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Benvenuto a Luca Lombroso

lunedì, maggio 9th, 2011

Oggi anche Luca Lombroso approda qui nel nuovo spazio blog de “Il Cambiamento”. Lo fa raccontandovi di Medolla, una delle tante serate divulgative in giro per l’Italia. Ci incrociamo spesso in questa attività, a volte siamo assieme, a volte io chiamo lui a Monteveglio, a volte lui chiama me altrove. È sicuramente uno dei divulgatori climatici più gettonati nel circuito delle Città di Transizione.

Ultimamente abbiamo anche sperimentato una formula seriale in cui lui e Mirco Rossi vanno prima a raccontare come stanno le cose nel mondo (stanno maluccio dal punto di vista clima e risorse… e forse anche da tanti altri punti di vista), poi alla fine mandano me dicendo “tu sei quello che poi va a dare speranza…”.

Se io riesca a dare speranza non saprei dirlo, una cosa è certa, le persone hanno bisogno di stimoli che le aiutino a pensare in modo “diverso” e quelli che in questo momento stanno dedicando tanto tempo alla divulgazione cercano di fare proprio questo.

Del post di oggi di Luca vorrei evidenziare un aspetto davvero cruciale. Sto conducendo molte interviste, in Italia e all’estero, a scienziati, specialisti, studiosi, professionisti che si occupano del futuro e tutti vedono nel settore “riparazioni del pianeta e dei danni che abbiamo fatto fino qui” un immenso bacino di lavoro.

Forse questa è l’idea più intelligente che si può avere di una new economy. E mi raccomando, non mi sto limitando ai danni materiali, all’inquinamento, alla cementificazione, alla antropizzazione smodata, mi riferisco anche ai danni fatti a noi stessi come specie.

Dovremo riparare all’immensa solitudine delle persone, trovare una risposta al senso di vuoto, raschiare via l’ossessione per la competizione, proporre alternative a questo strano nulla che trascina milioni e milioni di esseri umani nella spirale della depressione.

Caro Luca, grazie a te e al tuo contatore geiger per quello che fate in giro per l’Italia. Vediamo se riusciamo a incrociare le nostre passioni anche in questo spazio e ad avviare tutti assieme un bell’Ufficio Riparazioni Sistemiche. Potrebbe essere davvero divertente… soprattutto di questi tempi.

A che serve lavorare?

venerdì, maggio 6th, 2011

Ieri pomeriggio, dopo una mattinata di meeting, sono “scappato” in giardino da Davide a fare chiacchiere. Suo figlio piccolissimo dormiva beato nel passeggino, io e lui stavamo tranquilli all’ombra di un albero a chiacchierare di cose da fare per cambiare il mondo, libri, buddhismo, microrganismi effettivi e altre amenità. Presto saremo entrambi senza un lavoro…

Come stavamo? Benissimo.

David Holmgren, uno dei padri fondatori della Permacultura, dice sempre che in una vita ideale lui vorrebbe spendere un terzo del tempo a fare quel che serve per soddisfare i bisogni fondamentali, un terzo a studiare cose che lo appassionano, e l’altro terzo semplicemente a divertirsi… è un programma che mi piace, non sono sicuro di sapere come si fa, ma mi piace.

Pare che i cacciatori raccoglitori, prima che diecimila anni fa ci inguaiassimo con la scoperta dell’agricoltura, dedicassero ai bisogni primari 3 ore al giorno, per il resto del tempo, più che altro, se la spassavano. Interessante.

Nelle società complesse come la nostra, sono in molti a pensare che lavorare per avere il reddito necessario a soddisfare i bisogni primari non sia nemmeno più necessario. Sembra ragionevolmente dimostrato che si potrebbe dare a tutti un semplice reddito di cittadinanza a prescindere da ciò che fanno (non ho mai approfondito la cosa, ma so che tra chi mi legge ci sono esperti di questa prospettiva).

Insomma, ho un dubbio (magari più di uno). L’idea che abbiamo del lavoro in questa fase storica è veramente utile allo sviluppo felice della specie?

Il lavoro ci rende felici o ci permette di essere metodici consumatori? Per chi lavoriamo davvero? La divisione che facciamo tra lavoro e tempo libero è davvero sensata? E quella tra rapporti umani e rapporti di lavoro?

Se posso fare un augurio, in una giornata dedicata al lavoro, è quello di avere il coraggio di guardare il tema sotto prospettive completamente nuove, abbandonando le retoriche “lavoriste” e ricominciando dall’uomo, dai suoi bisogni, dai suoi sogni.

Oggi se ne parla molto qui sul Il Cambiamento, andate a vedere che idee ci sono in giro