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Stirare sostenibile 2

giovedì, luglio 21st, 2011

Dai commenti al post precedente mi pare evidente che su questo tema abbiamo già delle cose da dire. Alcuni suggerimenti li trovo semplici e geniali, veri prodotti del pensiero laterale che aprono orizzonti interessantissimi.

Prendiamo come esempio l’idea dello stenditoio realizzato con tubi di grosso diametro che non lascino le pieghe. È l’esempio perfetto per capire che lo sforzo di progettazione degli attuali stenditoi non è diretto al limitare l’esigenza di stiratura, ma ha altri obiettivi: salvare spazio, asciugare più capi possibili nel minimo volume, ecc.

Il design degli attuali stenditoi è figlio del nostro modello di vita e di consumo: lavo tanto, mi cambio tanti indumenti il più spesso possibile, ho poco spazio a disposizione per stendere e tanto poi stirerò tutto.

Che succede se gli obiettivi d’uso vengono cambiati? Laverò meno perché non importa cambiarsi 3 volte al giorno (in inverno ad esempio) e voglio cercare di stirare il meno possibile perché (è palloso) e consuma tanta energia utile a fare ben altro? Designerssssss all’ascolto? Fatevi sotto…

FACCIAMO UN MANUALE

Nel frattempo credo che nel mio misero post e nei commenti già arrivati ci sia abbastanza per fare un micromanuale dal titolo “È facile smettere di stirare” (hemm…dove ho già sentito un titolo simile?). Quindi quelli che hanno già commentato e altri che vorranno contribuire possono procedere alla redazione dell’opera che potremmo pubblicare come “Edizioni il Cambiamento” (editore che probabilmente non esiste, ancora…Daaaaaaaaaaaaanieeeeeeeeeeeeeeeel?… provvedi, su su su) e distribuire in pdf con formula shareware. Ne nascerà una linea di manuali emersi da una sana pratica di crowdsourcing, ecc…

Se qualcuno vuole mettersi al lavoro sul business plan per la produzione di stenditoi antistiratura, mollette antitraccia ecc. faccia pure, procedere in open source e con cicli di produzione “dalla culla alla culla“, mi raccomando.

Io non ho molto tempo in quanto spesso impegnato a “salvare il mondo” (come dice sempre mio figlio). Ma posso occuparmi della diffusione assieme a molti altri amici che credo ci aiuterebbero volentieri.

SE VI DIVERTE

Regole del gioco

  1. Si lavora CON e non contro!
  2. Non ci sono nemici.
  3. Non ci sono buoni e cattivi.
  4. Niente competizione.
  5. Vincono tutti.
  6. Il denaro non è lo sterco del diavolo (se qualcuno poi fonda un’azienda sociale di stenditoi a tubo largo e distribuisce stipendi e ricchezza non è bello?)

Usate pure i commenti di questo post per organizzarvi se lo trovate comodo.

SE NON VI DIVERTE

Fate altro e siate felici.

 

Stirare sostenibile

martedì, giugno 21st, 2011

Il modo più sostenibile di stirare vestiti, lenzuola e quant’altro è: non stirare. Ok, fino a qui ci siamo. L’attività in se è ampiamente energivora (anche se sta ampiamente nel mio budget di produzione fotovoltaica) l’idea di tutto quel calore sprecato mi disturba, quella di tutto quel tempo sprecato, ancora di più.

Che fare? Chiedo il vostro contributo creativo, vediamo se ci sono idee nuove in proposito.
Quello che so già è che:

  • Si possono stendere gli abiti con cura e di conseguenza alcuni proprio potrete evitare di stirarli, altri saranno più rapidi da stirare richiedendo meno energia. Fino ad oggi è il rimedio più efficace che ho provato, ma richiede tempo e spazio.
  • Si possono non stirare molte cose, calzini, mutande, asciugamani, strofinacci da cucina, ecc. il limite di questa strategia confina con la vostra necessità di apparire “umani” al resto della specie, ma non solo, devo ammettere che su un lenzuolo stirato si dorme meglio (quello sotto, quello sopra o il copripiumino sono meno determinanti… ah anche la federa del cuscino ha il suo perché stirata);
  • Ci sono tessuti che non hanno bisogno o quasi di essere stirati, normalmente sono sintetici e quindi non molto sani e raccomandabili, bah…

Se avete altri trucchi fatemi sapere. Decisamente questa attività mi disturba, ma forse, in una società complessa ed evoluta la stiratura si dovrà conservare. Probabilmente è meglio elettrica che con altri mezzi. Mi ricordo quando ero in India che alcuni sarti mi fecero provare a stirare le mie magliette con il loro gigantesco ferro a carbone. Pesava forse 5 kg (non vi dico che pieghe affilate che venivano fuori), era pericolosissimo, rovente e andava ricaricato abbastanza spesso, un incubo.

Insomma, attendo suggerimenti… nel frattempo devo pensare come rispondere a Luca, che mi chiede se faremo la fine dei Maya.