Un po’ di radio verità

pubblicato il 15 novembre 2011 da Cristiano Bottone

Scusino la lunga assenza, ma la Transizione nel mondo reale al momento è prevalente rispetto a quella nel mondo virtuale (stanno succedendo mille cose).

Volevo segnalarvi l’interessante intervento di oggi di Loretta Napoleoni durante il programma “28 minuti” su Radio 2 Rai.

Interessante nei contenuti, ma soprattutto per il fatto che qualcuno ha avuto la possibilità di dire cose che non si dicono mai, sulla radio nazionale, all’ora di pranzo. Segno dei tempi che cambiano.

Ogni volta che succede una cosa come questa, significa che è caduta una barriera, significa che da oggi si possono fare e dire cose che ieri non si potevano fare o dire.

Se siete tra quelli che provano a spiegare agli altri come va il mondo, oggi avete un piccolo strumento in più per farlo, se siete tra quelli che ancora non riescono a credere a quello che sta succedendo, forse c’è un motivo in più per comprendere meglio quel che accade.

Nell’ascoltare Loretta potreste magari decidere di rileggere quello che ho scritto appena tornato dalla Grecia, o buttare un occhio sulle mie considerazioni sulla manovra salva Italia.

Certo il sistema dei nostri media rimane ancora complessivamente impegnato nel raccontare una “storia” che non ha attinenza con la realtà. Ecco perché sarebbe interessante che un luogo come “Il Cambiamento” potesse continuare ad esistere.

Ma di questo magari ne riparliamo.

 

La manovra, il dado e il cacciavite 2

pubblicato il 21 settembre 2011 da Cristiano Bottone

Mi scuso per le mie previsioni errate, una nuova manovra è già in vista ed è passata solo qualche settimana, insomma, ero stato un po’ troppo ottimista La sostanza non cambia comunque, non si esce dalla situazione attuale con una manovra finanziaria (né con due, né con  tre, ecc).

Vedi post precedente.

Rivoluzione vs Evoluzione

pubblicato il 17 settembre 2011 da Cristiano Bottone

Un affollato ufficio postale, a un certo punto una signora sbotta “.. io non so, già la pensione me l’hanno tagliata due volte, poi per ritirarla guarda che razza di fila… qui a un certo punto la gente non ce la fa più, adesso secondo me scoppia una bella rivoluzione… così poi siam tutti contenti…”. Allo sfogo si associano copiosi brontolii di approvazione, e partono conversazioni incrociate rigonfie di ira trattenuta, frustrazione, disagio.

Direi che stiamo entrando in quella fase delicata in cui l’avanzare della crisi e del cambiamento stanno ormai toccando una grande maggioranza delle persone, in modo diretto o indiretto. Allo stesso tempo, è evidente che non c’è nessuno, là in alto, dove dovrebbero stare quelli che sanno cosa fare, che abbia idea di come uscirne.

È un momento difficile e nell’ultima settimana ho sentito parlare di rivolta, di rivoluzione, di “…spariamogli a tutti…”, un po’ troppo spesso.

Per contro, qualche giorno fa ero seduto alla Baracca* di Monteveglio a ragionare di programmazione didattica con un paio di insegnanti e riflettendo sulla crisi e sul mondo che potrebbe venire dopo ci siamo lanciati nello scenario “evolutivo” che questa situazione permette. Beh… in questo caso i commenti diventano “… ma pensa che bello che sarebbe”.

Una sostanziale differenza di visione, no?

Non mi sono mai fidato delle rivoluzioni e ora che conosco un pochino di teoria dei sistemi mi spiego meglio il perché. Comunque anche dal punto di vista del termine, rivoluzione mi fa venire in mente quando giri una frittata. Puoi farlo con grande eleganza, come fanno gli chef della TV, facendola roteare in aria e atterrare con acrobatica precisione nella padella. Puoi farlo in modo pragmatico, usando un coperchio, o un piatto, per essere sicuro che vada tutto bene (meno elegante, me efficace). Oppure puoi farlo goffamente, ritrovandoti con una stracciatella disordinata invece che un bel disco d’orato. La sostanza però non cambia, quella rimane una frittata.

Nel nostro caso, della frittata direi che ci siamo stancati, e anche se non ci fossimo stancati, sono finite le uova (le risorse). Pensare in termini di EVOLUZIONE è più interessante: cosa potremmo essere invece che una frittata? Si aprono un marea di possibilità, di occasioni da cogliere.

Riportate questa idea nella vostra vita, nella vostra quotidianità: cosa potrei essere invece di quello che sono? Cosa so fare, cosa mi piace. Lasciatevi liberi di sognare in modo sfrenato: potreste scoprire prospettive che non avete mai osato prendere in considerazione e che, con il mondo che va in pezzi, diventano possibili.

Alla Baracca, per esempio, immaginavamo il collasso della scuola pubblica (prospettiva tutt’altro che remota) e nei primi istanti era una cosa triste, ma subito dopo si poteva immaginare come organizzare il percorso educativo dei bambini nella società in modo tutto diverso: scuola a casa, non-scuola, educazione progressiva, scuola nel bosco… meraviglioso.

Provate anche voi, fatelo per gioco, poi se avete voglia di scambiare idee usate i commenti.

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* Il chiosco semitransizionista del Parco Arcobaleno di Monteveglio

La manovra, il dado e il cacciavite

pubblicato il 31 agosto 2011 da Cristiano Bottone

Nel caso vi state affaticando a seguire le vicessitudini della “manovra” salva Italia, quella che ogni mattina cambia a seconda di chi si lamenta di più (o di chi protesta meno), beh il mio consiglio è di lasciare perdere. Qualunque manovra dovesse uscire alla fine di questo buffo balletto sarebbe comunque insufficiente e inadeguata.

Si tratta infatti di una situazione simile a quella di un meccanico che voglia svitare un dado esagonale con un cacciavite. Immaginatevi lui e i suoi colleghi discutere se sia meglio un cacciavite a stella o uno a taglio, uno lungo o uno corto, ecc.

Il punto è, ovviamente, che per svitare un dado serve una chiave esagonale della giusta misura, con un cacciavite l’operazione non riuscirà, non è lo strumento adatto.

Si possono tentare risposte alla attuale situazione di crollo economico solo riprogettando in modo profondo e sistemico tutto il nostro modo di vivere. Qualunque altro intervento, al massimo, può spostare di qualche mese, o qualche anno, alcune delle conseguenze. Tenetene conto.

Magic Tempest

pubblicato il 22 agosto 2011 da Cristiano Bottone

Siamo un po’ fuori argomento, ma ogni tanto bisogna anche distrarsi, quindi guardatevi questo che è davvero magico.

Alimentazione sostenibile a Ferrara

pubblicato il 22 agosto 2011 da Cristiano Bottone

 

Siamo tornati dalle vacanze e la stagione transizionista ricomincia con un incontro sull’Alimentazione Sostenibile a Ferrara (vedi qui). A chi fosse da quelle parti consiglio caldamente di partecipare, si tratta di un viaggio di 4 milioni di anni (forse anche 6) che di solito lascia stupiti e attoniti, aprendo le porte a un benefico cambio di direzione.

Il potere rivoluzionario che sta nella punta delle nostre forchette è infinitamente più grande di quello che la maggior parte di noi pensa e questa “conferenza” contiene un’analisi e un approccio al problema che probabilmente non avete mai potuto affrontare in questo modo.

Se volete qualche indicazione sul progetto Alimentazione Sostenibile (che a Monteveglio chiamiamo AliSos) le trovate qui e qui.

Se ci sarete, ci vediamo a Ferrara.

Mi ha scritto Al Gore

pubblicato il 27 luglio 2011 da Cristiano Bottone

Chi mi segue da un po’ sa che Al Gore ogni tanto mi scrive (sì sì proprio a me, personalmente, perché c’è scritto “Caro Cristiano” all’inizio del messaggio, quindi vuol dire che è proprio con me che vuol parlare, ecco…).

Il buon Al questa volta mi informa che dal 14 al 15 settembre 2011 ha organizzato una cosetta delle sue per fare capire meglio a tutti che il Riscaldamento Globale (GW) esiste.

The Climate Reality Project

Si tratta di un progettino chiamato “The Climate Reality Project” e in diretta streaming mondiale farà il giro del mondo in 24 ore per mostrare i segni di quello che il cambiamento climatico sta già producendo nella realtà del pianeta. Ogni ora verrà presentata la situazione di un differente luogo della terra, da Londra a Capo Verde, da Tonga a New York (lo so, il ragazzo è megalomane… ma che volete fare).

Insomma, magari la cosa vi interessa (anche se credo che sia molto per angloabili), può essere utile diffonderla giusto per far capire la dimensione del problema. Una cosa è certa, il mio amico Al ce la mette tutta e se ne inventa una ogni cinque minuti.

Consiglio peraltro a chi possedesse un iPad (iPone, iPod Touch) di acquistare la sua ultima opera digitale “Our Choice” perché effettivamente merita (anche in questo caso per angloabili). Come in molte delle cose fatte in precedenza, il vantaggio di Al è di potersi muovere sfruttanto a pieno il potere del sistema attuale e riuscendo a fare cose che sono precluse ai più. Il livello qualitativo diventa così molto alto e si produce la capacitàdi portare il messaggio molto oltre “i soliti ambiti”.

Dubbi sul clima

I suoi lavori sono inoltre sempre pieni di materiale utilizzabile in abito divulgativo. Per esempio credo che arricchirò il mio tTalk con l’efficace esempio utilizzato per far capire che sul Riscaldamento Globale non c’è discordanza scientifica.

Uno dei temi che fanno fare confusione alle persone è che, si dice, non c’è ancora accordo tra gli scienziati climatici. Secondo questa tesi nemmeno gli esperti sarebbero tutti convinti. Ecco, questo è assolutamente falso, ma è un tema (una storia) che rinasce ogni giorno.

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Stirare sostenibile 2

pubblicato il 21 luglio 2011 da Cristiano Bottone

Dai commenti al post precedente mi pare evidente che su questo tema abbiamo già delle cose da dire. Alcuni suggerimenti li trovo semplici e geniali, veri prodotti del pensiero laterale che aprono orizzonti interessantissimi.

Prendiamo come esempio l’idea dello stenditoio realizzato con tubi di grosso diametro che non lascino le pieghe. È l’esempio perfetto per capire che lo sforzo di progettazione degli attuali stenditoi non è diretto al limitare l’esigenza di stiratura, ma ha altri obiettivi: salvare spazio, asciugare più capi possibili nel minimo volume, ecc.

Il design degli attuali stenditoi è figlio del nostro modello di vita e di consumo: lavo tanto, mi cambio tanti indumenti il più spesso possibile, ho poco spazio a disposizione per stendere e tanto poi stirerò tutto.

Che succede se gli obiettivi d’uso vengono cambiati? Laverò meno perché non importa cambiarsi 3 volte al giorno (in inverno ad esempio) e voglio cercare di stirare il meno possibile perché (è palloso) e consuma tanta energia utile a fare ben altro? Designerssssss all’ascolto? Fatevi sotto…

FACCIAMO UN MANUALE

Nel frattempo credo che nel mio misero post e nei commenti già arrivati ci sia abbastanza per fare un micromanuale dal titolo “È facile smettere di stirare” (hemm…dove ho già sentito un titolo simile?). Quindi quelli che hanno già commentato e altri che vorranno contribuire possono procedere alla redazione dell’opera che potremmo pubblicare come “Edizioni il Cambiamento” (editore che probabilmente non esiste, ancora…Daaaaaaaaaaaaanieeeeeeeeeeeeeeeel?… provvedi, su su su) e distribuire in pdf con formula shareware. Ne nascerà una linea di manuali emersi da una sana pratica di crowdsourcing, ecc…

Se qualcuno vuole mettersi al lavoro sul business plan per la produzione di stenditoi antistiratura, mollette antitraccia ecc. faccia pure, procedere in open source e con cicli di produzione “dalla culla alla culla“, mi raccomando.

Io non ho molto tempo in quanto spesso impegnato a “salvare il mondo” (come dice sempre mio figlio). Ma posso occuparmi della diffusione assieme a molti altri amici che credo ci aiuterebbero volentieri.

SE VI DIVERTE

Regole del gioco

  1. Si lavora CON e non contro!
  2. Non ci sono nemici.
  3. Non ci sono buoni e cattivi.
  4. Niente competizione.
  5. Vincono tutti.
  6. Il denaro non è lo sterco del diavolo (se qualcuno poi fonda un’azienda sociale di stenditoi a tubo largo e distribuisce stipendi e ricchezza non è bello?)

Usate pure i commenti di questo post per organizzarvi se lo trovate comodo.

SE NON VI DIVERTE

Fate altro e siate felici.

 

Grecia: viaggio nel futuro?

pubblicato il 20 luglio 2011 da Cristiano Bottone

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Torno dal mio trasferimento di lavoro in Grecia con la sgradevole senzazione di un viaggio nel tempo. La situazione che vivono loro in questo momento si presta bene a fare da esempio per quello che ci aspetta entro breve?

Uno stato che fallisce e si accartoccia sotto il peso dei propri debiti non è un bello spettacolo da vedere. Molto di quello che ho toccato con mano fa male. Gli occhi e lo scoramento di alcuni colleghi locali mi hanno lasciato decisamente toccato.

L’entropia al lavoro è palpabile anche se ogni cosa cerca di resistere al decadimento, dalle persone, alle automobili, dalle centinaia di palazzi abbandonati alle file di negozi vuoti interrotte a volte da sgargianti shop di prodotti improbabili (decine le profumerie del centro di Patrasso – inspiegabile).

Il mio collega greco è un funzionario pubblico. Gli hanno aumentato il prelievo fiscale sullo stipendio, ridotto lo stipendio stesso del 20%, poi del 30%, ora del 40%. Fortunato in effetti rispetto a quelli che semplicemente non hanno più stipendio o lavoro. I tagli arrivano ovunque, hanno già intaccato le pensioni, molti non ne hanno più una perché lo stato non le può pagare.

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Letture: Dipende da te

pubblicato il 18 luglio 2011 da Cristiano Bottone

Come promesso, eccomi tornato dalla Grecia ed eccovi le mie impressioni su “Dipende da Te” il libro curato da Luca Lombroso ed edito da Gribaudo che ho finito di leggere nei 40 gradi di Atene (della Grecia vi parlo poi con calma che la faccenda è seria).

Premessa

Luca Lombroso è uno con cui faccio molte cose e condivido pezzetti di vita. Non consideratemi quindi completamente obiettivo nel fare questa recensione. Proprio per questo comincerò dai dubbi piuttosto che dalle certezze.

Il rischio di semplificare

In questo libro Lorena Lombroso e Simona Pareschi creano un bel centalogo di cose che si possono fare per non rimanere passivi di fronte ai cambiamenti in corso e prepararsi agli anni che verranno (direi anche a quelli che sono già qui)..

Mi sembra pensato per un pubblico vasto e non necessariamente preparato rispetto alle tematiche affrontate. Tutto è quindi trattato in modo semplice, a schede, per punti e organizzato per argomenti (il ventaglio è davvero molto vasto, ma di facile consultazione).

Quando si fa in questo modo esiste un dilemma costante tra il raccontare le cose fino in fondo e semplificare in modo che tutti capiscano. Conoscendo Luca, immagino quante volte si sarà grattato la testa per decidere che fare.

Lui è uno che va al lavoro in bici (e sono chilometri) e quando deve comprare qualcosa si chiede se sia giusto oppure no. Essendo un membro di ASPO Italia e un esperto del clima ha un’idea molto chiara delle conseguenze di ogni nostra azione, vi assicuro che non prende niente alla leggera.

Credo che alla fine si siano fatti i giusti compromessi, ma avverto i più esigenti (quelli che si sono già macinati tutti i libri che contano) che ci sono punti su cui potrebbero soffrire un po’ per le semplificazioni.

In realtà non è un vero problema, se vuoi approfondire c’è sempre il modo di farlo con altre fonti (che quando è necessario vengono prontamente richiamate nel libro) e la vera missione di questo testo è costruire una rassegna sensata delle azioni possibili e alla portata di tutti o quasi tutti.

Un utilissimo vademecum

Per tutti gli altri quindi, quelli che hanno fame di indicazioni corrette, esempi, informazioni utili, questo libricino è una miniera da scavare nel tempo. Ricca di idee, basata sempre su un utile mix di base scientifica e buon senso, e non mancano vere e proprie golosità che saccheggerò senza pietà per le mie attività divulgative. Cito a memoria (ho dovuto prestare la mia copia), sentite com’è efficace:

“Se tutta l’acqua presente sul pianeta stesse in una vasca da bagno, quella potabile starebbe in un cucchiaino da te”

Particolare non irrilevante, carta, formato e grafica sono piacevolissime (testo forse un po’ piccolino per noi ultraquarantenni ipermetropi), ma è anche un bell’oggetto da manipolare. Bravi.

Chi dovrebbe leggerlo?

Una volta fatte le considerazioni di cui sopra, mi sento di consigliarlo a tutti. Gli editori adorano i decaloghi e le raccolte di “buone ricettine”, ma non sempre questo approccio coincide con la qualità nei contenuti.

Ovviamente mi pare particolarmente utile a chi affronta per la prima volta questi argomenti e per tutti quelli che hanno difficoltà a rapportarsi con testi troppo discorsivi. Qui quasi tutte le schede si risolvono in una, massimo due pagine e sono corredate di spunti, citazioni, indicazioni di ricerca, ecc.

Buona lettura.