TECNOCOMUNICAZIONE

pubblicato il 7 giugno 2013 da Pierluigi Paoletti

Una domanda non banale è se oggi le tecnologie dell’informazione, vista la caratteristica di rendere tecnicamente possibile una relazione più immediata alle fasi della proposta, della decisione e del controllo, possano consentire un allargamento reale della partecipazione alla gestione di quanto attiene ai beni comuni, quindi ad un guadagno crescente delle possibilità di riappropriazione di sovranità negate.

Il quadro di riferimento consente di individuare la reale consistenza della democrazia rappresentativa che ha mostrato limiti tali da produrre un rifiuto delle istituzioni da parte dei cittadini che mostrano attenzione e disponibilità crescente nei confronti delle tecnologie dell’informazione nella speranza di riuscire ad integrare forme di democrazia diretta con quella tradizionale.

Allo scopo di evitare semplificazioni che non riuscirebbero a cogliere i livelli di complessità implicati parebbe opportuno ridimensionare l’idea di considerare l’eccessiva facilità, rapidità e frequenza attraverso cui gli attuali strumenti consentono di esprimere un pronunciamento immediato, come modello di riferimento che possa facilitare un allargamento della partecipazione perchè, in realtà, rappresenta  sempre di più  un provvedimento di ratifica di scelte prese altrove, più che reale compartecipazione.

Assistiamo infatti ad un mutamento politico e concettuale significativo. La politica tradizionale, nell’era pretelevisiva, quella che dal dopoguerra poteva esprimersi nelle forme consentite dalla scarsità di tecnologie  di comunicazione di massa evolute (era presente solo la radio), aveva necessita di allestire un esercito di comunicatori in grado d’informare sulle le proposte dei partiti. Si realizzava quindi una mediazione corale quand’anche si fosse trattato di trasmettere contenuti che si identificavano con personalità forti ma distanti e separate. Era necessaria una relazione diretta che richiedeva capacità di interlocuzione, confronto, scambio, approfondimento, scontro, anche molto aspro,  che caratterizzavano le forme di una comunicazione attraverso cui la rappresentatività emanava da una reale partecipazione corale.

Tra il politico tradizionale, anche se lontano ed inafferrabile e la “base elettorale” doveva per necessita esistere un collegamento fittissimo di mediatori/comunicatori in carne ed ossa che collegassero i due ambiti separati da distanze irriducibili.

Le tecnologie oggi disponibili e con un livello di diffusione crescente modificano il quadro appena descritto perché il politico attraverso il loro uso può cancellare la dimensione spaziale e temporale della mediazione corale e presentarsi con videocassette, videoconferenze, posta elettronica che saltano, in una dimensione di ubiquità virtuale ogni mediazione corale determinando l’illusione che cresca la disponibilità quando invece l’offerta politica si riduce.

In pratica la richiesta di integrazione tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta illusoriamente producibile dalle tecnologie ridurrebbe quest’ultima ad una democrazia referendaria o, come afferma Rodotà, in prospettiva futura, a democrazia plebiscitaria, per la consuetudine di invitare ad esprimersi attraverso un mi piace/non mi piace su scelte elaborate in altra sede senza contradditorio alcuno totalmente prive di coralità.

Come potrebbe allora configurarsi un giudizio di merito sull’ordine delle possibilità di realizzazione  più evoluta di partecipazione dei cittadini alla gestione dei beni comuni. Intanto con l’estensione dei diritti a tutti i nati in Italia da cittadini extracomunitari che per la normativa vigente non possiedono i requisiti di cittadinanza anche se hanno raggiunto la consistenza di un milione di persone. Dopo aver riconosciuto tale elementare diritto a , di fatto, cittadini italiani per nascita, cultura, lingua appartenenza territoriale, identità linguistica, illegittimamente esclusi dal godimento di un elementare diritto, si  possono attivare forme di sperimentazione di democrazia partecipativa più efficaci.

La risposta, mai facile e mai definitiva, non può che inglobare tutte le mediazioni sperimentate e sperimentabili per trovare un punto di equilibrio tra il necessità del confronto a livello locale che deve, coralmente, trovare rappresentanza a livelli di territorialità più estesa utilizzando alternativamente forme di comunicazione diretta con forme di comunicazione virtuale senza che l’una possa prevalere sull’altra. Forme di comunicazione “De Visu” non possono essere completamente sostituite da forme di comunicazione virtuale, registrando quest’ultime la presenza strutturale di filtri che ne alterano l’efficacia fino a snaturarne completamente i segni, così come le prime non possono manifestarsi con la frequenza auspicata per l’impossibilità di poter diffusamente coniugare presenze simultanee Si richiede quindi uno sforzo suggerito da puro buon senso che potrebbe consentire una più completa valutazione dei molteplici piani di competenze implicate: quando la comunicazione tra persone si realizza “De Visu” si realizzano le condizioni ideali di confronto efficace per la simultanea presenza di tutti i piani della comunicazione, anche non verbale. Si potrebbe, successivamente, alternare con strumenti virtuali ogni replica,  aggiornamento ed approfondimento riproponendo il confronto “De Visu” se ritenuto opportuno  a patto di evitare l’unilateralità della prevalenza di una forma sull’altra.

Fonti di riferimento:

Tecnopolitica di Stefano Rodotà

 

Enzo Cirone

Genova

UNO DEI MILLE…………..

pubblicato il 14 maggio 2013 da Pierluigi Paoletti

Isola di Lampedusa

 

Nell’orizzonte dei mille progetti che sarebbe possibile realizzare per conseguire maggiore autonomia energetica in ogni territorio, un’attenzione particolare va rivolta al prototipo in via di sperimentazione nato dall’incontro tra PCL System, società operante nel campo delle energie rinnovabili di Acerra, che ha finanziato il progetto PROGEO, insieme ad ENEA e CNR.

Purtroppo, questi progetti appartengono al dominio dei “Passi del Gambero”, ovvero prima fallo sbagliato e poi cerca di correggere gli errori. Entro certi limiti possiamo convenire che una certa soglia di errore sia ampiamente prevedibile, spesso però sembra che si vogliano percorrere deliberatamente sentieri impervi allo scopo di privilegiare alcune aree.

Visto che ormai si è voluto eccedere oltre il dovuto nell’installazione di parchi eolici e fotovoltaici non necessari, cerchiamo di prestare attenzione a progetti che potrebbero indicarci comunque una traiettoria più corretta.

E noto che le fonti di produzione rinnovabile (primariamente eolico e fotovoltaico) non consentano una facile utilizzazione dell’energia prodotta da parte delle reti per la necessità di dover utilizzare immediatamente l’energia immessa in rete. La caratteristica fondamentale delle fonti eoliche e fotovoltaiche è l’intermittenza della loro produzione, qualità che impedisce una programmazione delle operazioni di dispacciamento necessarie alle reti di distribuzione.

Per le reti, così come sono oggi strutturate, in modalità centralizzata da uno a molti, la fonte intermittente crea seri problemi di integrazione. Le soluzioni possono essere trovate in una rimodulazione delle reti che devono essere trasformate da centralizzate a diffuse e  con una maggiore prevedibilità e programmabilità delle produzioni on demand. Le Smart Grid nascono per trovare soluzione a questi problemi ed una delle strade percorribili è quella della capacità di accumulo dell’energia prodotta in maniera non programmabile, per poter essere utilizzata al momento della richiesta.

Esistono vari studi e sperimentazioni in atto per riuscire ad accumulare l’energia prodotta da FER ed il prototipo PROGEO si situa esattamente in quest’ambito.

Il ciclo del processo consiste nell’utilizzare l’energia elettrica prodotta da turbine eoliche o pannelli fotovoltaici per alimentare celle elettrolitiche in grado di produrre idrogeno che possa successivamente alimentare un processo di cattura di CO2 dando luogo alla metanizzazione (CH4) dell’energia elettrica. Processo non sappiamo ancora quanto efficace perché la funzione dei prototipi è proprio quella di quantificarne il rendimento, ma siamo almeno arrivati al finanziamento di un progetto (di un privato che finanzia enti di ricerca pubblica) all’interno di una sperimentazione in grado di indicarci un livello da cui si possa partire.

L’ENEA parteciperà col progetto SMILE (in cui viene inserito il Progeo) nell’isola di Lampedusa, per sperimentare l’applicazione di tecnologie in grado di rendere autonoma l’isola dal punto di vista energetico.

Nell’ottica delle innumerevoli iniziative possibili nell’ambito dei progetti di azionariato popolare che possano rivitalizzare le esperienze di mutualità tipiche delle Società di Mutuo Soccorso o delle cooperative, oltre all’ efficacia, ormai certa, di interventi di riqualificazione energetica, anche progetti di questa portata potrebbero trovare alimento a patto di essere in grado di individuare professionalità adatte alla realizzazione dei programmi.

Allo scopo di monitorare l’efficacia di progetti come il PROGEO vengono indicati sotto alcuni link che possono consentirne l’approfondimento:

 

http://www.enea.it/it/enea_informa/events/co2/CAPRICCIOLI.pdf

 

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/05/13/news/plc_con_enea_e_cnr_punta_sul_progeo_che_trasforma_lenergia_solare_in_gas-58670722/

 

http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-171730269

 

http://www.managementinnovation.it/sito/wp-content/uploads//2012/12/MAINNews-n.7.pdf

 

Enzo Cirone

 

Genova

 

 

Cosa accadrebbe se…

pubblicato il 13 marzo 2013 da Pierluigi Paoletti

di Giuseppe De Giosa

 

se decidessimo che l’uomo e l’ambiente in cui viviamo devono essere tutelati ad ogni costo,

se avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che forniscano a tutti il cibo necessario alla vita,

se avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che forniscano una casa a tutti coloro che ne hanno bisogno,

se avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che gestiscano l’acqua facendola arrivare dove necessario e senza sprechi,

se avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che gestiscano i consumi energetici fornendo energia e producendo risparmio energetico,

se avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che gestiscano le strade, le autostrade, le ferrovie, gli aeroporti, i porti, e la distribuzione locale dei prodotti,

se avessimo un insieme di banche locali di proprietà dei cittadini che gestiscano i risparmi per finanziare opere pubbliche e iniziative private.

Si dice che la politica non si fa con i se, ma nei movimenti, come nelle associazioni, per non parlare dei partiti politici, si parla molto, si discute quasi di tutto, ma si fa ben poco.

In realtà, per quanto molte leggi siano da migliorare, non ci sono impedimenti legali alla realizzazione di tutti questi punti, bensì mancano gli uomini e le donne per realizzare il cambiamento.

Prendiamo come esempio l’energia. In Italia consumiamo 300 miliardi di chilowattora all’anno, di questi 70 miliardi sono relativi ai consumi domestici che danno origine a circa 25 milioni di contratti fra cliente e fornitore.

Se creassimo un gruppo d’acquisto di 5 milioni di utenti, a vostro avviso riusciremmo a spuntare un prezzo più basso e certo dell’energia che paghiamo in casa? E sul gas non potremmo riuscire a fare lo stesso? La risposta è ovvia, si.

SI, ma SE…realizzassimo un gruppo d’acquisto da 5 milioni di utenti. Oggi, quale legge ci impedisce di farlo, non siamo forse nel libero mercato? Dunque l’impedimento al Cambiamento siamo solo e soltanto NOI.

SE questo ragionamento è chiaro, lo si potrebbe ribaltare su molti altri settori.

Parliamo di banche. In Italia le cooperative possono avere dei soci sovventori ed erogare dei prestiti sociali, lo prevede la legge e molte cooperative lo fanno.

Se gli interessi sul capitale versato fossero ripagati annualmente non in DENARO ma in SERVIZI offerti GRATUITAMENTE dalla cooperativa, il risultato non sarebbe il medesimo?

Se come socio sovventore riponessi 1.000,00 di risparmio remunerato al 5% annuo in SERVIZI invece che in denaro, la cooperativa dovrebbe restituire al termine dei 12 mesi un interesse, pagato in SERVIZI, di 50,00 euro.

Da Luglio del 2012 la Cooperativa Sargo, nata in seno ad ArcipelagoScec e fondata da soci impegnati in ArcipelagoScec, eroga gratuitamente un SERVIZIO GRATUITO di Gruppo d’Acquisto con una offerta nel mercato dell’energia che consente risparmi medi annui di 50,00 euro.

Ad oggi 65 persone, fra cui soci di ArcipelagoScec, soci della Cooperativa Sargo, ma anche non soci interessati all’offerta, hanno aderito GRATUITAMENTE al SERVIZIO ottenendo un prezzo dell’energia più basso, con energia fra l’altro prodotta da fonti rinnovabili e certificata.

Se ognuno dei 65 “clienti” fosse diventato socio sovventore della cooperativa Sargo, depositando un capitale procapite di 1.000,00 a un tasso di interesse remunerato in servizi del 5%, avrebbe consentito alla cooperativa di disporre di 65mila euro da impiegare per finanziare interventi di risparmio energetico. Il credito ottenuto dai soci sovventori sarebbe stato utilizzato per finanziare l’installazione, ad esempio, di un cappotto termico in un edificio che avrebbe ridotto i consumi di gas per il riscaldamento e che si sarebbe ripagato nel tempo tramite quel risparmio. E la cooperativa avrebbe potuto premiare i soci sovventori attraverso un servizio che produce in media 50,00 euro di risparmio all’anno, ossia il 5% dell’investimento.

Cosa ci impedisce di farlo, e di arrivare a 65mila o 650mila persone aderenti al circuito? Nulla, se non NOI stessi.

E se facessimo l’esempio dello SCEC, emesso GRATUITAMENTE sotto forma di buono sino a 1.200 unità per persona all’anno nei circuiti maturi, che ad oggi sia ben chiaro non esistono, non sarebbe anche quello un modo per onorare gli interessi sul capitale investito in una delle cooperative dell’Arcipelago?

Se passassimo ad una economia del DONO, i miei risparmi li metterei in una cooperativa locale fatta da cittadini impegnati, che lavorano al servizio della comunità. E non ci penserei nemmeno agli interessi monetari, che adesso dalle banche mi vengono restituiti senza nemmeno coprire il costo dell’inflazione reale, ossia la perdita di potere d’acquisto della moneta, ma penserei che quelle persone nelle cooperative e nelle associazioni stanno facendo i miei interessi, perché con lo SCEC ho maggiore potere d’acquisto e trattengo la moneta all’interno della comunità, perché con il risparmio sui contratti dell’energia o delle polizze auto o la telefonia riesco a tutelarmi dalle offerte presenti nel libero mercato, pensate nella maggior parte dei casi per farmi pagare di più e aumentare gli utili delle imprese. Sapendo che con quei miei risparmi, dati in prestito alla comunità, si sta producendo risparmio energetico, e mille altre iniziative volte all’interesse…comune.

Mettere in comune le risorse, lungi da qualsiasi rimando ad ideologie del passato, è l’unica strada per superare l’attutale impasse.

Sappiamo che la crisi economica è stata creata ad arte, e questa è una gran buona notizia, non certo perché possiamo individuare e linciare i colpevoli, ma perché possiamo individuare le cause e trovare le soluzioni.

Se avessi avuto la forza per cambiare il mondo da solo, avrei cercato di governare la finanza internazionale per creare un crisi economica senza precedenti che avrebbe spinto le persone a comprendere che l’unica causa della crisi non sono IO, che l’ho creata a tavolino muovendo capitali finanziari in giro per il mondo, bensì tutti NOI, che essendo così divisi, persi, senza cultura sociale e senza un senso della vita volto all’impegno e alla realizzazione del valore che portiamo dentro, abbiamo spinto un gruppetto di individui a realizzare una tale concentrazione di potere che non può avere altra conseguenza che il suo opposto.

C’è infatti una regola in natura, che pochi conoscono, per cui per ottenere una cosa devi portare all’estremo il suo contrario. Ed è esattamente quello che sta accadendo, la concentrazione estrema di ricchezze sta portando a conseguenze opposte, ossia alla equa distribuzione delle ricchezze. E se fossimo andati avanti come negli anni ’80, i guasti sarebbero comunque venuti fuori, per il semplice motivo che un mondo finito come il nostro non può reggere una crescita infinita.

L’idea migliore nata con il concetto della sostenibilità è in realtà la meno conosciuta. Si tratta del concetto di economia stazionaria proposta da Herman Daly alla fine degli anni ’80.

In sostanza, la bravura degli uomini organizzati in comunità consiste nel replicare, anno per anno, le condizioni affinchè la Vita possa continuare ad essere tale, ossia degna di essere vissuta al fine della realizzazione di ogni essere. Non c’è bisogno di alcuna crescita, se gli interessi sulla moneta li paghiamo in servizi invece che in denaro, e in realtà non c’è proprio bisogno di applicare un interesse sulla moneta, se la stessa fosse un bene della comunità, creata per misurare beni diversi e agevolare gli scambi.

Le riserve di valore, le possiamo costruire con magazzini di cereali, di prodotti, di salute, di servizi: l’unica riserva di valore che ci serve non è il lingotto d’oro, ma la nostra capacità di replicare le condizioni affinchè la Vita possa esprimersi.

La causa di tutto è da ricercare in NOI, non negli ALTRI, e la soluzione SIAMO NOI.

Ogni singola persona che si risveglia, esce dal proprio baratro psicologico, e crea le condizioni affinchè la diga possa cedere, rilasciando “l’acqua” necessaria a tutti.

Non siamo più pochi, e non è nemmeno necessario che ci organizziamo tutti in un unico blocco, ma è necessario che aumentino le interazioni fra i movimenti e le associazioni, affinchè si perda la possibilità di controllo e di gestione dei processi di cambiamento, e si attui un GOVERNO DAL BASSO extraparlamentare fatto da microimprese locali in rete che gestiscono il diritto di ogni individuo alla casa, alla sana alimentazione, al calore e alla luce e a tutta l’energia necessaria, alla formazione, alla tutela del patrimonio culturale, degli alberi, dei fiumi, del mare, dell’aria, degli animali incluso l’uomo, e di tutto ciò che pur essendo utile e importante mi sono dimenticato, affinchè si possa riprendere quel cammino di REALIZZAZIONE DI MASSA ostacolato da più di 6 mila anni dall’assenza di forze necessarie a sbloccare i più deboli e meno predisposti.

Oggi quelle forze sono presenti e ci stanno consentendo di poterci muovere sempre più in autonomia, senza dovercele rubare a vicenda.

Servono più BRACCIA e meno BOCCHE, più GAMBE e meno LINGUE.

E soprattutto servirà un LINGUAGGIO che sia di collegamento fra SUONI e FORME, fra LETTERE e FUNZIONI.

Una lingua che avevamo e abbiamo perso, e la cui perdita è stata l’ORIGINE del PROCESSO di DIVISIONE, e sarà la FINE del PROCESSO di CONDIVISIONE e di UNIFICAZIONE.

E’ dunque vero che la politica non si fa con i SE, ma senza una visione è impossibile dare seguito a qualsiasi realizzazione ordinata. Oggi quella visione c’è, sta prendendo corpo nei sogni di tutte quelle persone che vorrebbero solo un po’ di pace e il necessario per vivere, senza eccessi, senza shopping compulsivi, ma semplicemente con il giusto per vivere in armonia.

Siamo LENTI, come un orso che si risveglia dal letargo, ma giorno dopo giorno facciamo conquiste, nei talk show si parla di economia invece che di gossip, la gente è stanca e vuole soluzioni, che ci sono ma non trova perché ognuno deve fare lo sforzo di superare il MURO che si è creato intorno.

Le soluzioni e le possibilità di cambiamento ci sono e non passano né dal PARLAMENTO né dalla cabina elettorale, bensì dalla nostra capacità di FARE e di REALIZZARE tutte le condizioni operative per il ripristino di una CULTURA SOCIALE che soppianti la nostra CULTURA INDIVIDUALE.

Non ci sono SCORCIATOIE. Ognuno deve fare la sua parte, o ci troveremo con nuovi leader da rimuovere, nuove classi dirigenti da rinnovare, nuove battaglie sociali da vincere.

Ogni persona che decide di agire con responsabilità è una conquista.

 

COHOUSING ANNO ZERO

pubblicato il 1 marzo 2013 da Pierluigi Paoletti

Incontro a cura del Numero Zero allo Urban Center di Torino

 

Ciò che possiamo definire una legittima aspirazione al miglior modo possibile di vivere la propria vita ha cominciato a prendere forma anche a Torino, Porta Palazzo, in Via Cottolengo 2/4, dove  sono stati portati a termine, ad opera di alcuni nuclei abitativi in cohousing, alcuni progetti che rappresentano l’inaugurazione, per la città, di modalità relazionali totalmente nuove.

Il paradigma del cohousing è una proposta con spazi privati e spazi comuni da progettare insieme ed è stato un progetto molto lungo, partecipato che comincia dal 2006 per, attraverso varie vicissitudini, arrivare a piena realizzazione oggi, anno zero.

Quali siano le caratteristiche principali del modello di riferimento dell’esperienza torinese si possono trovare nel manifesto pubblicato dall’associazione Coabitare:

http://www.cohousingnumerozero.org/wp-content/uploads/2009/11/Manifesto.pdf

Tutti gli obiettivi che il progetto intendeva raggiungere sono stati centrati, a partire, per esempio, dall’obiettivo di effettuare una riqualificazione edilizia rispettosa della tradizione che fosse, al contempo, aperta alle necessità di rispondere a criteri di risparmio ed efficienza energetica (quasi tutti gli alloggi sono in classe A o B); così come, secondo quanto riporta l’articole 3 del decalogo associativo, l’adesione a gruppi d’acquisto per la sottoscrizione di contratti di approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili proposta dalla cooperativa Sargo :

http://openlinea.it/sargo/wp/?page_id=8981

 

Le finalità, presenti nello statuto dell’associazione sono:

  • favorire la formazione di comunità intergenerazionali di coabitazione sostenibile, basate su un modello di convivenza attiva, sull’aiuto reciproco e sulla volontà di mettere in compartecipazione conoscenze e capacità, nel rispetto dell’ambiente e di uno stile di vita pratico e spontaneo;

  • promuovere la realizzazione di abitazioni in cui coesistano spazi privati e spazi comuni dove:

 

 

  1. vivere momenti di convivialità e cultura (cene, feste, gare, dibattiti, proiezioni cinematografiche, corsi vari, ecc.);

  2. fruire di servizi comuni, quali la cucina e la sala per le feste, il micronido, il doposcuola, la palestra, l’officina fai-da-te, la biblioteca, la foresteria, la dispensa, ecc.;
  3. conseguire risparmi economici e vantaggi ambientali attraverso, ad esempio, gruppi di acquisto solidale, il car sharing, l’assistenza a bambini ed anziani, promuovendo e sostenendo i principi del “co-housing” o “coabitazione” sul territorio;
  4. costituire un riferimento ripetibile sul territorio per ulteriori esperienze di co-residenza sostenibile;
  5. promuovere e accompagnare la nascita di società cooperative o altre forme giuridiche ritenute idonee improntate allo spirito di CoAbitare;
  6. favorire l’ideazione e la progettazione partecipata di architetture che sostengano il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili di energia;
  7. prevenire il disagio sociale perseguendo il benessere psico-fisico delle persone attraverso la valorizzazione di ogni fase della vita dell’uomo ed il soddisfacimento delle esigenze peculiari di ciascuna età. Il sostegno reciproco morale e materiale permette infatti di garantire:
  8. ai bambini la libertà di movimento e di espressione sotto opportuna vigilanza anche quando i genitori non sono presenti;
  9. ai giovani una maggiore serenità nel maturare la responsabilità di diventare genitori;
  10. agli anziani la possibilità di sperimentare le loro capacità di aiuto, il benefico allungamento dei tempi di autonomia, il superamento della solitudine e dell’isolamento, favorendo la prevenzione dello sviluppo di patologie senili.

Il cohousing si configura come un modello di vita sociale che tende a favorire l’aumento delle opportunità relazionali ed a favorire la crescita e l’educazione dei bambini che trovano riferimenti in persone non appartenenti al proprio nucleo familiare.

La voce più significativa per la realizzazione del progetto è stata quella dei finanziamenti, infatti la formula decisamente innovativa ha riguardato l’impiego esclusivo di risorse private e personali dei partecipanti. Esperienza paradigmatica che suggerisce quali strade siano percorribili per riuscire a svincolarsi dal peso di un modello economico, sociale e culturale sempre più insostenibile.

Anche altrove (Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Modena, Milano, Imperia, Capannori……) sono già presenti o si stanno perfezionando accordi per realizzare strutture analoghe che si auspica possano trovare accoglienza anche da parte dei pubblici amministratori nella programmazione del PUC in grado di moltiplicare aree specifiche da destinare  per finalità di cohousing.

Enzo Cirone

Genova

Riferimenti:

http://www.cohousingnumerozero.org/

PROSPETTIVE INATTUALI

pubblicato il 21 febbraio 2013 da Pierluigi Paoletti

“E questo, cari studenti, è un campo di pallavolo che orbita attorno una Nana Bianca.”

 


Le elezioni imminenti per il rinnovo dei due rami del Parlamento– la Camera dei Deputati  e il Senato della Repubblica – che si terranno domenica 24 e lunedì 25 febbraio 2013  a seguito dello scioglimento anticipato delle Camere , presentano alcune incognite che potrebbero determinare mutamenti significativi nell’indicazione di percorsi adatti ad individuare soluzioni per quella che si delinea, ormai, come la più grande crisi economica, politica, finanziaria, ambientale e culturale storicamente registrata, proprio per le implicazioni globali che produce.

La percezione prevalente, e con questa nozione si intende l’individuazione di denominatori comuni che omologhino in qualche modo la variabilità dei fattori, è che una soglia sia stata oltrepassata, è ormai evidente che il sistema di regole e convenzioni su cui hanno fino ad oggi poggiato le relazioni della comunità globale richiedano una rimodulazione.

Nella prospettiva di un cambiamento che indichi, al di là di ogni dubbio, un percorso capace di fornire soluzioni efficaci pare che la situazione italiana presenti le caratteristiche adatte a definirla come laboratorio sperimentale permanente per la misura di soluzioni possibili a livello globale.

A livello istituzionale pare che stia avvenendo un vero terremoto caratterizzato dall’irruzione del Movimento Cinque Stelle che rischia di sconvolgere ogni equilibrio rappresentato , dal dopoguerra , dall’apparente irriducibilità della falsa contrapposizione tra destra e sinistra.

Difficile riuscire a definire i caratteri portanti di questo movimento che racchiude un’infinità di elementi, anche fortemente contradditori, ma certamente in grado di mostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, che, per la prima volta in Italia, dal dopoguerra, si sia formata spontaneamente un’aggregazione sociale e culturale totalmente svincolata dalle briglie politiche ed ideologiche tradizionalmente polarizzate.

Non è possibile dire oggi, a qualche giorno dall’inizio delle consultazioni elettorali, quali saranno gli scenari in grado di creare le condizioni per affrontare la gestione di una necessaria trasformazione. Le sole certezze si riferiscono all’evidenza che sia la Destra, sia la Sinistra, sia il centro di Monti non rappresentino forze in grado di fornire contributi significativi alla soluzione della crisi. Pure il Papa ha dato le dimissioni! E’ avvenuto solo due volte nella storia! E’ il segno dei tempi! Qualcosa di forte sta cambiando!

E’ noto come tutti gli schieramenti dell’arco istituzionale abbiano fallito ogni tentativo e diversamente da ciò non poteva essere proprio per l’incapacità originaria, da parte di ogni compagine, di riconoscere l’inconsistenza strutturale delle impalcature istituzionali utilizzate.

Elementi fondanti di una comunità quali, il lavoro, la cultura, l’economia, il denaro, la finanza, la salute, l’ambiente, mai come oggi hanno raggiunto un livello di deflagrazione che innesca un corto circuito globale in grado di travolgere ogni aspetto delle relazioni fino alla soglia originaria del grado zero.

Il Movimento Cinque Stelle si presenta come quella forza che tenta (indipendentemente dalla forte caratterizzazione impressa da Beppe Grillo), fin dalla sua nascita , con riconoscibile impegno, di scompaginare gli equilibri che hanno condotto alla devastazione sociale, economica ed ambientale di cui non siamo ancora stati in grado di valutarne la portata, e lo fa con l’intenzione di voler riscrivere le regole che disciplinino le relazioni che interessano ogni aspetto della vita comunitaria.

Fin dall’inizio la cultura del M5S si dispone ad accogliere il pensiero e l’esperienza di Giacinto Auriti , con tutte le elaborazioni successive rappresentate oggi dalle proposte dell’associazione Arcipelago Scec, per quanto attiene alla necessità di approfondire la conoscenza del funzionamento dei meccanismi di emissione monetaria e di gestione del debito.

Quest’orientamento trova conferma nell’appoggio dato alle conferenze tenute in ogni parte d’Italia da Loretta Napoleoni, economista intenzionata a confrontarsi con la proposta del M5S.

Da troppo poco tempo una grande città dell’Emilia-Romagna, Parma, è amministrata da una giunta del M5S, che ha ereditato un debito capace di vanificare qualunque sforzo per riuscire a ridurlo.

Anche questa esperienza sarà  esplicativa nell’indicazione di possibili strategie in grado di determinare soluzioni praticabili.

Altro elemento fortemente caratterizzante del M5S, fin dagli esordi è attenzione agli equilibri ambientali, all’energia,  alle fonti rinnovabili ed alla mobilità sostenibile.

Come per ogni aspetto in cui siano richieste competenze comprovate, è difficile oggi individuare  figure capaci di gestire la fase di transizione dall’utilizzo indiscriminato delle fonti fossili ad un uso, equilibrato, delle fonti rinnovabili, passando per l’eliminazione degli sprechi.

Fase decisamente critica, che hanno inaugurato in maniera decisamente fallimentare proprio i sostenitori della transizione verso le rinnovabili. E’ noto che non siano gli incentivi spropositati al fotovoltaico ed all’eolico, le misure necessarie per avviare la transizione, ma su questo terreno scivoloso potranno cadere in molti.

Meglio tracciare solo alcuni caratteri che richiedono approfondimenti, ed attendere una meglio delineata fisionomia di un movimento che dobbiamo ancora capire quanto possa rappresentare il cambiamento necessario.

Fra non molto gli scenari saranno meglio delineati. La partita è aperta.

 

Enzo Cirone

Genova

 

Quando lo Stato si occupava di trasporti…

pubblicato il 7 febbraio 2013 da Pierluigi Paoletti

Qualche giorno fa, tutti abbiamo visto l’aereo della Carpatair (link), adagiato su un fianco dopo un fuori pista in fase d’atterraggio. Ma lo scopo di questo testo non è cercare colpevoli o cause, argomenti che lasciamo volentieri ad altri.

Qualsiasi sia stata la causa mi chiedo: “Come mai un aereo di un vettore low-cost rumeno ha le insegne Alitalia?”. E’ il mercato bellezza, tanto per fare il verso ad un famossissimo film. Quello che ti fa ripiegare su compagnie di dubbia solidità per rispondere alle esigenze di squattrinati viaggiatori. Ma i trasporti hanno a che fare con sicurezza e costi esterni; mi viene in mente un altro fatto curioso, quando un pilora Ryanair denunciò che loro volassero solo con il carburante adeguato alle necessità di volo (link).

Questo è il libero mercato? Ma la mano invisibile non doveva auto regolamentare il sistema? Beh, cari signori quello che è evidente è questo: “Il libero mercato non è in grado di dare risposte adeguate alle esigenze di mobilità delle persone, tantomeno è in grado di dare risposte adeguate alle esigenze dei vettori in termini di sicurezza e di efficienza”. L’equilibrio tra logica di servizio e logica di profitto non esiste. Mi stupirebbe il contrario; l’autotrasporto di merci su strada per conto terzi è un esempio lampante, dove abbiamo un mercato totalmente liberarizzato che ha creato eccesso di offerta, frammentazione di aziende e autocarri vuoti che girano per la penisola.

Ora però voglio tornare indietro di qualche anno, ai primi anni ’90, quando le Ferrovie ed Alitalia erano ancora dello Stato. Per evitare di far partire voli semivuoti da Firenze e Napoli, Alitalia fece un accordo con FS chiedendo di avere 14 elettrotreni ALe 601 (link) disposizione per i viaggiatori Alitalia che venivano trasferiti a Roma Fiumicino e da qui per le varie destinazioni, questo servizio sio chiamava “Volo di superficie” ed era un bell’esempio di cooperazione tra diversi sistemi di trasporto gestiti da persone con buon senso.

Naturalmente è solo un caso che dopo la svendita delle aziende pubbliche italiane avvenuta qualche anno dopo questo metodo di collegamento sia stato dismesso.

Non si riuscirà mai ad garantire il riempimento perfetto di autocarri, treni, aerei e navi, è necessario trovare un compromesso che garantisca la mobilità di tutti e l’efficienza del servizio, non è facile e il libero mercato ad oggi non ha la risposta.

Al via il Mercato Serpentara ON line, dove spendere SCEC

pubblicato il 24 gennaio 2013 da Pierluigi Paoletti

E’ con grande piacere che diamo questa notizia.  E’ la prima comunicazione che il Mercato Serpentara sta mandando a coloro che iniziano a fare la spesa online.


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Benvenute e Benvenuti nel servizio di prenotazione e consegna del Mercato della Serpentara.

I Mercati Rionali rappresentano la storia stessa dei quartieri romani: noi vogliamo rilanciare questa bellissima storia, fatta di acquisti, sì, ma anche di rapporti, incontri ed un pò di chiacchiere.

Fatta di qualità ricercata e voluta: di facce, le nostre, che non si possono nascondere dietro banchi anonimi.

Vorremmo avervi qui, tutte le settimane, ma sappiamo bene quali siano gli impegni che ogni famiglia ha durante la settimana e quanto poco tempo abbiate da dedicare alla spesa: ecco allora, che quando non potrete venire voi da noi, saremo noi a venire da voi.

Attraverso questo sito potrete scegliere e prenotare la vostra spesa settimanale nelle 15 Botteghe già attive, del nostro Mercato. Per adesso, le consegne avvengono presso Unità di acquisto: uffici, in particolare. Se lavorate in un ufficio o in uno studio o vivete in un condominio potrete diventare anche voi “Unità di acquisto” coinvolgendo i vostri colleghi o gli altri condomini. Oppure potrete ritirare la spesa presso lo stesso Mercato in orari concordati.

Presso il Mercato Serpentara potrete inoltre utilizzare gli SCEC , i Buoni Locali, nelle Botteghe convenzionate con ArcipelagoScec.

Siamo da oggi a vostra completa disposizione sapendo e volendo offrirvi prodotti e servizi sempre migliori, anche grazie ai vostri suggerimenti. Allora, vi aspettiamo o … aspettateci! Se avete bisogno di aiuto contattateci!

Attenzione!! Al fine di testare il servizio, e solo per i soci di ArcipelagoSCEC abitanti nella 4 municipalità è possibile ricevere da subito a casa la spesa fatta online: l’ordine inviato sarà consegnato il giorno successivo.
Per i non soci consegneremo nelle Unità di acquisto come spiegato nel sito www.emporilocali.it

Buona navigazione e buona spesa in Euro e SCEC!


serpentara@emporilocali.it

Potete contattarci dalle ore 09:00 alle ore 13:00 tutti i giorni dal lunedì al sabato.

Il martedì ed il giovedì potete contattarci anche dalle ore 15:00 alle ore 18:00.

LA RIVOLUZIONE VERDE E’ ITALIANA

pubblicato il 9 gennaio 2013 da Pierluigi Paoletti

Il gruppo industriale della chimica Mossi&Ghisolfi, multinazionale con vari interessi ramificati in Brasile, Messico, Cina, India e Stati Uniti

http://www.gruppomg.com/pag.php?mi=200&mod=userpage&pi=1077

é l’artefice di quella che potrebbe rivelarsi la tanto attesa  ma non ancora realizzata rivoluzione verde.

Comincia da lontano l’operazione che ha impegnato circa 300 milioni di € in ricerca ed allestimento del primo sito produttivo di biocombustibile di Crescentino (VC).

Nel 2007-2008 era avvenuta la scoperta, sperimentazione e sviluppo della tecnologia su scala di laboratorio a partire da un arbusto spontaneo, la Arundo Donax, la comune canna di fosso.

Lo sviluppo delle ricerche aveva consentito di mettere a punto un sistema di trattamento fortemente innovativo la cui caratteristica più importante era di potersi applicare a biomassa non commestibile e quindi non in competizione con prodotti alimentari. La seconda fase del progetto era stata applicata alla costruzione e test su impianti pilota continui. E’ del 12 aprile 2011 la posa della prima pietra dell’impianto più  grande esistente al mondo che produrrà 45.000 tonnellate di biocombustibile derivato dalla scomposizione della biomassa. La scommessa é stata quella di mettere insieme sostenibilità agricola, basso impatto ambientale e tecnologia efficiente con costi competitivi del bioetanolo prodotto.

E’ infatti stata misurata e confermata una elevata resa per ettaro (40 tonnellate secche equivalenti) con un rapporto di trasformazione biomassa anidra/etanolo di 4:1 che significa riuscire a ricavare 10 tonnellate di etanolo per ettaro. Resa superiore alla canna da zucchero (biomassa alimentare) che é di 5-6 tonnellate per ettaro, quindi con un limitato uso di territorio é possibile ricostruire una filiera locale impostata attraverso un dialogo col mondo agricolo e non solo. Infatti l’azienda ha sottoposto a valutazione di impatto ambientale volontaria lo stabilimento riconvertito ed ha illustrato pubblicamente il progetto alla comunità locale. La filiera é impostata per garantire ai produttori bassi costi, costanti ritorni economici ed anche minimi garantiti; ulteriori sviluppi potranno portare all’utilizzo anche di scarti agricoli come la paglia di grano e quella di riso.

Negli impianti il processo si sviluppa con vapore acqueo e gli enzimi prodotti nei laboratori della Novozymes, a pochi chilometri da Copenhagen, ( partner progettuale al 10% con Mossi&Ghisolfi)azienda leader delle biotecnologie intenzionata a fare delle ricerca la base della bioeconomia del futuro, «l’unica in grado di traghettare l’occidente fuori dalle secche della crisi».

La sfida dei 500 ricercatori che lavorano nei laboratori danesi è quella di riuscire a individuare metodi sempre più sostenibili per produrre energia. Gli sforzi sono diretti in particolare all’utilizzo di biomasse non food e rifiuti urbani. Già oggi l’azienda ha sviluppato metodologie ed enzimi speciali per lavorare gli scarti agricoli e i rifiuti urbani alimentari, materie prime a basso costo che non hanno bisogno di sussidi statali e non vanno a incidere sui bisogni alimentari. Novozymes ha fornito le tecnologie a M&G, che ha inaugurato la bioraffineria a Crescentino, nel vercellese.

Se le bioraffinerie hanno rappresentato un passo avanti rispetto all’utilizzo di carburanti fossili, il vero salto sarà il ricorso a materia prima agricola non pregiata. È stato calcolato che solo di scarti agricoli al mondo si renderebbero disponibili oltre 900 milioni di tonnellate di “materia prima”. Più di 150 solo in Europa. Se nei paesi europei si realizzassero un migliaio di bioraffinerie si potrebbero generare 31 miliardi di euro di ricavi, con un risparmio di 49 miliardi sull’import di petrolio (la stima è di Bloomberg). Si potrebbe creare un milione di posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali e tagliare del 50% il consumo di gasolio. Tutto grazie agli enzimi di Novozymes che sapientemente Mossi&Ghisolfi hanno saputo valorizzare.

Per centrare l’obiettivo 20-20-20 dell’Unione europea (che impone per il 2020 la diminuzione del 20% delle emissioni di gas serra e l’utilizzo del 20% di energia da fonti rinnovabili) i biocarburanti saranno una voce essenziale, oltre ai progetti di razionalizzazione del trasporto di cui l’imprenditore Gaetano La Legname( http://www.faimenostrada.org/) é interprete essenziale. Solo in Italia sarà necessario produrre 1,5 milioni di tonnellate di bioetanolo, e nel mondo 200 milioni, di fronte alla produzione globale attuale di 80 milioni all’anno. Serviranno quindi almeno 1.200 impianti, basta fare due conti per capire come la tecnologia dell’impianto di Crescentino potrebbe avere larga diffusione.

E’ del 2 gennaio 2013 la pubblicazione sul supplemento della Gazzetta Ufficiale del Decreto 28 dicembre 2012 dove, nella seconda parte, compare la normativa, ancora da perfezionare,  che disciplinerà l’incentivazione con i TEE relativi ai biocarburanti. Sono state prodotte da ENEA nuove schede  per incentivare anche l’efficienza nei trasporti con titoli di efficienza energetica di tipo IV e V ed altre ne verranno prodotte.

E’ solo l’inizio. Molto dovrà essere fatto ma le prospettive potrebbero essere incoraggianti. La più grande crisi economica mai vista nella storia forse comincia a mostrare percorsi di possibile superamento.

Enzo Cirone

Genova

NOTE

Le informazioni sono tratte dai seguenti articoli:

http://www.sindacalmente.org/sites/www.sindacalmente.org/files/biocarburanti_nuova_storia_1.pdf

http://650anni.unipv.it/wp-content/uploads/2010/12/Energia_15_giugno_Giordano_biocarburanti_Chemtex1.pdf

http://www.dailyenmoveme.com/it/gruppo-lucefin-e-gruppo-mossi-ghisolfi-parte-il-recupero-dell%E2%80%99area-ex-teksid-favore-dell%E2%80%99ambiente

http://www.qualenergia.it/articoli/20120427-bioetanolo-seconda-generazione-un-progetto-italiano

http://www.socialnews.it/ARTICOLI2011/ARTICOLI201105/verde.html

http://www.vedogreen.it/wp-content/uploads/2012/10/Il-messaggero_31.10.2012.pdf

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-06-17/lenergia-viene-funghi-082014.shtml?uuid=AbYRMmtF

http://webtv.sede.enea.it/index.php?page=listafilmcat2&idfilm=607&idcat=5

http://www.corriere.it/economia/speciali/2011/innovazione_ambiente/notizie/virtuani-benzina-canna-italia-pole-position_50542322-24a5-11e1-8d41-b588752759fb.shtml

http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-153835828

http://www.dailyenmoveme.com/it/biocarburanti/biocarburanti-gli-usa-premiano-la-tecnologia-italiana

 

 

CONTO TERMICO

pubblicato il 28 dicembre 2012 da Pierluigi Paoletti

 

Le dimissioni del Governo Monti, allungheranno fino all’insediamento della prossima legislatura i tempi delle decisioni in merito alla stesura definiva del “Conto Termico”.

Di fatto, sulla la bozza del conto termico (http://www.ediltecnico.it/wp-content/uploads/2012/11/DM_TERMICO_20121.pdf), la Conferenza Stato Regioni conclusa da poco, ha posto disco verde, avanzando una serie di annotazioni che comprendono, tra le tante, la richiesta di incrementare la soglia di potenza incentivabile dal Conto Energia Termico fino a 1 MWt (rispetto agli attuali 500 kWt).

Se, come auspicabile, il prossimo governo dovesse, come uno dei primi atti, confermare quanto concordato nella Conferenza Stato Regioni si sostanzierebbe, vista la ormai quasi certa omogeneità tecnica e politica raggiunta in termini di efficienza energetica, qualunque possa essere la composizione governativa che emergesse dalle imminenti consultazioni elettorali, l’accoglimento dell’obiettivo di rimodulare gli incentivi spostandoli verso il conto termico rispetto al conto energia che privilegia il conto elettrico.

Si realizzerebbe così quel riequilibrio che un dossier ENEA già nel 2009, aveva individuato si dovesse esplicitare nello spostamento delle incentivazioni sul termico perchè solo attraverso questa rimodulazione si sarebbero potuti raggiungere gli obiettivi europei del pacchetto 20-20-20.

Per comprendere cosa dovrebbe andare ad incentivare il conto termico é opportuno consultare il sito del GSE (http://www.gse.it/it/EnergiaFacile/guide/Caldoefreddo/Pages/default.aspx) dove vengono individuati i quattro elementi principali delle energie rinnovabili che si intendono sviluppare:

la geotermia (a bassa entalpia), le biomasse, il solare termico e le pompe di calore (oltre alla facilitazione nell’ottenere incentivi per migliorare l’isolamento termico degli involucri).

Si precisa che, contrariamente a quanto producono le conseguenze della sovraesposizione, fino ad oggi praticata, dell’incentivazione elettrica, in termini di vantaggi economici ai produttori esteri di tecnologie rinnovabili elettriche, l’incentivazione del termico privilegerebbe tecnologie prevalentemente nazionali creando le premesse per dare impulso a ricerca, sviluppo ed occupazione in un settore dove le eccellenze sono tutte nostrane.

Per fare un semplice esempio sulle biomasse, queste sono oggi le possibilità di incentivazione, in attesa delle ulteriori facilitazioni dell’atteso conto termico: http://www.gse.it/it/EnergiaFacile/guide/Caldoefreddo/Biomasse/Pages/default.aspx#

vale lo stesso per la geotermia:

http://www.gse.it/it/EnergiaFacile/guide/Caldoefreddo/Geotermico/Pages/default.aspx

per il solare termico:

http://www.gse.it/it/EnergiaFacile/guide/Caldoefreddo/Solaretermico/Pages/default.aspx

e per le pompe di calore:

http://www.gse.it/it/EnergiaFacile/guide/Caldoefreddo/Pompedicalore/Pages/default.aspx

 

Enzo Cirone

Genova

 

ASSICURATO? NON PROPRIO…

pubblicato il 18 dicembre 2012 da Pierluigi Paoletti

Buongiorno a tutti, come saprete sono il fondatore del progetto FAI MENO Strada che si occupa di razionalizzare il trasporto di merci su strada tramite innovazione di processo, di prodotto e di servzio e mi sta a cuore anche la sicurezza degli automezzi che circolano sulla strada. Dal momento che questo progetto creerà un consorzio di aziende di trasporto, mi sono interessato anche alle ultime novità sulle assicurazioni perché come gruppo ne avremo bisogno ed ho scoperto delle cose che mi hanno lasciato letteralmente a bocca aperta, cose che ignoravo e che prima di pubblicarle mi sono premurato di verificarle con un esperto del settore che mi ha confermato essere tutte vere!!!

Intanto, sapete che a partire dal 1 Gennaio 2013 non ci sarà più il tacito rinnovo con copertura dei fatidici 15 giorni? Bene, chi se ne dimenticherà, se colto in flagranza di reato, ovvero la polizza scaduta ricevetà un verbale di € 798 più la confisca del mezzo. Link

Ma questo è il meno… Andiamo avanti con le polizze assicurative e vediamo cos’altro dovremmo sapere. Iinnanzitutto, con l’avvento dell’indennizzo diretto Link (che è stato dichiarato facoltativo ma che le assicurazioni vorrebbero far diventare obbligatorio), è l’assicurazione del danneggiato a provvedere al risarcimento a seguito di incidente. Ragion per cui l’assicurazione tende a risarcire il cliente mandando a lui direttamente il denaro, ben sapendo che, vista la crisi, il danneggiato intasca i soldi e non fa riparare l’autoveicolo.

Tanto poi, tra loro, mica si pagano… No!!! Utilizzano una camera di compensazione (un baratto se vogliamo, tutto legale) e qui viene il bello, perché alla fine dell’anno l’assicurazione percepisce una somma ben maggiore, dato che la maggioranza degli incidenti ha un costo che sta sotto la cifra media concordata fra le assicurazioni (mica scemi, eh). Alcuni mal-pensanti dicono che le compagnie chiamano questo sistema “camera del guadagno”. Ma che cos’è la camera di compensazione? Vai a questo link

Chi ci va a rimettere in tutto questo giro?

  1. I cittadini “virtuosi”, che pur non avendo incidenti si vedono ogni anno aumentare il costo dell’assicurazione perché pagano anche a causa di questa camera di compensazione e di quei cittadini che si intascano i soldi dall’assicurazione invece di far riparare l’auto.
  2. Gli autoriparatori, che non riparano le auto perché il danneggiato tende ad intascarsi i soldi senza far riparare l’auto, mentre qualora il danno necessiti di esser riparato (altrimenti l’auto non cammina), l’assicurazione fa firmare al danneggiato una clausola secondo la quale, in caso di incidente, l’assicurato è obbligato a portare a riparare l’auto presso una carrozzeria indicata dall’assicurazione (detta “fiduciaria”). I rischi sono descritti in questo video.
  3. Tutti i cittadini, “virtuosi” e non: perché, a forza di avere incidenti e di non far riparare le auto, queste continuano a circolare pregiudicando la sicurezza sia di chi le guida sia di chi sta intorno a loro. Il paradosso è che poi l’ANIA (Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici) spende denaro per fare campagne a favore della sicurezza stradale (vedi questo video). Ma la colpa non è solo di chi guida, è colpa anche delle leggi che favoreggiano questo comportamento.

All’estero non funziona così: all’estero, il perito non è “dell’assicurazione”: all’estero, il perito esegue una perizia sull’auto danneggiata, e se dichiara che l’auto non è messa in sicurezza, l’assicurazione chiama il cliente e gli dice che non può circolare con l’auto sino a quando non presenta la regolare documentazione attestante che l’auto è stata riparata e messa in sicurezza. Questa documentazione si chiama fattura del riparatore.

Oggi, alcune assicurazioni chiedono di rendere obbligatorio che il danneggiato debba portare l’auto in una carrozzeria da loro scelta: link in sostanza, cercheranno di far abolire la cessione del credito con la scusa che favorisce i carrozzieri truffaldini. Ma se questi carrozzieri adottano un sistema OGGETTIVO E SCIENTIFICO (com’è quello da cui è stato generato il Tempario Degli Autoriparatori) essi potranno dimostrare che non è detto che siano LORO, i truffaldini… magari i truffaldini sono altri. LinkLink 2

E vi invito a riflettere su questo dato: se il 60% dei veicoli riparati in Europa non viene fatto nel rispetto delle linee guida del costruttore, di chi sarà la colpa dell’autoriparatore che fa il furbo o della compagnia che lo strangola? Eppure noi la polizza la paghiamo e pure cara, non trovate?

Ora, tutto questo bel discorso riguarda una sola cosa: la sicurezza sulle strade ed è evidente che alle compagnie, invece, non gliene frega un bel nulla, impegnate come sono a far contenti i loro azionisti!

Oggi siamo nella situazione per la quale le compagnie ci fanno subire tutto il loro potere (una relazione uno a molti dove i molti non contano nulla). Organizziamoci ed invertiamo questa situazione!!!

GAETANO LA LEGNAME
Imprenditore e socio fondatore di ARCIPELAGO SCEC
Membro di AILOG (Associazione Italiana di LOGistica)
ESLog – European Senior Logistician Certificate by ELA-ECBL