ciao Szymborska, nella moltitudine

(da: W. Szymborska, "Piccoli annunci")

per anni in un angolo impolverato della mia stanza hanno vissuto in simbiosi due volumi intitolati rispettivamente La gioia di scrivere e Il mestiere di scrivere. ho sempre pensato che si odiassero. così quando ho traslocato ho lasciato che ognuno andasse per la sua strada, e li ho separati.

il primo è un tomo di quasi 800 pagine, e raccoglie i versi (dal 1945 al 2009) della mia poetessa contemporanea preferita, Wislawa Szymborska. le sue parole mi hanno accompagnata per lunghi attimi, dando voce all’impronunciabile. l’ho persino letta per strada quando il progetto Talee è arrivato nella mia città.

con lei condivido un certo scarto rispetto all’ordinarietà delle cose, la necessità di poesia come bisogno primario dell’esistenza, pensiero di sopravvivenza e meraviglia, al confine dell’ovvio. una velata ironia. la stratificazione della cipolla. il nulla due volte. l’amore felice. quel “non so” che apre spazio a ciò che ancora dev’essere pensato. la devozione per il silenzio, anche.

ieri, sotto una piccola stella, la ‘mia’ poetessa delle meraviglie si è spenta di vecchiaia nella terra che l’ha vista nascere, la Polonia. non si spegneranno invece le sue parole.

oggi vorrei dirle che “morire, questo a un gatto non si fa”, chiederle se anche adesso la vita sembra “un’occasione eccezionale per persistere nel non sapere qualcosa d’importante”, rassicurarla sul fatto che noi – ‘gente sul ponte‘ – continueremo a toglierci “cappotti, giacche, gilè, camicette di lana, di cotone, di terital, gonne, calzoni, calze, biancheria, posando, appendendo, gettando su schienali di sedie, ante di paraventi”. ma posso solo pensarla, così, ancora una volta, nella moltitudine…

Nella Moltitudine

Sono quella che sono.
Un caso inconcepibile
come ogni caso.

In fondo avrei potuto avere
altri antenati,
e così avrei preso il volo
da un altro nido,
così da sotto un altro tronco
sarei strisciata fuori in squame.

Nel guardaroba della natura
c’è un mucchio di costumi:
ragno, gabbiano, topo di campagna.
Ognuno va subito a pennello
ed è portato docilmente
finché si consuma.

Anch’io non ho scelto,
ma non mi lamento.
Potevo essere qualcuno
molto meno a parte.
Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante,
una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.

Qualcuno molto meno fortunato,
allevato per farne una pelliccia,
per il pranzo della festa,
qualcosa che nuota sotto un vetrino.

Un albero conficcato nella terra,
a cui si avvicina un incendio.

Un filo d’erba calpestato
dal corso di incomprensibili eventi.

Uno nato sotto una cattiva stella,
buona per altri.

E se nella gente destassi spavento,
o solo avversione,
o solo pietà?

Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?

La sorte, finora,
mi è stata benigna.

Poteva non essermi dato
il ricordo dei momenti lieti.

Poteva essermi tolta
l’inclinazione a confrontare.

Potevo essere me stessa – ma senza stupore,

e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso.

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5 Risposte a “ciao Szymborska, nella moltitudine”

  1. maria carla scrive:

    …neanche a farlo apposta ieri sera sono stata ad un laboratorio di scrittura poetica e, tra gli altri, ci è stata proposta la lettura di un testo di Wislawa (Amore a prima vista) dove io ho sottolineato: già da parecchio il caso stava giocando con loro/ vi furono segni, segnali, che importa se indecifrabili/ il libro degli eventi è sempre aperto a metà…
    Mi piace questo suo modo di evocare qualcosa che ci avvolge senza definirlo…questa percezione di un mistero che ci avviluppa, questo descrivere minuzioso che non si ferma lì e produce in noi risonanze inaspettate…grazie Wislawa, e se ora sei anche tu quel mistero aiutaci ad accoglierlo!

  2. Cristina serafini scrive:

    che potenza e che dolcezza! la vita e le sue forme, la vita e le nostre forme. l’attenzione al particolare universale. E’ così arricchente sentirsi parte di… quella cosa la provo anche io, quei pensieri sono balenati anche a me. Grazie a Wislawa che ha saputo lasciare tracce, ha saputo fermare su carta qualcosa che unisce e che vive. e mi sento parte!

    • Claudia Bruno scrive:

      grazie cristina, ti confesso che è un po’ che faccio pensieri sul ‘sentirsi parte’… è una sensazione particolare…

  3. oliva scrive:

    leggo oggi sul giornale che dopo che tizio ha letto una poesia di Wislawa in televisione, quelli di Amazon.com hanno dovuto imparare a scrivere il suo cognome

  4. Laura Benigni scrive:

    Forse questo è il destino della poesia: farci scoprire delle sorellanze e delle fratellanze di pensieri, sentimenti, intuizioni, identità, urli, silenzi, anche in altre lingue, altre biografie. E questo leggere e rileggere Szymborska ce lo dona sempre. Non ci si sente mai soli.

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