurla noi. Anzi, la mia intenzione con il paragone è andare un po’ più in là della morale della favola…
Anche qua si avvicina l’inverno. Per le formiche, soltanto quello meteorologico. Per noi, un inverno freddo a molti livelli. Le formiche rischiano di rimanere senza cibo, e provvedono. Noi rischiamo seriamente di rimanere senza risorse e… provvediamo? O cantiamo? Loro accumulano beni (commestibili). A noi conviene accumulare invece saperi e modi di fare, e metterli in pratica.
Lasciando da parte queste piccole differenze, ci sono parecchie somiglianze fra noi e le formiche. Quelle più importanti sono due: il numero e la tenacia. Siamo in tanti, e se ci lo proponiamo possiamo essere molto tenaci. Non perdiamo il tempo allora nella contemplazione di quello che non è andato come desideravamo. Non facciamoci ingannare. Tanto lo sappiamo, il predatore è furbo. Cercherà di distrarci, si camufferà nel contesto, ci offrirà il giocatolo desiderato ad ogni momento.
Ma abbandoniamo le metafore. Questo sistema economico, politico e sociale che oggi crepa e ci fa scendere rabbiosi in piazza è complesso e tremendamente adattabile.
La stessa multinazionale che vende mobili incomprensibilmente economici (se prendiamo conto che i pezzi per fabbricarli hanno viaggiato mezzo mondo) e che contribuisce alla precarietà pagando stipendi vergognosi ai suoi dipendenti (anche quelli, distribuiti in mezzo mondo) offre un buono-spesa di 10 euro a chi porta le coperte nei loro negozi per far passare un inverno meno freddo a chi dorme nelle strade delle città (in questo caso, soltanto quelle della nostra parte di mondo).
Alcune banche che con una mano impiegano una percentuale dei loro guadagni a progetti sociali finanziano con l’altra l’industria armamentistica.

Il dilemma dell'onnivoro, Michael Pollan
L’industria dei prodotti biologici è, a giorno d’oggi, un’industria. E come tale opera con gli stessi meccanismi dell’altra: provando ad ottenere i massimi benefici con le minime spese. Una buona riflessione su questo argomento la trovate sul libro Il dilemma dell’onnivoro, di Michael Pollan.
Le reti sociali sono, sì, uno strumento utile ed istantaneo per sapere cosa sta accadendo in questo momento nel posto più remoto del mondo e mettono anche in contatto persone fisicamente lontane, ma servono (direi soprattutto) a farci diventare dei numeri. Potenziali clienti. Perché non c’è niente che sia gratuito, perché quando qualcosa non si paga, significa che il prodotto sei tu.
Il cellulare che ormai tutti usiamo è una fabbrica di soldi per poche compagnie di telecomunicazioni che da parecchi anni hanno un’aumento esponenziale dei guadagni e che ormai stabiliscono prezzi, usi e consumi dei servizi.
La rete wireless che sto usando perché questo testo vi arrivi consuma parecchia energia e mi sta, molto probabilmente e a lungo termine, facendo del male.

"Non dimenticarvi di spegnere il wi-fi di notte". Intervista ad Agustín Bocos, avvocato ambientalista.
C’è da impazzire. E questi sono solo alcuni –pochissimi- esempi dell’ironica doppia faccia di un sistema basato sull’economia, dove TUTTO ha un prezzo.
La mia idea è che più che protestare, dobbiamo dimostrare al sistema che ne abbiamo molto meno bisogno di quello che stiamo finora dimostrando. E visto che non amo gli estremismi, la mia premessa è far circolare meno soldi. E, naturalmente, cercare di capire a chi stiamo dando quelli che facciamo circolare. Spostarci di meno, parlare meno al cellulare, lavorare di meno, ambire meno cose, sprecare di meno, usare meno internet, spendere di meno in tutto quello che possiamo autoprodurci –commestibile e non.
A mio avviso la protesta è come un fiore che dura un giorno. Utile e bello, ma breve e sporadico. Facciamo che le manifestazioni non siano un’evento mediatico che poi diventa facilmente stigmatizzato e ridotto a etichette, nomi, immagini, parole, polemica. Manifestiamoci tutti i giorni nella nostra vita quotidiana. In silenzio. Con tenacia, coraggio e spirito critico. Occorre valutare le persone per quello che sono e non per quello che hanno. Mettersi in discussione tutti i giorni. Diventare, insomma, persone migliori in termini di umanità. Il mondo è delle formiche; il mondo è nostro.
(respiro)
A proposito di migliorarsi. Come al solito cercando un’altra cosa, l’altro ieri ho ritrovato un brano che avevo trascritto da un libro tempo fa. Siamo nel deserto australiano, l’autrice chiacchera con una tribù di aborigeni incontrata lungo il suo viaggio e con cui convive per alcuni giorni.
Quando gli parlai delle feste di compleanno, mi ascoltarono attentamente. Raccontai della torta, delle canzoni, dei regali e persino della nuova candela che si incorpora ogni anno.
- Perché lo fate? –mi chiesero-. Per noi un festeggiamento significa qualcosa di speciale. Ma non c’è niente di speciale nel diventare anziano. Non comporta nessuno sforzo. Succede, semplicemente.
- Ma se non festeggiate che diventate anziani –dissi io- che cosa festeggiate?
- Che diventiamo migliori –fu la risposta-. Lo festeggiamo se quest’anno siamo persone migliori e più sagge dell’anno scorso. Soltanto uno stesso può saperlo, e quindi devi essere te chi deve dire agli altri quando è arrivato il momento di festeggiare.
- Bene, bene –pensai-, questo è qualcosa di importante che devo ricordare…
Tratto da Las voces del desierto, Marlo Morgan.
Il caso fa che abbia ricuperato questo brano proprio in questi giorni. E il caso, a volte, va ascoltato. È per questo che oggi –giorno segnalato nel mio particolare calendario- trascorrerò la mia giornata nello stesso modo e con gli stessi obiettivi con cui l’ho trascorsa ieri e con cui la trascorrerò domani. Cercando che la mia ormetta sia il più arricchente possibile su questo pianeta. E non in termini economici.