Daniel, il padrone di casa, mi esorta ad aiutare i lettori di Il Cambiamento a capire cosa sta succedendo al mondo, perché all’improvviso scopriamo che l’euro potrebbe morire domani mattina, perché la FIAT può semplicemente rinunciare al dialogo con i sindacati, perché l’Europa sembra crollare e tutto quello che pareva sicuro fino a poco fa è messo in discussione.
Per farsi un’idea a tutto tondo servirebbe la lettura di una cinquantina di libri, anche se alcuni testi recenti raccontano tutto piuttosto bene (The End of Growth ad esempio), almeno per quel che riguarda la comprensione dello scenario. Comunque provo, vediamo che ne esce, se non ci capite niente magari fate domande che se sono in grado rispondo.
Che succede?
Succede che vivete in un mondo di cui non sapete nulla (questo valeva anche per me prima di quattro anni fa). Tenetelo a mente, è un concetto utile.
Quella a cui assistete, seduti in prima fila, è la fine dell’epoca della crescita, o almeno della crescita che una parte dell’umanità ha interpretato e praticato da circa 10.000 anni a questa parte. Tutte le civiltà che hanno scelto un modello di sviluppo basato sul concetto di “crescita” sono finite nello stesso modo: sono crollate. Sulle loro macerie sono poi rinati nuovi sistemi di crescita che hanno finito per crollare e così via in un susseguirsi di cicli continui.
Benvenuti nella nostra fase di crollo.
Quello che accade non è quindi particolarmente nuovo o originale. Quello che non ha precedenti dal punto di vista storico è semmai la scala degli eventi. Le dimensioni e l’intensità di questo momento ci mettono di fronte a qualcosa che nessuna civiltà ha mai affrontato prima, quindi la faccenda è un po’ delicata.
Quando gli abitanti dell’isola di Pasqua hanno tagliato gli ultimi 100 alberi hanno condannato per sempre la loro piccola civiltà, ma quella era una piccola isola, si poteva prendere una canoa e andare altrove a ricominciare.
Ora noi siamo giunti a un livello tecnologico tale da poter esaurire le risorse dell’intero pianeta, lo stiamo facendo e ovviamente non c’è canoa che possa toglierci da questa situazione (non siamo nemmeno più in grado di mantenere in orbita i satelliti meteo, quindi di astronavi per altri sistemi solari o di terraformazione di Marte direi che non se ne parla).
Per capire serve un diverso sguardo
Per capire ciò che accade è importante guardare al mondo intero come a un sistema, non troverete spiegazioni o risposte utili se vi concentrate su un singolo aspetto.
La cosa più importante, non è l’economia, il petrolio, la politica, la giustizia, l’equità, l’agricoltura, l’essere vegetariani, l’essere morali, il credere in un dio o in un altro, essere di destra, essere di sinistra, essere ecologisti, essere progressisti, lottare, non lottare, indignarsi, occupare, ecc.
La cosa più importante è capire, rendersi conto della situazione, comprendere.
La maggior parte delle persone che leggono Il Cambiamento probabilmente pensano di essere informate e attente, lo stesso vale per le persone che gentilmente vengono ad scoltare i miei talk, eppure ogni volta che finisco una conferenza posso vedere che su tutte le facce sta scritto: “io non sapevo”.
Sì, perché un’altro aspetto particolare di questa epoca storica è che forse non è mai esistita una civiltà in grado di vivere così scollegata dalla realtà fisica del pianeta che la ospita e questo, ovviamente, non aiuta.
La situazione
Se ripetiamo gli stessi cicli e apparentemente gli stessi errori da millenni, che cosa ha provocato il cambiamento di scala nelle nostre capacità di fare “danni”. La risposta è complessa, ma sostanzialmente la differenza la fa la disponibilità di energia. Per fare qualunque cosa serve energia, per spostare un sasso serve energia, per costruire la muraglia cinese serve tanta energia, per tenere in piedi la società dei consumi, serve tantissima energia, un quantitativo immenso.
Semplificando brutalmente (mi perdonino gli eruditi), solo con l’energia del carbone usato in grandi quantità siamo potuti passare dall’artigianato alla industrializzazione, dall’epoca dei sassi e del legno a quella dell’acciaio e della Tour Eifel. Ma solo con l’energia iper-concentrata del petrolio abbiamo potuto inventare il consumismo, le guerre mondiali, il trasporto aereo per tutti, i reparti di terapia intensiva negli ospedali, i prodotti finanziari derivati, McDonald’s, ecc.
La forsennata ipertrofia della finanza, l’immensità dei debiti sovrani, i fondi speculativi, le multinazionali, le banche “too big to fail”, esistono perché abbiamo avuto le basi “termodinamiche” per poter creare tutto questo.
Tanta energia, vuol dire tante materie prime trasportabili ovunque per fare tanti prodotti, fare girare tanti soldi e produrre, a un certo punto del viaggio, anche tanto, tantissimo debito.
Per prolungare il più possibile questo sogno impossibile abbiamo deciso già da tempo di scollegare la finanza dagli atomi, i soldi sono ormai una convenzione astratta con cui, come vedete, si può fare un po’ quel che si vuole. In questi anni abbiamo visto la banca centrale USA creare bilioni di dollari dalla sera alla mattina, assolutamente dal nulla (non provate a immaginare un bilione = 1.000.000.000.000 perché il nostro cervello non ce la può fare…).
Ha senso creare denaro dal nulla? La domanda è inutile, l’importante è guadagnare qualche mese di tempo… poi si vedrà. Intanto magari scopriamo come uscirne… e poi fino a che tutti continuiamo a credere che quel denaro possa essere scambiato con cibo, acqua, servizi, ecc. tutto va bene, no?
Nel frattempo però tutti iniziano a capire che qualcosa è cambiato, prima avevi uno stipendio, una casa, un mutuo, un lavoro sicuro e una certa idea di come sarebbe stato il tuo futuro. Poi, pian piano, di settimana in settimana, tutte le tue certezze cominciano a liquefarsi. Per un certo periodo di tempo è facile pensare che i problemi saranno di qualcun altro, ma poi tutti cominciano a rendersi conto che “questa cosa” non si ferma. Ogni limite invalicabile viene immancabilmente valicato.
Cosa si è rotto?
Il problema è dovuto al fatto che mentre ci raccontavamo la “storia” della crescita infinita, siamo arrivati vicini all’esaurimento di tutte le risorse del pianeta in cui viviamo. Le risorse non sono come la finanza creativa, non sono come i bilioni che si possono inventare dalla sera alla mattina. Le risorse sono atomi, elettroni, fotoni, tutte particelle a cui non interessa quali “storie” ci stiamo raccontando noi umani.
Quando abbiamo iniziato a sfruttare il petrolio era necessaria un’unità di energia per ottenere dalla terra cento unità di energia in forma di petrolio. Era facile, due picconate in un terreno del Texas e un geyser di oro nero sgorgava impaziente di riempire milioni di barili.
Oggi quel tipo di petrolio non c’è più e la nostra capacità di estrarre petrolio convenzionale è in declino dal 2005. Lo abbiamo sostituito con operazioni di estrazione sempre più complicate e difficili. Oggi devastiamo territori immensi del Canada per spremere petrolio da sabbie che ne sono leggermente intrise.
Oppure andiamo a perforare in alto mare, dove le profondità si misurano in chilometri, e una volta raggiunto il fondo devi scavare ancora chilometri di roccia per raggiungere il giacimento. Il costi energetici, ambientali e i rischi di queste operazioni sono altissimi. Di conseguenza il prezzo del petrolio continua a salire nonostante la recessione sempre più pesante. E un petrolio che costa molto, indovinate un po’, provoca recessione.
Lo stesso vale per le risorse minerali e biologiche del pianeta. Perdiamo metalli e biodiversità, non c’è più pesce, non c’è più acqua, suolo, alberi, legno, ecc. ecc.
Ma non basta.
Entrano in scena i rifiuti. Lo sfruttamento delle risorse non genera solo il consumo delle risorse stesse, produce rifiuti. Per esempio milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera provenienti dalla nostra fame di petrolio e di carbone, dalla nostra smania di combustione, dal nostro crescente bisogno di energia.
Metalli pesanti. sostanze di sintesi, fumi, particolati, l’economia non include il costo di tutto questo nelle sue fantasiose equazioni, per contro registra i ricavi, infatti molti di questi “effetti collaterali” fanno crescere il PIL.
Lungo degenti, malattie croniche, frane, uragani, sono cose che, se stai continuando a crescere, sono una manna dal cielo. Significano nuovi ospedali, farmaci, lavori di ripristino, interventi colossali, ma che succede se per qualche ragione smetti di crescere?
Succede che tutto si trasforma in un incubo, la classica tempesta perfetta.
Una mattina ti svegli e non puoi più contare su ampie quantità di energia a basso costo per sostenere la crescita, le materie prime sono sempre più rare e costose perché per estrarle serve sempre più energia e non ce l’hai.
Le risorse fondamentali sono depauperate, non hai più suolo fertile per fare un’agricoltura che non usi fertilizzanti chimici (che vengono dal petrolio o da miniere di minerali che non puoi più sfruttare per le ragioni già dette o perché sono semplicemente esaurite).
Nel frattempo ti rendi conto che hai anche alterato il clima del pianeta, la composizione dell’atmosfera, hai guastato molti ecosistemi fondamentali e tutto questo costa. Proteggerti costa, curarti costa, perdere le api costa, riparare i danni dopo un uragano o un’alluvione costa e quando ti giri a cercare le risorse: trovi solo debiti.
Un bell’incubo eh?
Che succederà ora?
Non ci sarà nessuna ripresa della crescita, non per noi. Il sistema continuerà a degradarsi dolorosamente. Per noi persone comuni significa perdere il lavoro, i servizi, le protezioni, larghe parti della sanità, le pensioni, ecc. ecc.
È possibile, direi probabile, che vedremo tensioni sociali e scontri sempre più forti e frequenti. Ci saranno fasi di paura e tutte quelle cose spiacevoli che avvengono quando una civiltà crolla su se stessa.
Conseguenze psicologiche
Ecco, siamo arrivati al punto in cui voi che mi state leggendo vi dividete. I più consapevoli e informati scuotono la testa in un lugubre “sì sì è proprio così, siamo destinati alla tragedia…”
Quelli meno consapevoli possono avere reazioni di shock, depressione, scoramento (tutto normale), o più frequentemente negazione “ma cosa dice questo qui… se se, figurati…”.
Ecco come si produce l’effetto Isola di Pasqua, i depressi non fanno nulla, chi nega non fa nulla (spesso fa addirittura il contrario di ciò che sarebbe utile), gli inconsapevoli non fanno nulla, i consapevoli attivi si aggirano in cerca di nemici, si dividono in schiere cercando “la cosa più importante da fare subito, la battaglia più giusta” (per ogni gruppo sarà diversa ovviamente, per questioni di marketing), qualcuno pensa che in fondo una bella apocalisse ce la meritiamo proprio e si mette ad aspettarla, ecc.
Ora, la mia idea è che le soluzioni ci siano, e siano anche molto divertenti e piacevoli, ma purtroppo non siamo neurologicamente attrezzati per praticarle.
In una recente intervista a Jørgen Randers, mi sono sentito rispondere che uno dei problemi è la democrazia: “non c’è modo di eleggere le persone che potrebbero fare le cose giuste perché gli elettori non saranno mai disponibili a dare loro il voto”.
Il che può essere tragicamente vero.
Ok, basta brutte notizie, ci state?
Ora vi racconto un’altra storia. Dopo quasi quattro anni di ricerche e attingendo a quello che hanno scoperto persone che magari hanno ricercato per 10, 20, 30 anni e più, questo è il quadro della situazione che mi sono fatto:
1. Il mondo ha ancora sufficienti risorse per fare vivere i 7 miliardi di abitanti in modo ragionevole, si potrebbe nutrire tutti grazie ai combustibili fossili ancora per un po’ (tutti, anche quelli che ora muoiono di fame).
2. L’economia ha tutte le risorse che servono per fare tutti gli interventi che servono, oltretutto converrebbe anche dal punto di vista “dei conti della massaia”. La Banca Mondiale calcola che per gli interventi per la mitigazione degli effetti del Global Warming, ad esempio, basterebbe impegnare il 5% del PIL mondiale, il non intervento farà danni per oltre il 20% del PIL del mondo.
3. Alla fine, faremo quel che si deve fare. Siamo neurologicamente incapaci di gestire quello che abbiamo creato, ma probabilmente conserviamo abbastanza razionalità da non infilarci in un processo di estinzione. Questo però non vuol dire che poi non finiremo per ricominciare tutto da capo e che non passeremo attraverso cose dolorose, o molto dolorose.
4. C’è qualcuno che potrebbe mutare definitivamente il corso degli eventi: tu.
E non è retorica. Non sto scherzando.
segue…
Blog
Grazie Cristiano, un analisi esemplare. Aspetto con ansia la seconda parte!
Grazie Cristiano, sono sempre molto utili dei post “riassuntivi” da condividere con chi sta disperatamente cercando il bandolo della matassa. Leggere il tuo articolo può essere un ottimo punto di partenza per discutere, approfondire e spronare all’azione. Aspetto anch’io la seconda parte
Anche io attendo con interesse la seconda parte. Con modesta sincerità, non solo condivido lo stesso punto di vista, ma ho scritto qualcosa di molto simile qualche anno fa (non pubblicato, condiviso in un circolo ristretto).
Ho anche sviluppato un mio (ora nostro) progetto che risponde a quella chiamata “qualcuno può mutare il corso degli eventi: tu” … il progetto è avviato ed in fase di realizzazione. Può interessare conoscerne i contenuti? .. a me piacerebbe: noi andiamo avanti anche da soli, ma ritengo che “fare rete”, condividere, ascoltare suggerimenti e, perchè no, incoraggiamenti, sia una delle energie utili per il futuro (rinnovabile, eh!).
La seconda parte m’interessa per vedere se le conclusionim cui sono giunto io sono “sentite” anche da altri … sempre utile confrontarsi e restare con “i piedi per terra”.
SEGUE…. COME SEGUE????????????????? CAVOLI….
SUL PIU’ BELLO TI FERMI?!?!?!?!?!??
Una sintesi meravigliosa, come al solito
Mai pensato di raccogliere i tuoi post più belli in un ebook ?
Sarebbe veramente utile !