La manovra, il dado e il cacciavite

Nel caso vi state affaticando a seguire le vicessitudini della “manovra” salva Italia, quella che ogni mattina cambia a seconda di chi si lamenta di più (o di chi protesta meno), beh il mio consiglio è di lasciare perdere. Qualunque manovra dovesse uscire alla fine di questo buffo balletto sarebbe comunque insufficiente e inadeguata.

Si tratta infatti di una situazione simile a quella di un meccanico che voglia svitare un dado esagonale con un cacciavite. Immaginatevi lui e i suoi colleghi discutere se sia meglio un cacciavite a stella o uno a taglio, uno lungo o uno corto, ecc.

Il punto è, ovviamente, che per svitare un dado serve una chiave esagonale della giusta misura, con un cacciavite l’operazione non riuscirà, non è lo strumento adatto.

Si possono tentare risposte alla attuale situazione di crollo economico solo riprogettando in modo profondo e sistemico tutto il nostro modo di vivere. Qualunque altro intervento, al massimo, può spostare di qualche mese, o qualche anno, alcune delle conseguenze. Tenetene conto.

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10 Risposte a “La manovra, il dado e il cacciavite”

  1. aleph scrive:

    Ciao Cristiano,
    l’inadeguatezza delle discussioni, per molti versi assurde, di questi giorni concitati credo appaia lampante a tutti quelli che ronzano intorno ai concetti della transizione e di limiti naturali alla crescita. Ma ciononostante questa famigerata crescita è ancora ostinatamente evocata come l’unico vero rimedio possibile ai problemi del capitalismo scricchiolante.

    Siamo d’accordo che il livelllo migliore su cui agire è quello locale e della comunità, quello dove si possono realizzare i risultati più importanti per la transizione e la resilienza per i difficili tempi che ci aspettano. Ma per intanto, tra tutte le forze politiche che propongono le loro ricette, non una ha detto che la crescita è finita per sempre. A nessuno di quelli che dovrà votare questa manovra passa neanche per l’anticamera del cervello un concetto di economia e di sviluppo diverso da quello inventato 60 anni fa.
    È frustrante passare la giornata a “remare contro” forze capaci di spostare miliardi di euro nel giro di un pomeriggio, forze che, seppur con una rotta confusa e incerta, dirigono con decisione la prua della nave verso l’iceberg.

    Come si fa a convincere il capitano che sta sbagliando tutto? E come si può “lavorare con” i politici che stanno in Parlamento?

    (Non chiedo una soluzione da guru, ma il tuo punto di vista che di solito è inusuale e illuminante. Grazie)

    • Cristiano Bottone scrive:

      He he, domandine così, diciamo… leggere. Butto lì qualche contributo alla rinfusa…

      In generale, l’idea che si debba “convincere” qualcuno è un grosso ostacolo ai cambiamenti. In un vecchio dizionario etimologico troviamo “Ridurre alcuno con prove inconcusse o con ragioni ad ammettere o riconoscere checchessia”. Nell’idea di convincere è implicita una forzatura, un conflitto, seppur ottenuto con la “forza della ragione o della razionalità”. E qui ci scontriamo subito con un altro grosso equivoco con cui è tempo di fare i conti: gli essere umani sono solo molto marginalmente razionali, sono capaci di razionalità, ma rimangono un bel frullato di istinto, emozioni e sogni. Il “cervello grosso” è un vantaggio evolutivo complicato da gestire.

      Ne deduciamo quindi che contare sulla razionalità di qualcuno per portarlo a fare le scelte giuste non è un percorso particolarmente efficace (infatti in pubblicità lo si evita preferendo le vie emozionali e la forza delle “storie”, molto più efficaci e sicure). Il mio suggerimento quindi è: proviamo a smettere di pensare che ci sia qualcuno da “convincere”, che sia il vicino di casa o il presidente del consiglio e le probabilità di ottenere cambiamenti aumentano immediatamente.

      Nel nostro caso poi non abbiamo molte possibilità di agire direttamente su chi preme i bottoni del potere. La mia idea è di tenere un occhio sul quel livello senza immaginare che lì possano avvenire cose particolarmente utili, non al momento. È chiaro che va conservato uno stato di vigilanza, se nascono aberrazioni troppo grandi è necessario lanciare collettivamente segnali di arresto (vedi referendum, scioperi generali, ecc.).

      La maggior parte delle forze sociali è già impegnata in questo, nessuno però si preoccupa (lo fai notare anche tu) di costruire un paradigma alternativo (in realtà qualcuno lo fa anche nei posti più insospettabili, ma non sono cose visibili al momento… però vedrai…). Quindi personalmente, io cerco di utilizzare la mia energia per sperimentare processi nuovi e strumenti diversi e dopo 3 anni di esperimenti mi pare di poter dire che molte delle cose che abbiamo tentato funzionano piuttosto bene.

      Il problema di accedere alle “stanze dei bottoni” è relativo, se troviamo metodi e processi che rendono felici le persone, creano spazio a pensieri ed emozioni, è una cosa che succederà da sola semplicemente perché conviene a tutti. Il fatto è che al momento non esistono vere alternative al “sistema” che conosciamo. Tutto quello che è nato qui dentro appartiene profondamente a questa realtà e non fa che riprodurla così com’è.

      La cosa che mi preoccupa di più, in realtà, è che il numero di persone disponibili a impegnarsi intellettualmente per comprendere le cose che ti sto dicendo è molto basso. Quello che manca per un bel processo di transizione felice sono facilitatori sufficientemente preparati, non la partecipazione delle persone, non gli strumenti, non le idee, non le risorse. Questo sì che è un grande problema… non la manovra economica. Sarebbe più semplice partire dai giovani, ma occorre più tempo e di tempo non ne abbiamo tantissimo. Bah… vedremo…

      Per finire, si può lavorare “con” tutti, lo stiamo sperimentando nella pratica di tutti i giorni da 3 anni, affinando le nostre capacità e soprattutto la nostra convinzione che sia la strada giusta. In realtà, se ci pensi bene, non c’è un’alternativa al “lavorare con”, non esiste davvero la possibilità di lavorare “senza” qualcosa che in realtà esiste. Questi piccoli scatti mentali sono quelli che, almeno per quello che ho capito fin qui, possano condurci effettivamente a paradigmi differenti. Ed è un percorso divertentissimo, affascinante, emozionante a volte esaltante… bello, bello.

      Avrò risposto? Mah…

  2. medo scrive:

    Finchè non viene istituito un governo tecnico, non ci sarà nessuna manovra ulteriore significativa. A parte quella di luglio che di danni ne ha fatti tanti, ma tutti parlano da un mese di quest’altra manovra aggiuntiva causata dalla guerra franco-inglese contro l’Italia ed i suoi interessi in Libia (che ci dava pià del 30% di tutta l’energia che utilizziamo nel paese, ci ho contato dentro pure idroelettrico, eolico, etc). Che ha concausato attacchi speculativi sui mercati e ne causerà sicuramente ancora, di uguale o maggiore entità, con o senza eurobond, con o senza rassicurazioni di istituzioni quali Bankitalia o BCE o il Signore Iddio in persona. Questo per restare ottimisti.
    Sperando che chi legge abbia già iniziato la transizione e sia a buon punto…

    • Cristiano Bottone scrive:

      Ma sì dai, succeda quel che succeda, il percorso generale è abbastanza evidente e questo aiuta le persone a cominciare a fare ragionamenti nuovi… se i prestigiatori della finanza riescono a farci declinare in modo sufficientemente “morbido” ci sarà il tempo per fare tutto quel che serve, alla fine magari deventeremo un pianetino per bene di personcine a modo… sarebbe carino no?

      • Marco B. scrive:

        No, riusciranno ancora una volta a tenere in piedi la recita, a convincere che il mondo è troppo complesso e difficile per essere sè stessi e che conviene recitare un ruolo precotto per non rischiare e non mettersi in gioco, per non essere criticabili, per costruirsi un’immagine impeccabile che ci permetta di non essere attaccati dagli altri e, intanto, di attaccare tenendo al riparo i nostri limiti, costruendoci un’eccellenza da marketing dall’alto del quale dominare chi è più autentico o meno bravo attore.

        • Marco B. scrive:

          La cultura del piedistallo, delle classifiche, dell’autopromozione insincera e del “ne resterà soltanto uno” è ancora tutta qui, mentre un bel po’ di agenzie pseudoculturali inclusi i programmi televisivi insegnano ancora a “sopravvivere nella giungla” mettendosi in mostra e rubando i primi piani, ostacolando gli altri mentre si finge disponibilità, ben attenti a non scoprirsi e coinvolgersi davvero.

  3. Marco B. scrive:

    Bisogna agire sulla cultura, sulla società, sugli ideali, sull’immaginario. Tutte cose che questi materialisti ignorano cosa siano, chiusi nella loro realtà fatta di egoismo, accumulo, ostilità, soppraffazione, promozione di false identità

  4. ahahah
    bello il “pianetino per bene di personcine a modo”
    meno male che ci sono questi blog a farmi tirare avanti…

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