RAI 3: dimensioni parallele

pubblicato il 11 gennaio 2012 da Cristiano Bottone

E così alle 20:10, con precisione e puntualità, comincia “Che Tempo che Fa”, la puntata di domenica 8 gennaio (se servisse è qui), quella che resterà nella storia come un momento di televisione luminosa e straniante. Procediamo con ordine.

LUCA MERCALLI
La puntata si apre, insolitamente, con un intervento di Luca Mercalli (che normalmente, invece, appare il sabato). Pochi minuti interessantissimi in cui il ricercatore osserva che l’unica proposta del mondo istituzionale per uscire dalla crisi è “fare ripartire la crescita”.

Eppure sappiamo che non esistono sulla terra le condizioni fisiche per sostenere una cosa di questo genere. E non lo sappiamo da oggi, ma da tempo, lo si può capire meglio mandando in onda una vecchia intervista di Piero Angela ad Aurelio Peccei (1973).

Nel contributo video lo stesso Peccei ci racconta la genesi dello studio “The Limits to Growth” (I limiti dello sviluppo), commissionato al MIT (Massachusetts Institute of Technology - USA) e pubblicato nel 1972. Una ricerca che mette profondamente in discussione il modello di evoluzione economica e sociale della società industriale prevedendo, in modo sorprendentemente preciso, un po’ tutto quello che abbiamo visto succedere fino a oggi.

Nelle parole di Peccei il MIT “…è giunto alla conclusione che queste curve di sviluppo smodato creano una pressione sull’ambiente naturale e vanno al di là della capacità di sopportazione della terra…”
Mercalli ricorda che al momento dell’intervista di Peccei, sul pianeta c’erano circa 3 milardi e mezzo di persone, mentre ora siamo sette miliardi, insomma, pare evidente che oggi non si può proprio “ricominciare a crescere”.

Il cambiamento è epocale, continua Mercalli (cito sintentizzando). Serve la consapevolezza dei limiti ambientali, che se non viene maturata da ognuno di noi impedisce il necessario salto evolutivo. Serve una rivisitazione profonda degli obiettivi di filosofia dell’uomo. La competitività deve essere assolutamente sostituita dalla cooperazione, perché o ci salviamo tutti o nessuno. E infine oggi non è più possibile perseguire una politica di espansione economica, perché espansione economica vuol dire espansione nell’uso delle risorse del pianeta.

Dobbiamo perseguire la politica della resilienza, che è la proprietà di un sistema di non collassare quando viene sottoposto a uno stress. Lo stress ora c’è, ma siamo resilienti? No. Basta interromperci il flusso di petrolio e di gas e noi torniamo a un passato arcaico nel giro di una settimana.

Dobbiamo assolutamente preparare il nostro futuro garantendo il mantenimento delle grandi conquiste dell’umanità, ovvero il soddisfacimento dei bisogni e non quello dei desideri, che sono sempre infiniti e in gran parte futili.

Applausi. Si va avanti…
LAURA PAUSINI

La televisione è una cosa fatta così. Può farvi ascoltare e vedere uno come Mercalli che di dice qualcosa di indispensabile a evitare un’imminente tragedia per l’umanità e poi celebrare Laura Pausini e il suo nuovo album. Niente contro la Pausini e le sue canzoni ovviamente, solo che mi pare un buon modo per capire come viene costruita ogni giorno la nostra realtà.

Laura avrà sentito Luca parlare? Probabilmente no, non so… Fanno parte di mondi paralleli con percezioni della realtà completamente differenti. Lei ci racconta sorridente di come può volare in tre paesi differenti in una sola giornata solo per rilasciare interviste.

Applausi. Si va avanti…

MARIO MONTI

Infine il Presidente. E lui avrà sentito Luca? Sicuramente lo avrà incontrato nei camerini. Conosce i problemi di cui ha parlato? Molto probabilmente sì. Nel suo lungo intervento in ogni caso non c’è traccia, nemmeno in forma omeopatica, di quanto è stato esposto qualche canzone prima.

Nelle domande di Fazio nessun ponte verso i concetti espressi da Luca. Questo è un altro universo, non c’è connessione diretta con il passato recente. Anche se forse Fazio ha già fatto anche troppo… Forse dobbiamo solo ringraziarlo per aver fatto posto a concetti che non hanno mai accesso ai grandi canali di comunicazione. Ci sono 6 milioni di persone che guardano…

Comunque con Monti siamo in una ulteriore dimensione della realtà, la vediamo e sentiamo srotolarsi parallelamente alle altre. Quella del potere, di chi forse sa, ma magari non può dire. Di chi forse semplicemente non sa, ma avrebbe il potere di fare molto di quello che serve. Di chi magari sa, ma il potere alla fine non ce l’ha davvero, anche se sembra essere al vertice di tutto.

Poi anche il Presidente saluta con un sorriso.
Applausi.

Nei giorni successivi i commenti sulle affermazioni di Monti si sprecano. Ma nessuno, nessuno cita le contraddizioni molto concrete con quanto disse Peccei nel 1973… La vita continua, con la testa girata dall’altra parte.

Salviamo l’uomo

pubblicato il 4 gennaio 2012 da Cristiano Bottone

Ciao a tutti e buon anno, come vanno gli esercizi? Siete pronti per il n. 3? Nel frattempo potreste aggiungere un pezzettino di consapevolezza alla vostra libreria interiore.

Patrizia Gentilini di ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente Italia) sta facendo circolare la traduzione italiana di “Save the Man“, un documento redatto dalla Swedish Society for Nature Conservation.

Sono 34 pagine molto utili per capire l’entità del danno chimico che abbiamo prodotto fin qui e le conseguenze sulla salute umana (e più in generale sull’ecosistema). Se ancora non sapete nulla di questo argomento o non avete mai assistito a una conferenza di Patrizia potete rimediare qui, credo rimarrete profondamente sorpresi.

Più in generale, quando si affronta il problema del cambiamento, della fine di questo sistema di sviluppo, questo è un tema molto utile. Aiuta a comprendere meglio che le cose a cui siamo tanto attaccati e che ci pare così terribile non avere più, producono effetti terrificanti e che un futuro diverso è davvero auspicabile.

Come Patrizia ripete spesso nelle sue conferenze, siamo arrivati a modificare l’epigenoma umano attraverso l’inquinamento, a partorire bambini che nascono già predisposti per ammalarsi di malattie odiose. A chi può piacere tutto questo? È una vera sconfitta della specie umana.

Se il futuro vi interessa, leggete e diffondete con gentilezza e attenzione alle sensibilità degli altri. Sono temi che spaventano e bisogna pensare a “luoghi accoglienti” per la paura e l’angoscia di chi non sa ancora come trasformare questi sentimenti in positività.

 

Oltre gli esercizi solitari

pubblicato il 9 dicembre 2011 da Cristiano Bottone

Se gli esercizi in solitaria non vi bastano e volete qualcosa di più completo per avviare la Transizione attorno a voi vi segnalo il prossimo training per facilitatori… le info sono qui.

Esercizio n.2 per cambiare il mondo

pubblicato il 6 dicembre 2011 da Cristiano Bottone

segue da “Esercizio n. 1…”

Mentre cercate di avere ragione della competizione che pervade la vostra vita, potete passare al secondo esercizio. Questo forse è più adatto a chi “vuole fare cose” ora e subito.

Bene, cambiate la vostra alimentazione.

Qui ci sono le prime 10 regole per cominciare il percorso, non preoccupatevi di quello che viene dopo, per il momento questo basterebbe a produrre una rivoluzione gigantesca, si muovono molti timoni del sistema con questo semplice approccio.

Se volete capire come le abbiamo elaborate potreste avere voglia di leggere qui e qui scoprendo alcune di quelle cose che non sappiamo, ad esempio che non mangiamo quasi più nulla che sia adatto all’alimentazione umana.

Sono suggerimenti di transizione, non la migliore cosa in assoluto che si può fare sulla terra, ok? Per andare oltre servirebbe un processo di transizione vero e proprio attivo attorno a voi.

Alcune avvertenze:

1 – Una delle ragioni dell’attuale crisi globale è che siamo convinti che posssa davvero esistere un pollo arrosto che costa 5 euro.

2 – Se volete cambiare il mondo dovete decidere di spendere molti più soldi nel cibo. Un pollo arrosto da 5 euro non è termodinamicamente possibile, quindi se è lì che vi aspetta al supermercato sotto casa, vuol dire che ci sono tanti costi nascosti che pagherete poi altrove per far sì che quel pollo, che sembra così economico e vantaggioso, esista. Lo stesso vale per migliaia di prodotti alimentari attualmente in commercio.

3 – Siccome siamo tutti convinti che un pollo da 5 euro possa esistere, non c’è  al momento la possibilità di produrre cibo adatto all’uomo, in modo realmente sostenibile e rimanendo all’interno dell’attuale mercato alimentare. Per intenderci, il biologico non è sostenibile e chi fa biologico sopravvive a stento.

4 – Ne consegue che, anche volendo, forse farete fatica a seguire anche queste prime semplici indicazioni (quanto cibo locale e non confezionato riuscirete davvero a trovare?), ma provate.

Di solito cercare di applicare questo decalogo fa nascere tante domande, se volete potete farle nei commenti e io cerco di rispondere.

PS: qui sotto vedete un invito a dire che questo post vi piace “prima di tutti i vostri amici” essendo un invito alla competizione con i vostri amici, vedete voi come regolarvi.

Esercizio n.1 per cambiare il mondo

pubblicato il 5 dicembre 2011 da Cristiano Bottone

segue da “Ricapitolando

Ora voi vi aspettate che vi dica cosa dovete fare, e io ve lo dico, ma forse non vi piacerà (soprattutto se siete tipi d’azione). Non vi piacerà perché, come ho detto nel post precedente, non sappiamo molto di come funziona il mondo. La nostra testa è piena di “storie” che descrivono la realtà, ma nella maggior parte dei casi sono, appunto, “storie”.

Le idee alla base del movimento di Transizione sono emerse da alcune riflessioni davvero interessanti. Ad esempio, se è vero che dagli anni ’70 avevamo modelli per prevedere l’attuale crisi e tutte le sue nefaste conseguenze, perché non abbiamo fatto niente per cambiare strada?

La risposta inquietante è che abbiamo invece fatto moltissimo per cambiare strada. È in quegli anni che nascono i movimenti ambientalisti e si diffondono in tutto il mondo. Prendono strade differenti, adottano strategie differenti, pensate alle differenze tra il WWF e Greenpeace. L’ambientalismo, a un certo punto diventa “politico” e i partiti “verdi” si diffondono ovunque.

Milioni di persone hanno profuso sforzi immensi per cambiare le cose, sono stati impiegati fiumi di denaro in campagne di ogni tipo, ma i risultati quali sono? Quasi nulli. Il treno della crescita infinita ha proseguito la sua corsa a velocità esponenziale fino ad oggi (più o meno la stessa cosa si può dire per i movimenti a favore dell’equità sociale).

Forse allora in tutto questo tempo ci è sfuggito qualcosa, qualcosa di fondamentale. Non abbiamo fatto quello che serviva, ma quello che immaginavamo servisse.

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Ricapitolando

pubblicato il 1 dicembre 2011 da Cristiano Bottone

Daniel, il padrone di casa, mi esorta ad aiutare i lettori di Il Cambiamento a capire cosa sta succedendo al mondo, perché all’improvviso scopriamo che l’euro potrebbe morire domani mattina, perché la FIAT può semplicemente rinunciare al dialogo con i sindacati, perché l’Europa sembra crollare e tutto quello che pareva sicuro fino a poco fa è messo in discussione.

Per farsi un’idea a tutto tondo servirebbe la lettura di una cinquantina di libri, anche se alcuni testi recenti raccontano tutto piuttosto bene (The End of Growth ad esempio), almeno per quel che riguarda la comprensione dello scenario. Comunque provo, vediamo che ne esce, se non ci capite niente magari fate domande che se sono in grado rispondo.

Che succede?

Succede che vivete in un mondo di cui non sapete nulla (questo valeva anche per me prima di quattro anni fa). Tenetelo a mente, è un concetto utile.

Quella a cui assistete, seduti in prima fila, è la fine dell’epoca della crescita, o almeno della crescita che una parte dell’umanità ha interpretato e praticato da circa 10.000 anni a questa parte. Tutte le civiltà che hanno scelto un modello di sviluppo basato sul concetto di “crescita” sono finite nello stesso modo: sono crollate. Sulle loro macerie sono poi rinati nuovi sistemi di crescita che hanno finito per crollare e così via in un susseguirsi di cicli continui.

Benvenuti nella nostra fase di crollo.

Quello che accade non è quindi particolarmente nuovo o originale. Quello che non ha precedenti dal punto di vista storico è semmai la scala degli eventi. Le dimensioni e l’intensità di questo momento ci mettono di fronte a qualcosa che nessuna civiltà ha mai affrontato prima, quindi la faccenda è un po’ delicata.

Quando gli abitanti dell’isola di Pasqua hanno tagliato gli ultimi 100 alberi hanno condannato per sempre la loro piccola civiltà, ma quella era una piccola isola, si poteva prendere una canoa e andare altrove a ricominciare.

Ora noi siamo giunti a un livello tecnologico tale da poter esaurire le risorse dell’intero pianeta, lo stiamo facendo e ovviamente non c’è canoa che possa toglierci da questa situazione (non siamo nemmeno più in grado di mantenere in orbita i satelliti meteo, quindi di astronavi per altri sistemi solari o di terraformazione di Marte direi che non se ne parla).

Per capire serve un diverso sguardo

Per capire ciò che accade è importante guardare al mondo intero come a un sistema, non troverete spiegazioni o risposte utili se vi concentrate su un singolo aspetto.

La cosa più importante, non è l’economia, il petrolio, la politica, la giustizia, l’equità, l’agricoltura, l’essere vegetariani, l’essere morali, il credere in un dio o in un altro, essere di destra, essere di sinistra, essere ecologisti, essere progressisti, lottare, non lottare, indignarsi, occupare, ecc.

La cosa più importante è capire, rendersi conto della situazione, comprendere.

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Un po’ di radio verità

pubblicato il 15 novembre 2011 da Cristiano Bottone

Scusino la lunga assenza, ma la Transizione nel mondo reale al momento è prevalente rispetto a quella nel mondo virtuale (stanno succedendo mille cose).

Volevo segnalarvi l’interessante intervento di oggi di Loretta Napoleoni durante il programma “28 minuti” su Radio 2 Rai.

Interessante nei contenuti, ma soprattutto per il fatto che qualcuno ha avuto la possibilità di dire cose che non si dicono mai, sulla radio nazionale, all’ora di pranzo. Segno dei tempi che cambiano.

Ogni volta che succede una cosa come questa, significa che è caduta una barriera, significa che da oggi si possono fare e dire cose che ieri non si potevano fare o dire.

Se siete tra quelli che provano a spiegare agli altri come va il mondo, oggi avete un piccolo strumento in più per farlo, se siete tra quelli che ancora non riescono a credere a quello che sta succedendo, forse c’è un motivo in più per comprendere meglio quel che accade.

Nell’ascoltare Loretta potreste magari decidere di rileggere quello che ho scritto appena tornato dalla Grecia, o buttare un occhio sulle mie considerazioni sulla manovra salva Italia.

Certo il sistema dei nostri media rimane ancora complessivamente impegnato nel raccontare una “storia” che non ha attinenza con la realtà. Ecco perché sarebbe interessante che un luogo come “Il Cambiamento” potesse continuare ad esistere.

Ma di questo magari ne riparliamo.

 

La manovra, il dado e il cacciavite 2

pubblicato il 21 settembre 2011 da Cristiano Bottone

Mi scuso per le mie previsioni errate, una nuova manovra è già in vista ed è passata solo qualche settimana, insomma, ero stato un po’ troppo ottimista La sostanza non cambia comunque, non si esce dalla situazione attuale con una manovra finanziaria (né con due, né con  tre, ecc).

Vedi post precedente.

Rivoluzione vs Evoluzione

pubblicato il 17 settembre 2011 da Cristiano Bottone

Un affollato ufficio postale, a un certo punto una signora sbotta “.. io non so, già la pensione me l’hanno tagliata due volte, poi per ritirarla guarda che razza di fila… qui a un certo punto la gente non ce la fa più, adesso secondo me scoppia una bella rivoluzione… così poi siam tutti contenti…”. Allo sfogo si associano copiosi brontolii di approvazione, e partono conversazioni incrociate rigonfie di ira trattenuta, frustrazione, disagio.

Direi che stiamo entrando in quella fase delicata in cui l’avanzare della crisi e del cambiamento stanno ormai toccando una grande maggioranza delle persone, in modo diretto o indiretto. Allo stesso tempo, è evidente che non c’è nessuno, là in alto, dove dovrebbero stare quelli che sanno cosa fare, che abbia idea di come uscirne.

È un momento difficile e nell’ultima settimana ho sentito parlare di rivolta, di rivoluzione, di “…spariamogli a tutti…”, un po’ troppo spesso.

Per contro, qualche giorno fa ero seduto alla Baracca* di Monteveglio a ragionare di programmazione didattica con un paio di insegnanti e riflettendo sulla crisi e sul mondo che potrebbe venire dopo ci siamo lanciati nello scenario “evolutivo” che questa situazione permette. Beh… in questo caso i commenti diventano “… ma pensa che bello che sarebbe”.

Una sostanziale differenza di visione, no?

Non mi sono mai fidato delle rivoluzioni e ora che conosco un pochino di teoria dei sistemi mi spiego meglio il perché. Comunque anche dal punto di vista del termine, rivoluzione mi fa venire in mente quando giri una frittata. Puoi farlo con grande eleganza, come fanno gli chef della TV, facendola roteare in aria e atterrare con acrobatica precisione nella padella. Puoi farlo in modo pragmatico, usando un coperchio, o un piatto, per essere sicuro che vada tutto bene (meno elegante, me efficace). Oppure puoi farlo goffamente, ritrovandoti con una stracciatella disordinata invece che un bel disco d’orato. La sostanza però non cambia, quella rimane una frittata.

Nel nostro caso, della frittata direi che ci siamo stancati, e anche se non ci fossimo stancati, sono finite le uova (le risorse). Pensare in termini di EVOLUZIONE è più interessante: cosa potremmo essere invece che una frittata? Si aprono un marea di possibilità, di occasioni da cogliere.

Riportate questa idea nella vostra vita, nella vostra quotidianità: cosa potrei essere invece di quello che sono? Cosa so fare, cosa mi piace. Lasciatevi liberi di sognare in modo sfrenato: potreste scoprire prospettive che non avete mai osato prendere in considerazione e che, con il mondo che va in pezzi, diventano possibili.

Alla Baracca, per esempio, immaginavamo il collasso della scuola pubblica (prospettiva tutt’altro che remota) e nei primi istanti era una cosa triste, ma subito dopo si poteva immaginare come organizzare il percorso educativo dei bambini nella società in modo tutto diverso: scuola a casa, non-scuola, educazione progressiva, scuola nel bosco… meraviglioso.

Provate anche voi, fatelo per gioco, poi se avete voglia di scambiare idee usate i commenti.

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* Il chiosco semitransizionista del Parco Arcobaleno di Monteveglio

La manovra, il dado e il cacciavite

pubblicato il 31 agosto 2011 da Cristiano Bottone

Nel caso vi state affaticando a seguire le vicessitudini della “manovra” salva Italia, quella che ogni mattina cambia a seconda di chi si lamenta di più (o di chi protesta meno), beh il mio consiglio è di lasciare perdere. Qualunque manovra dovesse uscire alla fine di questo buffo balletto sarebbe comunque insufficiente e inadeguata.

Si tratta infatti di una situazione simile a quella di un meccanico che voglia svitare un dado esagonale con un cacciavite. Immaginatevi lui e i suoi colleghi discutere se sia meglio un cacciavite a stella o uno a taglio, uno lungo o uno corto, ecc.

Il punto è, ovviamente, che per svitare un dado serve una chiave esagonale della giusta misura, con un cacciavite l’operazione non riuscirà, non è lo strumento adatto.

Si possono tentare risposte alla attuale situazione di crollo economico solo riprogettando in modo profondo e sistemico tutto il nostro modo di vivere. Qualunque altro intervento, al massimo, può spostare di qualche mese, o qualche anno, alcune delle conseguenze. Tenetene conto.