COHOUSING ANNO ZERO

Incontro a cura del Numero Zero allo Urban Center di Torino

 

Ciò che possiamo definire una legittima aspirazione al miglior modo possibile di vivere la propria vita ha cominciato a prendere forma anche a Torino, Porta Palazzo, in Via Cottolengo 2/4, dove  sono stati portati a termine, ad opera di alcuni nuclei abitativi in cohousing, alcuni progetti che rappresentano l’inaugurazione, per la città, di modalità relazionali totalmente nuove.

Il paradigma del cohousing è una proposta con spazi privati e spazi comuni da progettare insieme ed è stato un progetto molto lungo, partecipato che comincia dal 2006 per, attraverso varie vicissitudini, arrivare a piena realizzazione oggi, anno zero.

Quali siano le caratteristiche principali del modello di riferimento dell’esperienza torinese si possono trovare nel manifesto pubblicato dall’associazione Coabitare:

http://www.cohousingnumerozero.org/wp-content/uploads/2009/11/Manifesto.pdf

Tutti gli obiettivi che il progetto intendeva raggiungere sono stati centrati, a partire, per esempio, dall’obiettivo di effettuare una riqualificazione edilizia rispettosa della tradizione che fosse, al contempo, aperta alle necessità di rispondere a criteri di risparmio ed efficienza energetica (quasi tutti gli alloggi sono in classe A o B); così come, secondo quanto riporta l’articole 3 del decalogo associativo, l’adesione a gruppi d’acquisto per la sottoscrizione di contratti di approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili proposta dalla cooperativa Sargo :

http://openlinea.it/sargo/wp/?page_id=8981

 

Le finalità, presenti nello statuto dell’associazione sono:

  • favorire la formazione di comunità intergenerazionali di coabitazione sostenibile, basate su un modello di convivenza attiva, sull’aiuto reciproco e sulla volontà di mettere in compartecipazione conoscenze e capacità, nel rispetto dell’ambiente e di uno stile di vita pratico e spontaneo;

  • promuovere la realizzazione di abitazioni in cui coesistano spazi privati e spazi comuni dove:

 

 

  1. vivere momenti di convivialità e cultura (cene, feste, gare, dibattiti, proiezioni cinematografiche, corsi vari, ecc.);

  2. fruire di servizi comuni, quali la cucina e la sala per le feste, il micronido, il doposcuola, la palestra, l’officina fai-da-te, la biblioteca, la foresteria, la dispensa, ecc.;
  3. conseguire risparmi economici e vantaggi ambientali attraverso, ad esempio, gruppi di acquisto solidale, il car sharing, l’assistenza a bambini ed anziani, promuovendo e sostenendo i principi del “co-housing” o “coabitazione” sul territorio;
  4. costituire un riferimento ripetibile sul territorio per ulteriori esperienze di co-residenza sostenibile;
  5. promuovere e accompagnare la nascita di società cooperative o altre forme giuridiche ritenute idonee improntate allo spirito di CoAbitare;
  6. favorire l’ideazione e la progettazione partecipata di architetture che sostengano il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili di energia;
  7. prevenire il disagio sociale perseguendo il benessere psico-fisico delle persone attraverso la valorizzazione di ogni fase della vita dell’uomo ed il soddisfacimento delle esigenze peculiari di ciascuna età. Il sostegno reciproco morale e materiale permette infatti di garantire:
  8. ai bambini la libertà di movimento e di espressione sotto opportuna vigilanza anche quando i genitori non sono presenti;
  9. ai giovani una maggiore serenità nel maturare la responsabilità di diventare genitori;
  10. agli anziani la possibilità di sperimentare le loro capacità di aiuto, il benefico allungamento dei tempi di autonomia, il superamento della solitudine e dell’isolamento, favorendo la prevenzione dello sviluppo di patologie senili.

Il cohousing si configura come un modello di vita sociale che tende a favorire l’aumento delle opportunità relazionali ed a favorire la crescita e l’educazione dei bambini che trovano riferimenti in persone non appartenenti al proprio nucleo familiare.

La voce più significativa per la realizzazione del progetto è stata quella dei finanziamenti, infatti la formula decisamente innovativa ha riguardato l’impiego esclusivo di risorse private e personali dei partecipanti. Esperienza paradigmatica che suggerisce quali strade siano percorribili per riuscire a svincolarsi dal peso di un modello economico, sociale e culturale sempre più insostenibile.

Anche altrove (Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Modena, Milano, Imperia, Capannori……) sono già presenti o si stanno perfezionando accordi per realizzare strutture analoghe che si auspica possano trovare accoglienza anche da parte dei pubblici amministratori nella programmazione del PUC in grado di moltiplicare aree specifiche da destinare  per finalità di cohousing.

Enzo Cirone

Genova

Riferimenti:

http://www.cohousingnumerozero.org/

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