Un affollato ufficio postale, a un certo punto una signora sbotta “.. io non so, già la pensione me l’hanno tagliata due volte, poi per ritirarla guarda che razza di fila… qui a un certo punto la gente non ce la fa più, adesso secondo me scoppia una bella rivoluzione… così poi siam tutti contenti…”. Allo sfogo si associano copiosi brontolii di approvazione, e partono conversazioni incrociate rigonfie di ira trattenuta, frustrazione, disagio.
Direi che stiamo entrando in quella fase delicata in cui l’avanzare della crisi e del cambiamento stanno ormai toccando una grande maggioranza delle persone, in modo diretto o indiretto. Allo stesso tempo, è evidente che non c’è nessuno, là in alto, dove dovrebbero stare quelli che sanno cosa fare, che abbia idea di come uscirne.
È un momento difficile e nell’ultima settimana ho sentito parlare di rivolta, di rivoluzione, di “…spariamogli a tutti…”, un po’ troppo spesso.
Per contro, qualche giorno fa ero seduto alla Baracca* di Monteveglio a ragionare di programmazione didattica con un paio di insegnanti e riflettendo sulla crisi e sul mondo che potrebbe venire dopo ci siamo lanciati nello scenario “evolutivo” che questa situazione permette. Beh… in questo caso i commenti diventano “… ma pensa che bello che sarebbe”.
Una sostanziale differenza di visione, no?
Non mi sono mai fidato delle rivoluzioni e ora che conosco un pochino di teoria dei sistemi mi spiego meglio il perché. Comunque anche dal punto di vista del termine, rivoluzione mi fa venire in mente quando giri una frittata. Puoi farlo con grande eleganza, come fanno gli chef della TV, facendola roteare in aria e atterrare con acrobatica precisione nella padella. Puoi farlo in modo pragmatico, usando un coperchio, o un piatto, per essere sicuro che vada tutto bene (meno elegante, me efficace). Oppure puoi farlo goffamente, ritrovandoti con una stracciatella disordinata invece che un bel disco d’orato. La sostanza però non cambia, quella rimane una frittata.
Nel nostro caso, della frittata direi che ci siamo stancati, e anche se non ci fossimo stancati, sono finite le uova (le risorse). Pensare in termini di EVOLUZIONE è più interessante: cosa potremmo essere invece che una frittata? Si aprono un marea di possibilità, di occasioni da cogliere.
Riportate questa idea nella vostra vita, nella vostra quotidianità: cosa potrei essere invece di quello che sono? Cosa so fare, cosa mi piace. Lasciatevi liberi di sognare in modo sfrenato: potreste scoprire prospettive che non avete mai osato prendere in considerazione e che, con il mondo che va in pezzi, diventano possibili.
Alla Baracca, per esempio, immaginavamo il collasso della scuola pubblica (prospettiva tutt’altro che remota) e nei primi istanti era una cosa triste, ma subito dopo si poteva immaginare come organizzare il percorso educativo dei bambini nella società in modo tutto diverso: scuola a casa, non-scuola, educazione progressiva, scuola nel bosco… meraviglioso.
Provate anche voi, fatelo per gioco, poi se avete voglia di scambiare idee usate i commenti.
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* Il chiosco semitransizionista del Parco Arcobaleno di Monteveglio