di Giuseppe De Giosa
se decidessimo che l’uomo e l’ambiente in cui viviamo devono essere tutelati ad ogni costo,
se avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che forniscano a tutti il cibo necessario alla vita,
se avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che forniscano una casa a tutti coloro che ne hanno bisogno,
se avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che gestiscano l’acqua facendola arrivare dove necessario e senza sprechi,
se avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che gestiscano i consumi energetici fornendo energia e producendo risparmio energetico,
se avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che gestiscano le strade, le autostrade, le ferrovie, gli aeroporti, i porti, e la distribuzione locale dei prodotti,
se avessimo un insieme di banche locali di proprietà dei cittadini che gestiscano i risparmi per finanziare opere pubbliche e iniziative private.
Si dice che la politica non si fa con i se, ma nei movimenti, come nelle associazioni, per non parlare dei partiti politici, si parla molto, si discute quasi di tutto, ma si fa ben poco.
In realtà, per quanto molte leggi siano da migliorare, non ci sono impedimenti legali alla realizzazione di tutti questi punti, bensì mancano gli uomini e le donne per realizzare il cambiamento.
Prendiamo come esempio l’energia. In Italia consumiamo 300 miliardi di chilowattora all’anno, di questi 70 miliardi sono relativi ai consumi domestici che danno origine a circa 25 milioni di contratti fra cliente e fornitore.
Se creassimo un gruppo d’acquisto di 5 milioni di utenti, a vostro avviso riusciremmo a spuntare un prezzo più basso e certo dell’energia che paghiamo in casa? E sul gas non potremmo riuscire a fare lo stesso? La risposta è ovvia, si.
SI, ma SE…realizzassimo un gruppo d’acquisto da 5 milioni di utenti. Oggi, quale legge ci impedisce di farlo, non siamo forse nel libero mercato? Dunque l’impedimento al Cambiamento siamo solo e soltanto NOI.
SE questo ragionamento è chiaro, lo si potrebbe ribaltare su molti altri settori.
Parliamo di banche. In Italia le cooperative possono avere dei soci sovventori ed erogare dei prestiti sociali, lo prevede la legge e molte cooperative lo fanno.
Se gli interessi sul capitale versato fossero ripagati annualmente non in DENARO ma in SERVIZI offerti GRATUITAMENTE dalla cooperativa, il risultato non sarebbe il medesimo?
Se come socio sovventore riponessi 1.000,00 di risparmio remunerato al 5% annuo in SERVIZI invece che in denaro, la cooperativa dovrebbe restituire al termine dei 12 mesi un interesse, pagato in SERVIZI, di 50,00 euro.
Da Luglio del 2012 la Cooperativa Sargo, nata in seno ad ArcipelagoScec e fondata da soci impegnati in ArcipelagoScec, eroga gratuitamente un SERVIZIO GRATUITO di Gruppo d’Acquisto con una offerta nel mercato dell’energia che consente risparmi medi annui di 50,00 euro.
Ad oggi 65 persone, fra cui soci di ArcipelagoScec, soci della Cooperativa Sargo, ma anche non soci interessati all’offerta, hanno aderito GRATUITAMENTE al SERVIZIO ottenendo un prezzo dell’energia più basso, con energia fra l’altro prodotta da fonti rinnovabili e certificata.
Se ognuno dei 65 “clienti” fosse diventato socio sovventore della cooperativa Sargo, depositando un capitale procapite di 1.000,00 a un tasso di interesse remunerato in servizi del 5%, avrebbe consentito alla cooperativa di disporre di 65mila euro da impiegare per finanziare interventi di risparmio energetico. Il credito ottenuto dai soci sovventori sarebbe stato utilizzato per finanziare l’installazione, ad esempio, di un cappotto termico in un edificio che avrebbe ridotto i consumi di gas per il riscaldamento e che si sarebbe ripagato nel tempo tramite quel risparmio. E la cooperativa avrebbe potuto premiare i soci sovventori attraverso un servizio che produce in media 50,00 euro di risparmio all’anno, ossia il 5% dell’investimento.
Cosa ci impedisce di farlo, e di arrivare a 65mila o 650mila persone aderenti al circuito? Nulla, se non NOI stessi.
E se facessimo l’esempio dello SCEC, emesso GRATUITAMENTE sotto forma di buono sino a 1.200 unità per persona all’anno nei circuiti maturi, che ad oggi sia ben chiaro non esistono, non sarebbe anche quello un modo per onorare gli interessi sul capitale investito in una delle cooperative dell’Arcipelago?
Se passassimo ad una economia del DONO, i miei risparmi li metterei in una cooperativa locale fatta da cittadini impegnati, che lavorano al servizio della comunità. E non ci penserei nemmeno agli interessi monetari, che adesso dalle banche mi vengono restituiti senza nemmeno coprire il costo dell’inflazione reale, ossia la perdita di potere d’acquisto della moneta, ma penserei che quelle persone nelle cooperative e nelle associazioni stanno facendo i miei interessi, perché con lo SCEC ho maggiore potere d’acquisto e trattengo la moneta all’interno della comunità, perché con il risparmio sui contratti dell’energia o delle polizze auto o la telefonia riesco a tutelarmi dalle offerte presenti nel libero mercato, pensate nella maggior parte dei casi per farmi pagare di più e aumentare gli utili delle imprese. Sapendo che con quei miei risparmi, dati in prestito alla comunità, si sta producendo risparmio energetico, e mille altre iniziative volte all’interesse…comune.
Mettere in comune le risorse, lungi da qualsiasi rimando ad ideologie del passato, è l’unica strada per superare l’attutale impasse.
Sappiamo che la crisi economica è stata creata ad arte, e questa è una gran buona notizia, non certo perché possiamo individuare e linciare i colpevoli, ma perché possiamo individuare le cause e trovare le soluzioni.
Se avessi avuto la forza per cambiare il mondo da solo, avrei cercato di governare la finanza internazionale per creare un crisi economica senza precedenti che avrebbe spinto le persone a comprendere che l’unica causa della crisi non sono IO, che l’ho creata a tavolino muovendo capitali finanziari in giro per il mondo, bensì tutti NOI, che essendo così divisi, persi, senza cultura sociale e senza un senso della vita volto all’impegno e alla realizzazione del valore che portiamo dentro, abbiamo spinto un gruppetto di individui a realizzare una tale concentrazione di potere che non può avere altra conseguenza che il suo opposto.
C’è infatti una regola in natura, che pochi conoscono, per cui per ottenere una cosa devi portare all’estremo il suo contrario. Ed è esattamente quello che sta accadendo, la concentrazione estrema di ricchezze sta portando a conseguenze opposte, ossia alla equa distribuzione delle ricchezze. E se fossimo andati avanti come negli anni ’80, i guasti sarebbero comunque venuti fuori, per il semplice motivo che un mondo finito come il nostro non può reggere una crescita infinita.
L’idea migliore nata con il concetto della sostenibilità è in realtà la meno conosciuta. Si tratta del concetto di economia stazionaria proposta da Herman Daly alla fine degli anni ’80.
In sostanza, la bravura degli uomini organizzati in comunità consiste nel replicare, anno per anno, le condizioni affinchè la Vita possa continuare ad essere tale, ossia degna di essere vissuta al fine della realizzazione di ogni essere. Non c’è bisogno di alcuna crescita, se gli interessi sulla moneta li paghiamo in servizi invece che in denaro, e in realtà non c’è proprio bisogno di applicare un interesse sulla moneta, se la stessa fosse un bene della comunità, creata per misurare beni diversi e agevolare gli scambi.
Le riserve di valore, le possiamo costruire con magazzini di cereali, di prodotti, di salute, di servizi: l’unica riserva di valore che ci serve non è il lingotto d’oro, ma la nostra capacità di replicare le condizioni affinchè la Vita possa esprimersi.
La causa di tutto è da ricercare in NOI, non negli ALTRI, e la soluzione SIAMO NOI.
Ogni singola persona che si risveglia, esce dal proprio baratro psicologico, e crea le condizioni affinchè la diga possa cedere, rilasciando “l’acqua” necessaria a tutti.
Non siamo più pochi, e non è nemmeno necessario che ci organizziamo tutti in un unico blocco, ma è necessario che aumentino le interazioni fra i movimenti e le associazioni, affinchè si perda la possibilità di controllo e di gestione dei processi di cambiamento, e si attui un GOVERNO DAL BASSO extraparlamentare fatto da microimprese locali in rete che gestiscono il diritto di ogni individuo alla casa, alla sana alimentazione, al calore e alla luce e a tutta l’energia necessaria, alla formazione, alla tutela del patrimonio culturale, degli alberi, dei fiumi, del mare, dell’aria, degli animali incluso l’uomo, e di tutto ciò che pur essendo utile e importante mi sono dimenticato, affinchè si possa riprendere quel cammino di REALIZZAZIONE DI MASSA ostacolato da più di 6 mila anni dall’assenza di forze necessarie a sbloccare i più deboli e meno predisposti.
Oggi quelle forze sono presenti e ci stanno consentendo di poterci muovere sempre più in autonomia, senza dovercele rubare a vicenda.
Servono più BRACCIA e meno BOCCHE, più GAMBE e meno LINGUE.
E soprattutto servirà un LINGUAGGIO che sia di collegamento fra SUONI e FORME, fra LETTERE e FUNZIONI.
Una lingua che avevamo e abbiamo perso, e la cui perdita è stata l’ORIGINE del PROCESSO di DIVISIONE, e sarà la FINE del PROCESSO di CONDIVISIONE e di UNIFICAZIONE.
E’ dunque vero che la politica non si fa con i SE, ma senza una visione è impossibile dare seguito a qualsiasi realizzazione ordinata. Oggi quella visione c’è, sta prendendo corpo nei sogni di tutte quelle persone che vorrebbero solo un po’ di pace e il necessario per vivere, senza eccessi, senza shopping compulsivi, ma semplicemente con il giusto per vivere in armonia.
Siamo LENTI, come un orso che si risveglia dal letargo, ma giorno dopo giorno facciamo conquiste, nei talk show si parla di economia invece che di gossip, la gente è stanca e vuole soluzioni, che ci sono ma non trova perché ognuno deve fare lo sforzo di superare il MURO che si è creato intorno.
Le soluzioni e le possibilità di cambiamento ci sono e non passano né dal PARLAMENTO né dalla cabina elettorale, bensì dalla nostra capacità di FARE e di REALIZZARE tutte le condizioni operative per il ripristino di una CULTURA SOCIALE che soppianti la nostra CULTURA INDIVIDUALE.
Non ci sono SCORCIATOIE. Ognuno deve fare la sua parte, o ci troveremo con nuovi leader da rimuovere, nuove classi dirigenti da rinnovare, nuove battaglie sociali da vincere.
Ogni persona che decide di agire con responsabilità è una conquista.