Self-help, corporeità, generazioni

pubblicato il 19 aprile 2013 da Claudia Bruno

Segnalo che sabato 20 aprile ore 9.30-18.30, a Roma, Archivia presenta la terza giornata di Self-help, riparliamone! intitolata Self-help, corporeità e generazioni.

La giornata comprende, come le precedenti: relazioni, gruppi di discussione e confronto in riunione plenaria. Il tema è scaturito dall’incontro precedente, svoltosi il 17 novembre 2012. In seguito a quell’incontro si è formato un gruppo di lavoro per l’organizzazione di questa terza giornata, nell’ambito del quale sono state preparate le relazioni che ne costituiscono il programma, con l’obiettivo di offrire spunti di riflessione su self-help e corporeità da parte di donne nate negli anni Settanta e Ottanta. Le relazioni saranno disponibili sul blog e sulla pagina facebook prima del 20 aprile, per favorire il lavoro nei gruppi di discussione.

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nate libere di partorire

pubblicato il 15 febbraio 2013 da Claudia Bruno

Poco meno di un mese fa la stampa italiana diffondeva i dati di un’indagine commissionata dal Ministero della Salute per verificare l’appropriatezza del ricorso al cesareo nei nostri ospedali. Il risultato – che il 43 per cento dei cesarei in Italia è ingiustificato – è stato definito “scioccante”. In realtà il dato è sotto gli occhi di tutte, e di tutti, da molto tempo. E ci sarebbe da scioccarsi, più che sui giornali, direttamente sul lettino, quando si assiste a quello che io chiamo “il parto del dottore”, nel senso che di solito è il medico (uomo o donna che sia) a decidere tempi, modo e posizione a seconda di quel che ha da fare, di come sta più comodo e dei soldi che prende.

Da anni ci sono attiviste e professioniste che si stanno battendo per contrastare questa cultura della medicalizzazione dei corpi, la stessa che prevede una delega completa a medici e ginecologi, la stessa che impone dinamiche in sala parto troppo spesso molto vicine a quelle di “uno stupro di gruppo”, e che propone pratiche di mutilazione diventate di routine anche se non necessarie, come l’episiotomia (incisione chirurgica del perineo).

Questa settimana una delle mie radio preferite, Terranave, che ascolto sempre con grande interesse, ha dedicato l’ultima puntata proprio alla questione del parto libero, e ne ha parlato con Gabriella Pacini, Ostetrica dell’Associazione Vita di Donna – che ho avuto il piacere di conoscere e incontrare più volte -, e Virginia Giocoli, avvocata, entrambe attiviste del Freedom for birth Rome Action Group, un collettivo nato nel settembre 2012 per desiderio di donne, ostetriche, psicologhe, avvocate, esperte di comunicazione, per sostenere la libertà di scelta attraverso l’informazione e la presa di coscienza sui modi e sui luoghi in cui è possibile partorire.

La maggior parte delle donne (e degli uomini) è convinta infatti, che partorire in ospedale o in clinica, sdraiata su un lettino, sia l’unica soluzione “sicura” e possibile. Invece non è così. Una donna può partorire in diverse posizioni, e quella supina decisamente non è stata studiata a misura del suo corpo, né per rendere più fluida la fuoriuscita, dato che tutto il peso preme sulla colonna vertebrale e la forza di gravità non viene sfruttata come aiuto al movimento ma come ostacolo. Inoltre, è possibile decidere di partorire in una delle case del ‘parto attivo’ presenti in Italia, e in caso di gravidanze non particolarmente problematiche, si può anche scegliere di partorire in casa, pratica che – al contrario di quanto abbiamo imparato a pensare a partire dagli anni ’50 – non aumenta le possibilità di infezioni, patologie, esiti negativi tanto che in molti paesi è tornata a diffondersi.  Ad esempio in Olanda, dove il 30% delle donne oggi decide di partorire in casa. In Italia questa tendenza è ancora poco diffusa, e le ostetriche che lavorano a domicilio sono percepite quasi come streghe da cui tenersi alla larga. Questa cultura è il motivo per cui partorire ‘diversamente’, non è qualcosa di immediatamente accessibile a tutte (e non è soltanto una questione di informazione, ma anche spesso una questione economica).

Sempre più spesso mi capita di pensare che diamo così tanto per scontata la nostra idea di progresso che quando si parla di corpi, sessualità, libertà, donne, pensiamo subito agli altri paesi del mondo, in cui esportare democrazia, modelli, protocolli, salute, parità, educazione. Perché diamo per scontato che noi siamo “già arrivati”. Se pensiamo alla violenza sulle donne, pensiamo subito alle donne del Sud del mondo. Se pensiamo alle mutilazioni genitali, pensiamo alle africane.

E  invece la strada è ancora lunga, dovremmo interrogarci sulla qualità della nostra evoluzione. Per esempio, se ogni donna potesse scegliere come e dove partorire, senza pagare di tasca propria per questo, sarebbe evolutissimo.

ASCOLTA LA PUNTATA DI TERRANAVE “NATE LIBERE”

Foto di Mireia Bordonada

“svegliati, balla, partecipa”

pubblicato il 5 febbraio 2013 da Claudia Bruno

“Un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione, un miliardo di donne che danzano scuoterà la Terra” dice Eve Ensler, autrice nota per aver scritto I monologhi della vagina.

Break the chain, (Spezza la catena) è il testo del pezzo che accompagnerà la danza collettiva da lei ideata per il One Billion Rising il 14 febbraio in tutte le piazze del mondo al grido di “svegliati, balla, partecipa”.

Un flas-mob molto “american style”, ma c’è anche chi ha variato musica e passi, come Le Cinciallegre che hanno organizzato la danza di Roma al Colosseo.

Insomma, si prepara un mega-show globale per sollevare per l’ennesima volta la questione del femminicidio e della violenza sulle donne (e non sarà mai abbastanza). Può piacere o non piacere come linguaggio nello spazio pubblico per prendersi l’attenzione dei media alcuni minuti e avere puntati i riflettori sul tema.

Resta il fatto che che prima del 14 tantissime donne di tutte le età e dai vissuti più diversi si stanno incontrando in scuole, piazze, parchi e palestre per provare le coreografie. Questo è di per sé divertente, e forse più assertivo di molte rivendicazioni.

TUTTI GLI APPUNTAMENTI PER BALLARE IN ITALIA

principesse a Torvajanica (e il pensiero addormentato nel bosco)

pubblicato il 3 dicembre 2012 da Claudia Bruno

Primavera a Torvajanica (Foto: Claudia Bruno)

io vorrei solo, brevemente, riflettere, su come funziona il comune sentire oggi, nel dicembre 2012.

di questa donna, 34 anni, morta d’infarto sulla banchina della metro di Roma, ora parlano in molti, in molte. “la principessa di Torvajanica”, è stata soprannominata. ne scrive persino il corrispondente del quotidiano austriaco Der Standard, su L’Internazionale. “Eroina del paese reale”, “dignità da vendere”, che badava a lavoro, casa, figli e marito, che stringeva i denti ogni mattina, per chilometri, a cui non restava tempo per preoccuparsi della salute.

una di tante, di tanti. migliaia, milioni. ciao Isabella, che la terra ti sia lieve. lasciamola riposare ora, finalmente.

ci sono delle notizie che questa vicenda porta in superficie, per me. vorrei provare a dirle perché sento che è importante che non restino tra le righe della cronaca.

io a Torvajanica ci ho vissuto tutte le stagioni, anche ora abito a qualche chilometro dalla casa della mia infanzia, nello stesso comune. di principesse ne ho viste, a febbraio, quando sfilano i carri di un carnevale un po’ triste ma – a modo suo – partecipato. non posso spiegarvi adesso come, ma in mezzo a questa decadente desolazione c’è una parte importante di me. la domenica d’inverno, a passeggiare sulla spiaggia davanti all’immensità salata siamo io, qualche anima solitaria che ama il mare ‘fuori stagione’, e poi volti migranti (dall’Europa, da fuori l’Europa, dal Sud Italia). ci accomuna il fatto che stiamo da un’altra parte rispetto al centro. ancora mi stupisco di come i riflettori si accendano a comando su posti dimenticati dal mondo.

e allora la prima notizia per me è questa: la maggior parte delle cose che ‘siamo’ abituati a pensare e a dire oggi è misurata su luoghi, persone e situazioni che rappresentano una piccola percentuale di realtà, una facciata a cui ‘siamo’ molto attaccati. ‘siamo’ talmente dilaniati che quando parliamo ci dimentichiamo persino da dove veniamo, quello che vediamo tutte le mattine, quello che sentono i nostri corpi. ‘siamo’ convinti di vivere tutti dentro a Montecitorio o dentro il campionato di calcio o nei talent o di far parte dell’equipe de Le Iene. questo mi sembra già grave. invito chi legge a fare piccoli tentativi quotidiani di sentire da dove sta parlando e pensando.

poi. non mi sono mai svegliata alle 4 per andare al lavoro, ma ho fatto la pendolare per un bel po’ e conosco persone che lo fanno da dieci, quindici, vent’anni, di più. molti si svegliano alle 4 ogni mattina perché il percorso quotidiano che devono affrontare è bello lungo. tanti ci rimettono in salute. per chi non sa di che parliamo, farlo significa aggiungere almeno 3 o 4 ore di tempo alla durata della giornata lavorativa. in condizioni disumane.

la seconda notizia allora per me è che lo stato dei trasporti locali oggi può uccidere, senza metafore, mentre si continua a investire in treni ad alta velocità.

la terza notizia per me è che “non avere il tempo per pensare alla salute” è considerato necessario per sopravvivere. (include percorrere centinaia di chilometri per arrivare a lavoro ogni giorno). scritta così può sembrare un controsenso, eppure è quello in cui stiamo credendo. questo si chiama ricatto occupazionale e a quanto pare non riguarda solo gli operai dell’Ilva di Taranto.

la quarta notizia per me, e affatto ultima in termini di importanza, è che l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro non è coincisa con un miglioramento della qualità della vita delle donne, né ha significato di fatto ancora una risoluzione delle discrepanze tra i generi o del conflitto tra i sessi. e a quanto pare prima ancora dei dati su differenziali salariali e tetti di cristallo, la prova ce l’abbiamo sotto gli occhi, si chiama “welfare a costo zero” e si chiama “conciliazione” (sei nata in Italia, sei una donna? allora produci-riproduci-pulisci-assisti e cura. inventati un modo, ma fallo).

infine. insieme alle lacrime, possono arrivare tantissime manifestazioni di solidarietà dopo vicende come questa di “una famiglia colpita dalla disgrazia”. ma raramente la solidarietà trova spazio prima che accadano, tutti i giorni, mentre siamo ancora vivi, nel corso delle nostre esistenze. è che mentre viviamo non siamo molto disposti a capire come salvarci insieme, a mettere in comune le nostre biografie. a dirla tutta, non ci sembra nemmeno sia il caso.

allora penso al dolore. che c’entra, direte voi? ecco, il dolore è una sensazione importante. ci dice cosa stiamo facendo, dove stiamo andando, ci dà la misura dei nostri confini. invece noi ci ingegniamo per ingoiare gocce di anestesie quotidiane. del resto abbiamo troppa fretta, troppo da fare, per far tornare i conti, quadrare i cerchi. e quando ci riusciamo ci sentiamo fortissimi, vincenti, coraggiosi.

il nostro è un pensiero addormentato, il dolore lo sentiamo sempre troppo tardi.

abbassiamo la soglia.

 

 

ogni tre (santi) giorni

pubblicato il 26 novembre 2012 da Claudia Bruno

Ieri a Roma, Flash Mob del Centrodonna L.I.S.A (Foto: Lorenza Valentini)

ogni tre giorni, in Italia, un uomo uccide una donna. dall’inizio dell’anno ad oggi sono 113 le donne uccise nel nostro Paese per mano di un uomo. 73 sono state quelle uccise per mano del proprio partner. e nonostante i dati, che ieri (giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne – e magari bastasse una giornata) tutte le testate non hanno mancato di snocciolare, femminicidio è una parola che ancora i media tradizionali fanno fatica a usare e riconoscere, preferendo ambigue espressioni come “delitti passionali”, “raptus di follia”, “uccisa per amore”, ecc. in realtà per amore non si uccide e nemmeno per passione, continuare a diffondere questo immaginario non fa che alimentare il circolo di “delitti annunciati”, della violenza sessuale e sessista. una violenza che ha tante forme e molteplici (come emerge dal confronto in corso soprattutto sul web, ad esempio nella campagna Tumblr lanciata da Femminismo a Sud).

violenza su una donna è anche quella psicologica, è anche lo stereotipo continuo, è anche la smania di controllo, è anche la medicalizzazione del suo corpo, la non possibilità di scegliere se e come partorire, il trattamento che riceve sul lettino ospedaliero o allo sportello del pronto soccorso.

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a Roma si parla di contraccezione femminile e self-help

pubblicato il 16 novembre 2012 da Claudia Bruno

vi segnalo che sabato 17 novembre, dalle 9.30 alle 18.30 alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, Archivia (Archivi Biblioteche e Centri di Documentazione delle donne) organizza in collaborazione con Aidos (Associazione italiane donne per lo sviluppo) una giornata sul tema della contraccezione dal titolo: “CONTRACCEZIONE RIPARLIAMONE: DAL SELF-HELP AL CONDOM FEMMINILE”.

“Il programma – spiegano le organizzatrici in una nota di presentazione della giornata – che speriamo troverete ricco di spunti di riflessione, è in allegato. Nell’ambito dell’incontro, Aidos presenterà la sua campagna per il condom femminile simbolizzata dalle Paper dolls (bambole di carta). Materiali relativi alla giornata saranno pubblicati sul blog, come è stato fatto per la giornata del 21 aprile”.

L’invito delle organizzatrici è quello di iscriversi alla giornata agli indirizzi e-mail di Archivia archivia.cidd.@libero.it o a quello del blog grupposelfhelp@gmail.com. L’iscrizione è gratuita e ha lo scopo di permettere una migliore organizzazione della giornata.

Sul sito del Gruppo Self-Help Riparliamone trovate tutti i materiali e le informazioni per la giornata.

Vandana Shiva: “Occupiamo i semi, disobbediamo alle leggi ingiuste”

pubblicato il 1 ottobre 2012 da Claudia Bruno

L’attivista e scienziata indiana Vandana Shiva lancia un appello sul web per prendere parte a due settimane d’azione globale per la salvaguardia della libertà delle sementi. Dal 2 ottobre, compleanno di Gandhi, al 16 ottobre, Giornata Mondiale dell’Alimentazione, Shiva invita le attiviste e gli attivisti del mondo a disobbedire alle leggi ingiuste dei brevetti sulla vita che ostacolano la capacità  degli ecosistemi di auto-rigenerarsi, e quindi la stessa libertà di sopravvivenza umana, perché “non può esserci sovranità alimentare senza sovranità sui semi”.

“Attualmente cinque grandi multinazionali controllano già il 75 per cento dell’approvvigionamento mondiale dei semi” ricorda Shiva, che il 9 ottobre alle 10.30 interverrà anche a Palazzo Valentini a Roma (per maggiori informazioni, qui a sinistra la locandina).

“Possiamo disobbedire in modo creativo -  dice nel suo video-appello tradotto in molte lingue -, possiamo disobbedire salvando e scambiando semi che non siano stati brevettati dalle multinazionali… disobbedendo a quel tipo di leggi che vogliono rendere i nostri semi illegali”.

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a Livorno il Feminist Blog Camp

pubblicato il 28 settembre 2012 da Claudia Bruno

di passaggio per dirvi che oggi a Livorno inizia il Feminist Blog Camp, presso l’ Ex-Caserma Del Fante, e fino a domenica 30 settembre 2012. un evento immaginato e già realizzato lo scorso anno a Torino da blogger di tutta Italia che sono attive/i nella diffusione di pratiche antisessiste. “tre giorni di condivisione, seminari, workshop, proiezioni, dibattiti, musica, arte, spettacoli, reading, cultura, hacking, confronti sul desiderio e la sessualità, precarietà, migranti e molto altro. L’iniziativa è totalmente autofinanziata e sarà realizzata dalle e dai partecipanti all’insegna dell’autogestione” spiegano le organizzatrici.

per chi può andare, credo proprio sarà una bella occasione di contaminarsi e scambiare idee. oltre alla comunicazione libera dagli stereotipi, tra le questioni affrontate anche l’ecofemminismo praticato e l’ecovegfemminismo, antisessismo e antispecismo.

qui il programma con gli orari e le stanze dove si discute.

qui il twitter del Camp per seguire in diretta cosa succede.

 

quelle ‘ragazzacce’ delle Pussy Riot

pubblicato il 24 agosto 2012 da Claudia Bruno

quando il corpo di una donna sovverte l’ordine costituito, diventa luogo pubblico, e tutti si sentono autorizzati a metter bocca su quel corpo, a definire quel corpo, a legiferare su quel corpo. se è un gruppo di donne a sovverte l’ordine costituito, il luogo è una chiesa, il paese la Russia e tra qualche giorno ci sono le presidenziali, allora può scatenarsi ‘la guerra mondiale’. così sta succedendo dopo che il 17 agosto è arrivata la condanna a due anni di carcere per tre componenti della band punk femminista Pussy Riot per aver messo in scena una brevissima performance davanti all’altare della chiesa di Cristo Salvatore a Mosca, il 21 febbraio 2012,  due settimane prima delle elezioni presidenziali russe. Una preghiera punk intitolata Madre santa, caccia via Putin, in cui le ragazze del collettivo indossando passamontagna colorati avrebbero chiesto ironicamente alla madonna di diventare femminista e cacciare via il patriarca Putin.

l’accusa è di teppismo motivato da odio religioso, ma incarna la tradizionale retorica dell’oppressione di regime. il processo ha tenuto incollati a internet milioni di persone e le tre Pussy Riot hanno ricevuto manifestazioni di solidarietà internazionali dal mondo della politica, dello spettacolo, dell’attivismo, e sui social a colpi di hashtag #freepussyriot.

solo che poi è successo quello che succede in questi casi: che la cosa da dire era una, libere tutte, e alla fine invece la vicenda è diventata un pretesto. un pretesto per sputarsi addosso veleni. tra maschi e femmine, tra usa e russia, tra liberali e anticapitalisti, tra conformisti e anti conformisti, tra moderati e radicali, violenti e non. eccetera-eccetera-eccetera. tutti a sovraccaricare un passamontagna delle proprie frustrazioni.

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donne ‘presenti’ a terra ‘futura’, e altro

pubblicato il 1 giugno 2012 da Claudia Bruno

qualche scatto dall’edizione 2012 di Terra Futura a Firenze, dove ho avuto il piacere di incontrare tante donne attive nel campo della sostenibilità. qui di seguito alcuni dei loro volti e i link di riferimento. quest’anno le donne dell’Associazione Donne in Campo hanno incontrato Vandana Shiva e Navdanya International per parlare di conservazione di biodiversità e scambio di semi. poi – come ogni anno – c’era anche il movimento degli uomini casalinghi, un’idea nata anni fa da un gruppo di uomini che hanno voluto prendere in giro il ‘sistema’, ma non troppo per scherzo.

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