si scrive ‘coppetta’, si legge rivoluzione

di solito non scrivo di cose che si comprano, ma dopo sei mesi di utilizzo voglio dirlo: la coppetta mestruale in silicone può cambiarti la vita.

perché? per diversi motivi. il primo è scoprire che è possibile liberarsi dal costoso e fastidioso rapporto con quegli antipatici ‘aggeggi’ che nel linguaggio comune sono definiti “assorbenti”. interni o esterni che siano, hanno qualcosa in comune: costano tanto, si gettano via dopo l’uso, sono scomodi, causano irritazioni, sono rivestiti di plastica, contengono pesticidi, contribuiscono a cancellare quello che accade al tuo corpo tramite il processo dell’assorbimento.

la coppetta mestruale invece non assorbe ma raccoglie, non irrita, è comodissima, si basa sul riuso, si compra una volta (il prezzo varia tra i 30 e i 40 euro) ogni dieci anni, se non di più. in sostanza ne basterebbero circa tre per coprire quella che viene chiamata età fertile (anche se mi piace pensare che l’età fertile di una donna sia la sua vita intera, perché la fertilità è un concetto molto più ampio rispetto alla possibilità di riproduzione, ma questa è un’altra storia).

mestruazioni a impatto zero

tempo fa ho avuto modo di guardare un documentario girato da una regista slovacca, Diana Fabianova, che si chiama The moon inside you e che purtroppo – ma non mi meraviglia – non è ancora stato tradotto in italiano. il documentario è un’inchiesta su come viene vissuta l’esperienza mestruale nella cultura ‘occidentale’.

la vita di una donna dei paesi industrializzati corrisponde al consumo di circa 10mila assorbenti e tamponi, apprendo dal documentario (circa 2.500/3.500 euro di spesa, secondo un mio calcolo approssimativo). “3 milioni di questi ogni giorno vengono buttati nei gabinetti e finiscono in mare e negli oceani, il cotone utilizzato per realizzarli utilizza il 20 per cento dei pesticidi prodotti nel mondo” dice Fabianova.

Sul sito de La Bottega della Luna, che ha portato la mooncup in Italia, leggo poi:

Gli assorbenti e i tamponi usa e getta sono tra i rifiuti più difficili da smaltire perché sono quasi indistruttibili: le bustine contenitrici in plastica, gli applicatori, le strisce e la copertura adesiva degli assorbenti hanno infatti un degrado molto lento, calcolato in circa 500 anni.
In Italia ci sono 16.012.000 di donne in età fertile (Istat), che si stima consumino ogni anno 6.000.500.000 di assorbenti o tamponi e producano circa 120.100.000 chili all’anno di rifiuti difficili, ovvero 228 chili nel minuto necessario per leggere questi paragrafi.

scegliere la coppetta mestruale significa non essere costrette a trasformare il periodo mestruale nell’ennesima occasione di consumo e produzione di rifiuti, decidere di non ospitare nel tuo corpo la complicità per questo sistema.

arrivare in breve tempo ad eliminare del tutto l’impiego di assorbenti usa e getta è possibile.

la coppetta non è l’unica via per ‘cambiare’

e se è vero che la libertà di una donna passa sempre attraverso la possibilità di ‘scegliere tra’ e mai per una strada a senso unico, ci tengo a precisare che la coppetta non è il solo modo esistente per cambiare. per le affezionate degli assorbenti, esistono assorbenti lavabili in cotone biologico utilizzabili da soli o in abbinamento alla coppetta (io ho provato i Lunapads, prodotti da una piccola azienda di donne canadesi). vanno tenuti in acqua fredda dopo l’uso e poi lavati come il resto della biancheria. le madri delle nostre madri facevano qualcosa di molto simile!

un po’ di storia

a proposito di passato, forse vi stupirà, ma la coppetta mestruale non è un’invenzione del nostro tempo. aveva già visto luce negli anni 30 in America. la prima versione disponibile sul mercato sarebbe opera di Leona Chalmers. negli stessi anni veniva messo sul mercato il tampone, o assorbente interno usa e getta, che poi ha avuto la meglio nei decenni successivi alla guerra cavalcando l’onda del consumismo. negli anni 80 fu invece Su Hardy a importare nel Regno Unito un modello di coppetta mestruale in lattice che aveva conosciuto durante un viaggio in Australia con la figlia. ma solo nel 2002 in Inghilterra c’è stata l’immissione sul mercato del prodotto realizzato in silicone medico, che da noi, in Italia, si sta lentamente diffondendo.

tante marche, due taglie

di coppette ce n’è per tutti i gusti, io ho provato la mooncup ma ne esistono di diverse marche -  ladycup, lunette, divacup, meluna, fleurcup, naturcup ed altre ancora- e di due taglie differenti a seconda dell’età e dell’eventuale parto naturale.

per l’acquisto c’è da dire che ancora oggi se chiedi a un (o a una) farmacista una coppetta mestruale la risposta più probabile saranno occhi sgranati e un’espressione disorientata accompagnata dalle parole “coooo…s’è?”. quindi per ora i luoghi ufficiali dove trovarla sono La bottega della Luna, i siti web delle case produttrici e i negozi biologici che trattano l’articolo. esistono anche percorsi alternativi d’acquisto collettivo, baratti e offerte speciali, e gruppi d’acquisto locali come ‘La Coppetta‘.

usare la coppetta e ‘sapere il corpo

la coppetta mestruale però non è un cruccio da “fissate per l’ecologia”, per capirlo basterà studiarsi un attimo come si usa.  sceglierla significa anche darsi la possibilità di trovare un altro modo per viversi il periodo mestruale e il corpo intero. entrare in contatto diretto con ciò che non si vede (i muscoli vaginali e del pavimento pelvico, questi sconosciuti?) o che spesso non si vuole vedere (il sangue che fluisce dentro di noi, chiamasi emofobia!) sarà occasione per lasciar spazio ad un affinamento della percezione molto utile – a mio avviso – per qualsiasi percorso di autogestione e autodeterminazione.

in un periodo storico di proclamata ‘libera sessualità’, non è così difficile accorgersi che ci sono un sacco di cose che diamo per scontate rispetto al funzionamento del nostro corpo e che in realtà non sappiamo davvero. piuttosto, crediamo di sapere. avendo delegato a una cultura medica – e mediatica – rispetto alla quale quel corpo resta comunque separato ed estraneo.

la caratteristica del nostro tempo è che non esiste uno spazio reale, materiale, fisico, per scambiarsi esperienze corporee di questo tipo, e spesso accade che una si trova a imprecare da sola, in bagno, davanti a un libretto di istruzioni multilingue.  e allora: fortuna che ci sono i forum (consiglio il forum italiano dedicato), che c’è youtube e che prima o poi arriva la fiducia nel corpo ‘che sa’. ma forse non basta. bisognerebbe tornare a far parlare i corpi tra loro, affinché circoli un sapere comune.

le indignate spagnole, nel maggio scorso, scrivevano su uno striscione che senza donne non c’è rivoluzione (La revolución será feminista o no será). Carla Lonzi, nel 1971, scriveva che “il sesso femminile è la clitoride”.

mi piace pensare la rivoluzione come qualcosa che passa tra le gambe delle donne.

 

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17 Risposte a “si scrive ‘coppetta’, si legge rivoluzione”

  1. cristina gho scrive:

    … la mooncup … magari l’avessi scoperta anni fa! E’ comodissima, conveniente ed ecologica. Grazie a chi l’ha inventata!!!
    p.s. si può acquistare anche su http://www.improntaverde.it

  2. Eloisa scrive:

    Complimenti, bell’articolo!
    Uso la coppetta mestruale da un paio d’anni (alternandola con gli assorbenti in cotone ecologico… anche quelli costituiscono un bel risparmio, rispetto agli usa-e-getta!) e me ne sono innamorata. Hai assolutamente ragione: non è solo comoda, ma aiuta anche a risolvere alcuni problemi/incomprensioni che noi donne spesso abbiamo col nostro corpo.
    Non è (solo) una questione ecologica, no davvero!

  3. Irina Leoncini scrive:

    Ciao, volevo solo fare un appunto riguardo ai prezzi: se ne trovano anche a 19€, basta sbirciare sui vari siti ( Ladycup, Meluna, ecc.) per non parlare di varie offerte per acquisti multipli. Inoltre da poco esiste la SiBell, la prima coppeta italiana! Costa solo 20€!!!!
    Io ne ho parlato con tutte le donne che mi sono capitate a tiro e continuo a farlo!! Risultato, tutte le mie amiche adesso la usano, anche quelle che erano più scettiche, DONNE PARLATENE! Èl’unico modo per far conoscere la coppetta, non vedremo mai la pubblicitá in tv, purtroppo!

  4. Veronica scrive:

    È vero se ne parla troppo poco. Io la uso da circa 5 anni, ma ne ho parlato a pochissime amiche… troppi tabù ci frenano, il nostro corpo è argomento da non trattare?! È un peccato! Anche perchè la coppetta è veramente comoda da usare.

  5. Ciao Cara,
    anche io ero molto curiosa di provarla mi ha fermata il problema delle mestruazioni super abbondanti e piene di “grumi”…
    Poi come fai a pulirla, la sciacqui sotto il rubinetto e a fine ciclo la metti in amuchina?
    fammi sapere, ti ho anche lasciato la mail
    baci
    Azzurra

    • Claudia Bruno scrive:

      cara Azzurra, in questo caso c’è da ridefinire il concetto di ‘abbondanza’ alla capienza della coppetta. e riprendere le misure. cosa che si può fare solo per tentativi e con l’esperienza del mezzo. non esiste una regola generale, ma ognuna deve farlo per sé e capire in base al proprio flusso e al giorno di ciclo quante ore dura la coppetta senza bisogno di cambiarla (sul manuale sono indicate dalle 4 alle 8 ore. ma io l’ho testata anche per 12 ore).

      per la pulizia: durante il periodo mestruale basta pulirla con un po’ d’acqua calda del rubinetto, e se preferisci con pochissimo sapone sulla punta delle dita, assicurandoti di eliminare bene i residui di detergente. di solito basta questo. nel caso in cui dovesse servirti puoi aiutarti con uno spazzolino dedicato e con uno spillo (ci sono dei forellini sul bordo della coppetta).

      tra un ciclo e l’altro invece è necessario sterilizzarla facendola bollire in acqua per 7 minuti.

  6. michelaorganyc scrive:

    Ciao Claudia!

    Curo il blog Pink is the New Green, dedicato alla sostenibilità al femminile ideato da Organyc.

    Ti propongo una valida alternativa alla coppetta (per chi proprio non se la sente di indossarla): assorbenti 100% in cotone biologico, biodegradabili e riposti in bustine in Mater-Bi.
    Che ne dici?

    Concordo con te nella necessità di ritrovarsi e ritrovare la naturalità della propria femminilità.

    Alle diverse scelte di assorbenti ho dedicato questo post:
    http://blog.organyc-online.com/mi-prendo-cura-di-te/assorbenti-il-mondo-e-bello-perche-e-vario/

    A presto!
    Ciao!

    Michela per Organyc

    • Claudia Bruno scrive:

      condivido il fatto che una donna debba sempre avere la possibilità di scegliere cosa vuole, e che non esistono strade obbligate per cambiare. grazie per l’aggiunta!

  7. barbara scrive:

    complimenti, ottimo articolo!
    Mi permetto di sottoporre il link di un post che avevo scritto pochi mesi fa sul ciclo ecologico:
    http://biosipuo.myblog.it/archive/2011/06/06/ciclo-ecologico.html

    Barbara

  8. Livia Fiorio scrive:

    Grazie mille per questo articolo. Credo che in Italia sia importante parlarne e sensibilizzare le donne rispetto a queste tematiche e rispetto a certe alternativa. Uso la mooncup da circa 5 anni, io e le mie compagne d´appartamento francesi e tedesche abbiamo fatto un´ordine collettivo e siamo state tutte soddisfatte dell´acquisto. Ho notato anche una diminuzione dei dolori mestruali e ho potuto sperimentare il vantaggi dell´assorbente interno ma senza l´uso di tali assorbenti che, per quanto ce ne dicano, possono essere spesso anche dannosi per la nostra salute. Purtroppo la scomoditá nella mooncup l´ho riscontrata solo quando ho condotto una vita sregolata e in cui potevo avere “pochi momenti d´intimitá”, lavorando molto ed essendo sempre fuori casa. Bisogna abituarcisi. Quando sono tornata in Italia quest´anno ho constatato che-in alcuni circoli- se ne sta parlando (5 anni fa era una cosa mai sentita). Diffonderó questo articolo molto volentieri perché credo che sia indispensabile superare l´imbarazzo rispetto non solo al “bicchierino” (molte mi dicevano: che schifo, le fancesi e le tedesche sono sporche…mah) ma anche al corpo femminile e alle mestruazioni, spesso vissute ancora come qualcosa di cui non parlare e da nascondere…purtroppo! E invece se noi stesse sapessimo quanto il ritmo di noi donne é connesso alle fasi lunari e alla natura….saremmo piú consapevoli della nostra forza e piú rispettose rispetto alla terra! :-) Evvia la rivoluzione!

    • Claudia Bruno scrive:

      grazie livia e mi hai fatto venire in mente che quello della scomodità a cambiare la coppetta in alcune situazioni e stili di vita è un ulteriore argomento da trattare. a riparlarne quindi, un caro saluto! :)

  9. Linda scrive:

    Se posso permettermi esistono varie marche non solo mooncup ;-) , anzi parlare di una sola coppetta è molto limitativo, perchè come per ogni cosa da un prodotto all’altro ci sono vari aspetti che cambiano, io ad esempio ho provato mooncup ma poi ho cambiato marca perchè avevo troppe perdite e cambiando modello, sono passata a Lunette, ho risolto ma la cosa è soggettiva. Comunque che le coppette mestruali siano una manna dal cielo non ci sono dubbi!

    • Claudia Bruno scrive:

      certo ottima aggiunta, grazie! sìsì, so che le marche sono tante, come già succede per altri prodotti però quella più diffusa nel linguaggio finisce per sostituire il nome comune dell’articolo in questione. ma giustamente non è così, sul forum italiano delle coppette (che ho segnalato sopra) ci sono tutte le marche e tutti i modi per acquistarla. ora faccio un’integrazione al testo così si capisce ciao ;)

    • Fiorella scrive:

      Ciao Linda, io uso mooncup e ho proprio il problema che non mi basta. Ho un flusso notevole nelle prime 24 ore e devo svuotarla ogni ora + mettere comunque l’assorbente, se non lo faccio sono veramente guai. Che differenza c’è tra mooncup e lunette? sul sito http://www.lunette.com/ sembrerebbe uguale alla mooncup.

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