ma che ‘vita’ è? senza parole

pubblicato il 14 maggio 2012 da Claudia Bruno

Striscione appeso dalle attiviste per protestare contro la marcia in corso (Foto di Lorenza Valentini)

sicuramente ho un problema di linguaggio, ma non mi restano parole per descrivere quanto si è verificato ieri a Roma durante la ‘marcia per la vita‘ e contro l’aborto e la legge 194, che ha visto in fila anche il sindaco Alemanno con tanto di fascia tricolore (a rappresentare quindi l’adesione dell’amministrazione cittadina), insieme a chi si è lasciato comprare, come denuncia Paese Sera, per gridare che l’aborto è un omicidio, un attentato alla vita, e una donna libera di scegliere è un’assassina.

a me proprio se ne va la saliva solo a sentir parlare di cimiteri dei feti, e di difesa della ‘vita’ in questi termini. mi viene solo da dire: ma che ‘vita’ è questa che viene marciata? ogni mia altra parola mi sembra buttata. non ne ho.

lascio spazio allo storify sull’accaduto.

e alle immagini di provocazione del contro-corteo delle attiviste che c’è stato ieri sul web.

Ringrazio Lorenza Valentini, che era lì, per la foto.

oltre la crescita: ricalcolare il percorso

pubblicato il 7 maggio 2012 da Claudia Bruno

per chi non c’era, e per chi l’ha chiesto, vi posto qui sotto la testimonianza che ho portato al quinto incontro della Scuola Oltre la Crescita alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, organizzata dalla Rete Internazionale delle Donne per la Pace con il circolo romano di Giustizia e Libertà.

Vorrei articolare la mia testimonianza come un itinerario a tappe dove ognuna di queste è segnata dal ‘ricalcolare il percorso’[1] rispetto a quello che si era previsto in partenza. Prendo in prestito questa metafora dalle nuove tecnologie dello spazio per raccontare come è cambiata la mia vita negli ultimi quattro anni, un’immagine che mi sembra calzante per i nostri tempi, dove le esistenze sono chiamate a misurarsi esclusivamente sul presente, e che può aiutarmi a spiegare però, anche come nell’epoca delle vie ‘obbligate’ e delle strade ‘senza uscita’, di fatto in più di un senso è stato possibile mettere in pratica delle strategie per non cedere al ‘ricatto occupazionale’, cioè quello di lavorare a qualsiasi condizione.

“Alla rotonda, togliere il lavoro dal centro”

Il primo aggiustamento ha riguardato l’immaginario sul lavoro.

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scuola oltre la crescita, il 3 maggio si parla di ‘lavoro’

pubblicato il 30 aprile 2012 da Claudia Bruno

breve segnalazione: giovedì 3 maggio alle ore 17,45 alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, prendo parte con una testimonianza al quinto incontro della Scuola ‘Oltre la Crescita’: si parlerà di lavoro, di crisi, di donne ‘diversamente occupate‘, di altre economie e percorsi di vita alternativi al modello dominante. per chi si trova a Roma e dintorni e ha interesse a partecipare, sarà lasciato ampio spazio al dibattito. l’incontro è aperto a tutte e a tutti.

QUI IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

con le indonesiane

pubblicato il 19 aprile 2012 da Claudia Bruno

“Don’t Tell Us How To Dress, Tell Them Not To Rape” (Indonesia, aprile 2012)

 

 

27 donne raccontano L’Aquila sul web

pubblicato il 6 aprile 2012 da redazione

sono di passaggio… (definizione che potrebbe andar bene in generale). ma comunque…
vi segnalo il docu-web Le (r)esistenti che viene trasmesso oggi sulle pagine del blog la 27esimaora del Corriere, in occasione della ricorrenza dei tre anni dal terremoto.

27 donne raccontano la città. sono donne che in questi tre anni hanno resistito alla cattiva gestione dell’emergenza e contribuito realmente al processo di ricostruzione (parola troppo spesso abusata in nome della shock economy di turno) di un territorio ancora dimenticato e invisibile.

per altre informazioni sulle attiviste locali, ricordo sempre il sito del  Comitato Donne Terre-Mutate

 

la sostenibilità ‘al femminile’ secondo me (in più di 5 minuti)

pubblicato il 2 aprile 2012 da Claudia Bruno

pink is the new green? non ho sbagliato il bucato, di ritorno dal camp organizzato da Organyc a Fa la cosa giusta di Milano, posto qui sotto una sintesi di quello che per me significa ‘sostenibilità al femminile’, perché in 5 minuti non è stato davvero possibile dire tutto quel che avrei voluto (in questo senso sono ancora in-sostenibile, mi impegnerò!). e quindi dedico questo post a chi tra le presenti ha espresso desiderio di saperne di più, a chi non lo ha fatto, alle organizzatrici dell’incontro, e anche a chi non c’era!

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ho incontrato Etain Addey

pubblicato il 19 marzo 2012 da Claudia Bruno

“da piccola, a Londra, avevo un piccolo giardino a casa. ho sempre pensato che mancasse qualcosa… che mancasse un ruscello. quando sono venuta in questa valle mi sono detta: ecco dov’era il ruscello, il ruscello è qui”.

qualche domenica fa, il 4 marzo per la precisione, sono stata a trovare Etain Addey nella sua fattoria di Pratale, a Vallingegno – pochi minuti da Gubbio – in Umbria. Etain è proprio come te la immagini quando la leggi, forse anche di più. una creatura dei boschi che se ne va in giro con i capelli argentati sulle spalle, un gonnellone colorato attorno alla vita, ai piedi degli stivali scamosciati senza calze e in braccio una zuppiera di broccoli appena colti, pronti per ammorbidirsi in un delizioso soffritto che andrà a condire la pasta del pranzo in preparazione.

o almeno, ai miei occhi è comparsa così la sua figura, per la prima volta incarnata in un corpo, e che fino a poco prima avevo amato fino al limite dell’empatia tra le pagine del suo Una gioia silenziosa, in cui racconta di come da quella valle abbia appreso “infinitamente di più che da anni di studio o di lavoro nel mondo moderno“.

non che Etain non sia moderna, ci tengo a dirlo. non posso dimenticarla citare  Simon’s cat lungo il sentiero che porta alla stalla dei cavalli che tiene insieme al suo compagno Martino, a sostegno della tesi che i gatti sono grandi ruffiani.

quel che più di Etain mi ha colpita dal vivo non saprei definirlo con una parola sola. la sua straordinarietà sta forse proprio nell’avere il polso della realtà e la giusta misura rispetto all’ordine delle cose. non riusciresti mai a individuare dove finisce l’intellettuale e inizia la contadina, non esiste soluzione di continuità tra la sua scelta di vivere fuori dal sentiero dominante e l’essere inevitabilmente una donna del nostro tempo. Etain tiene insieme particolarità che il pensiero razionale tenderebbe a lasciare separate, il suo essere radicale sembra aver a che fare molto più con le radici che con le ideologie, la sua persona parla di una contaminazione di immaginari che accade senza fare troppo rumore.

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Pink is the new Green? Io partecipo al ‘Camp’

pubblicato il 16 marzo 2012 da Claudia Bruno

questo post per informare le interessate – e gli eventuali interessati – che domenica 1 aprile, al ‘Fa la cosa giusta’ di Milano, ci sarà un appuntamento al quale prenderanno parte diverse donne impegnate – dentro e oltre i loro blog – a diffondere una cultura della sostenibilità. sono molto contenta di esser stata invitata e curiosa di incontrare delle possibili compagne di avventura!

attenzione all’ambiente e attivismo 2.0 saranno i nodi comuni di quella che si presenta come un’occasione di incontro in carne ed ossa e che seguirà il filo conduttore della sostenibilità declinata al femminile, dando spazio allo scambio di pratiche, idee, narrazioni a partire dalle esperienze di ognuna.

ecco le blogger che saranno presenti: Claudia Bruno di noialtre-Il Cambiamento.it, Raffaella Caso di Babygreen guida online per mamme (quasi) green, Lara Babitcheff di Ecomestruazioni il primo blog italiano dedicato alle eco-mestruazioni, Carmela Giambrone di Equoecovegan per imparare a costruire una compostiera autosufficiente, Elena Veglienzione di Madreterra’s weblog per vivere in equilibrio con il pianeta, Neva Ganzerla di Nevanevae gustosissime ricette vegan, Claudia Selvetti di Vita a impatto 1 alternative e suggerimenti per vivere nel rispetto di sé, degli altri e del pianeta che abitiamo, Letizia Palmisano, la sostenibilità non è solamente nel saper fare ma anche nel far sapere, Elisa Artuso di Mestieredimamma, educazione, infanzia, maternità sostenibile, Francesca Romana Rinaldi di Biofashion, Tatiana Maselli di Idee tascabili , Stefania Girelli di Recreating , Marta Albè di Ecosentiero.

per chi può, ci vediamo al Camp!

si scrive ‘coppetta’, si legge rivoluzione

pubblicato il 8 febbraio 2012 da Claudia Bruno

di solito non scrivo di cose che si comprano, ma dopo sei mesi di utilizzo voglio dirlo: la coppetta mestruale in silicone può cambiarti la vita.

perché? per diversi motivi. il primo è scoprire che è possibile liberarsi dal costoso e fastidioso rapporto con quegli antipatici ‘aggeggi’ che nel linguaggio comune sono definiti “assorbenti”. interni o esterni che siano, hanno qualcosa in comune: costano tanto, si gettano via dopo l’uso, sono scomodi, causano irritazioni, sono rivestiti di plastica, contengono pesticidi, contribuiscono a cancellare quello che accade al tuo corpo tramite il processo dell’assorbimento.

la coppetta mestruale invece non assorbe ma raccoglie, non irrita, è comodissima, si basa sul riuso, si compra una volta (il prezzo varia tra i 30 e i 40 euro) ogni dieci anni, se non di più. in sostanza ne basterebbero circa tre per coprire quella che viene chiamata età fertile (anche se mi piace pensare che l’età fertile di una donna sia la sua vita intera, perché la fertilità è un concetto molto più ampio rispetto alla possibilità di riproduzione, ma questa è un’altra storia).

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ciao Szymborska, nella moltitudine

pubblicato il 2 febbraio 2012 da Claudia Bruno

(da: W. Szymborska, "Piccoli annunci")

per anni in un angolo impolverato della mia stanza hanno vissuto in simbiosi due volumi intitolati rispettivamente La gioia di scrivere e Il mestiere di scrivere. ho sempre pensato che si odiassero. così quando ho traslocato ho lasciato che ognuno andasse per la sua strada, e li ho separati.

il primo è un tomo di quasi 800 pagine, e raccoglie i versi (dal 1945 al 2009) della mia poetessa contemporanea preferita, Wislawa Szymborska. le sue parole mi hanno accompagnata per lunghi attimi, dando voce all’impronunciabile. l’ho persino letta per strada quando il progetto Talee è arrivato nella mia città.

con lei condivido un certo scarto rispetto all’ordinarietà delle cose, la necessità di poesia come bisogno primario dell’esistenza, pensiero di sopravvivenza e meraviglia, al confine dell’ovvio. una velata ironia. la stratificazione della cipolla. il nulla due volte. l’amore felice. quel “non so” che apre spazio a ciò che ancora dev’essere pensato. la devozione per il silenzio, anche.

ieri, sotto una piccola stella, la ‘mia’ poetessa delle meraviglie si è spenta di vecchiaia nella terra che l’ha vista nascere, la Polonia. non si spegneranno invece le sue parole.

oggi vorrei dirle che “morire, questo a un gatto non si fa”, chiederle se anche adesso la vita sembra “un’occasione eccezionale per persistere nel non sapere qualcosa d’importante”, rassicurarla sul fatto che noi – ‘gente sul ponte‘ – continueremo a toglierci “cappotti, giacche, gilè, camicette di lana, di cotone, di terital, gonne, calzoni, calze, biancheria, posando, appendendo, gettando su schienali di sedie, ante di paraventi”. ma posso solo pensarla, così, ancora una volta, nella moltitudine…

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