i consultori pubblici sono nati a metà anni ’70 come risposta istituzionale a un’esigenza forte emersa all’interno di gruppi di donne che avevano deciso di incontrarsi a cadenza costante per far circolare un sapere sui corpi che fosse autogestito e non soggetto al dominio familiare o medico. la riappropriazione del sapere sui corpi tra donne è avvenuta attraverso le parole ma anche tramite pratiche di confronto diretto come il self-help (una pratica giunta in Italia dalla cultura femminista d’oltreoceano, probabilmente grazie anche a quello che fu un vero e proprio best-seller, Noi e il nostro corpo, pubblicato negli Stati Uniti nel 1971 a cura di un collettivo di donne di Boston. un manuale di “medicina pratica” scritto dalle donne per le donne che rappresenta sicuramente un importante documento storico). quello che successe in Italia negli stessi anni e dopo, lo racconta bene Luciana Percovich nel libro La coscienza nel corpo (2005).
io ho 27 anni e i consultori li ho conosciuti così, sulla carta, dopo averli incrociati di corsa e da sola ai margini di qualche ‘incidente di percorso’.
perché oggi i consultori si sono svuotati? perché sono diventati un’appendice dell’apparato medico e medicalizzato, un luogo per tecnici a cui ricorrere in caso d’emergenza? come è avvenuto questo passaggio? con questa domanda mi sono portata all’incontro La vita siamo noi, sabato scorso a Roma. Il primo nazionale di cui la mia memoria a breve termine abbia cognizione, ma posso sempre sbagliarmi, dedicato al diritto di autodeterminazione e ai tentativi di recintare i consultori da parte delle varie giunte regionali italiane (il caso del Lazio non è l’unico), ma soprattutto – credo – un modo per riprendere il discorso pubblico sui corpi.
non ho avuto una risposta univoca alla mia domanda, ma un insieme di piccoli tasselli che forse possono trovare tra loro un accordo per articolarne una. in attesa che qualcosa prenda forma e abbia un seguito dopo il confronto avvenuto il 21 gennaio, riporto qui un elenco delle frasi dette, dei pensieri emersi, che in me hanno fatto eco o lasciato un segno. per scelta, non entro nel merito di leggi e petizioni.
. la percezione del nostro corpo è cambiata nel corso degli anni
. se non torniamo a parlare di sessualità non ci sarà spazio per i diritti sui corpi
. sessuomania e sessuofobia stanno andando insieme
. è importante non polarizzarci sugli obiettivi ma aprire percorsi di libertà
. meno le leggi intervengono sui corpi delle donne, meglio è
. l’obiezione di coscienza va chiamata ‘astensione dalla prestazione lavorativa’
. attualmente più che liberi, i nostri corpi sono liberalizzati
. nascere nel tempo della separazione tra procreazione e sessualità (fecondazione in vitro) è diverso da nascere nel tempo della separazione tra maternità e sessualità
. una giovane donna oggi ha una modalità liquida di viversi la sessualità
. bisogna trovare le parole adatte per attraversare le sensibilità esistenti
. bisogna chiederci se vogliamo abitare i consultori, se sì come li vogliamo, e se no, quali luoghi vogliamo abitare
. è necessario elaborare una cultura tra donne che sia comune e non basata sulla delega
. la crisi attuale si avvale soprattutto delle donne per tenere in piedi un welfare a costo zero
. per la libertà delle donne passa un nuovo modello di vita per tutti
. autodeterminazione è un modo di stare al mondo (questa l’ho detta io)
Tags: consultori, corpi, medicalizzazione, saperi
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