Lui è un mio conoscente, una brava persona che non ha risorse economiche se non la sua forza lavoro.
Qualche mese fa ha perso il lavoro. Storie come tante, niente di nuovo in tutto questo.
Farebbe qualunque lavoro, ma non trova. E chi trova oggi, di grazia? Chi investe nel futuro degli altri?
Ora mi dice che ha trovato un lavoro per quindici giorni, e gli danno quattro [sic] euro l’ora: ogni minuto, infallibilmente, quasi sette centesimi vanno a rimpinguare il suo portafoglio.
Una persona di cinquant’anni che lavora per quattro euro l’ora.
Qui è tutto sbagliato, qui è tutto da rifare.
Quattro euro l’ora è un insulto, ma tu devi mangiare e accetti. Sei costretto ad accettare. Speri in tempi migliori, non hai tempo per la filosofia.
Quattro euro l’ora.
Ieri pomeriggio sono stato a Torino – un tempo abitudine quotidiana, ora ogni volta mi pare un vero viaggio – e il parcheggio costa due euro e mezzo l’ora.
In soldoni la società cosiddetta civile in cui vivo considera che la sosta di un auto valga più della metà del lavoro di un uomo.
È ovvio, evidente, lampante e non controvertibile che ciò è sbagliato. Completamente sbagliato. Vorrei che chi sorride della mia scelta dei monti mi spiegasse contraddizioni come queste. E attenzione: ciascuno di noi conosce qualcuno che lavora per quattro euro l’ora, non è un caso isolato.
Poi dice che uno si rifugia sui monti.
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