Diventate imprenditori energetici

pubblicato il 20 marzo 2012 da Cristiano Bottone

Vi ho già parlato di come cambiare il vostro contratto di fornitura elettrica e annullare le vostre emissioni con un semplice gesto a costo praticamente zero (a proposito, lo avete fatto?).

Ora vi segnalo una possibilità differente, qualcosa di più adatto a chi vuole agire in modo più diretto diventando parte di una cooperativa di produttori/consumatori di energia. È un progetto che va avanti da tempo e si chiama Retenergie, sul loro sito trovate molte informazioni sull’idea e sul suo funzionamento, ma ve la riassumo qui in due parole.

Si può produrre e consumare l’energia che ci serve? Proviamoci! E così nel 2008 a Cuneo è stata fondata una cooperativa che cerca di fare proprio questo. Costruisce impianti puliti (sostanzialmente idroelettrici e fotovoltaici) e cerca di arrivare alla massa critica che in futuro le permetterà di vendere direttamente l’energia prodotta ai propri soci (nel frattempo la vende alla rete).

Più persone partecipano al progetto più l’obiettivo si avvicina e più energia sostenibile viene immessa nel sistema elettrico. Al momento infatti sono stati già realizzati 5 impianti fotovoltaici e sono in progettazione un impianto idroelettrico e due nuovi fotovoltaici di maggiori dimensioni.

Il tutto è regolato da un codice etico che la cooperativa si è data e che potete analizzare qui.

Se vi stuzzica l’idea di diventare imprenditori energetici questa è una possibilità bella e pronta. Al momento è in corso di raccolta il capitale necessario alla realizzazione dell’impianto di Boves (Cn), con un investimento di circa 700.000 euro e un capitale già raccolto di 145.000.

Si può aderire come Socio Cooperatore (per usufruire dei servizi della coop., quali gruppi di acquisto) o Socio Sovventore (per finanziare gli impianti), dipende dalla vostra attitudine. In ogni caso vi consiglio di prendervi un po’ di tempo per capire meglio la cosa e di fare riferimento al loro sito per ogni domanda di approfondimento.

Ovviamente si tratta di entrare a fare parte di un soggetto economico (con tutti i rischi e i vantaggi del caso), quindi di un’azione molto più coinvolgente del semplice cambio di fornitore di energia, ma è un percorso che sembra stia piacendo a molti di quelli che non amano rimanere passivi di fronte agli eventi ed è un modo per modificare la realtà che ci circonda.

La fine della crescita

pubblicato il 16 marzo 2012 da Cristiano Bottone

Il numero di persone che ancora non capisce la natura della crisi in corso è davvero grande. Non c’è da sorprendersi visto che la qualità dell’informazione al riguardo è molto discutibile (spesso anche nei canali in cui dovrebbe essere migliore).

Per contro, cresce in modo sensibilissimo il numero di quelli che capiscono cosa sta succedendo. Ora sono ovunque, nelle aziende, nelle amministrazioni pubbliche, perfino in qualche posizione significativa di potere.

A beneficio di tutti, e come ripassino generale, il mitico nucleo traduzioni di Transition Italia e ASPO (nello specifico l’ancor più mitico Rupo), ha sottotitolato questa serata di Richard Heinberg a Totnes. In un tempo molto breve riesce a spiegare tutti gli elementi salienti della situazione.

Agli angloabili consiglio caldamente la lettura del suo ultimo libro “The End of Growth” che spero uscirà presto anche in italiano. È un testo molto completo, perfetto per chi parte da zero, ma anche per chi vuole rimettere un po’ in ordine le proprie idee.

Il filmato, comunque, è un buon riassunto, magari si può cominciare da lì.

tTalk a Vignola (Mo)

pubblicato il 12 marzo 2012 da Cristiano Bottone

Scusate la latitanza sul web, ma la Transizione in forma reale è ormai talmente pervasiva che preferisco occuparmi di quella… in ogni caso domani sera sono a fare un tTalk tra amici a Vignola (Mo).

Ci troviamo al Circolo Ribalta alle 20:30, proprio sotto il castello di Vignola in via Zenzano (dove c’è il grande parcheggio, il complesso è quello dell’ex mattatoio).

È un occasione per conoscere dal vivo tutte le incredibilissime cose che stanno succedendo, davvero belle… poi se trovo il tempo le scrivo.

Per chi passa di qui senza sapere molto della Transizione, tTalk sta per Transition Talk, una specie di conferenza arricchita da qualche gioco e qualche attività che aiuta i presenti ad afferrare meglio alcuni concetti base. Serve a aprire le porte al mondo molto ricco e complesso del movimento di Transizione.

È un’esperienza piuttosto intensa e va detto che normalmente cambia per sempre la vita di chi partecipa. Ci sono persone che me lo ripetono ancora a distanza di anni.

L’accesso al mondo della Transizione ha infatti uno scoglio psicologico che tutti, in un modo o nell’altro, devono affrontare, quello di farsi un’immagine completa (sistemica) di come sia il mondo in cui viviamo. Quello che riscontriamo qui, e in tutto il mondo, è che quasi nessuno è pronto a guardare davvero il drago negli occhi.

Quello che turba maggiormente, a mio parere, non è tanto la sequenza di notizie spiacevoli che bisogna cercare di gestire, ma il dover riorganizzare la maggior parte delle certezze che ognuno si è costruito in una vita. Anche i più consapevoli di solito commentano dicendo “… sapevo quasi tutte le cose di cui hai parlato, ma non le avevo mai collegate tra loro in questo modo…”

A compensazione di questo sforzo c’è però una scoperta che poi emerge pian piano, quella che possiamo tranquillamente cambiare tutto e che questo cambiamento potrebbe portarci a costruire un futuro, nemmeno tanto lontano, decisamente migliore del presente e del passato.

Una evoluzione umana da sempre auspicata e che ora, per molte ragioni, sembra davvero a portata di mano.

Insomma, se la faccenda vi interessa fate un salto…

 

Esercizio n. 3 per cambiare il mondo

pubblicato il 23 febbraio 2012 da Cristiano Bottone

Ok, il primo e il secondo esercizio erano difficilini. Il terzo che vi propongo è estremamente facile, a patto che voi possediate un contratto di fornitura elettrica a casa o in ufficio.

L’esercizio consiste nel cambiare fornitore, questo vi consentirà di portare a zero le vostre emissioni di gas serra correlate ai consumi elettrici.

VI SPIEGO TUTTO

Dopo molto, molto, molto, molto, molto lavoro, CO-Energia è riuscita a chiudere una convenzione con Trenta spa (del gruppo Dolomiti), un fornitore di energia elettrica che produce esclusivamente con fonti rinnovabili non emissive e che ha accettato di costruire un contratto di fornitura fortemente ispirato alle idee dell’economia solidale.

Voi non potete immaginare quanto tempo e quanta caparbietà siano state necessarie per giungere a un risultato come questo. Quanti altri interlocutori, quante speranze e delusioni, si sono susseguite per arrivare a poter offrire un contratto di questo tipo.

FUNZIONA COSI’

Oltre alla garanzia di energia 100% rinnovabile, certificata di provenienza italiana, sono incorporati elementi che caratterizzano i processi di economia solidale:

  • l’istituzione di un Fondo di solidarietà per lo sviluppo di progetti di economia solidale promossi dai cittadini (fondo alimentato in pari misura da chi aderisce alla convenzione e da Trenta spa, e gestito dall’Associazione Co-Energia)
  • la trasparenza in bolletta e sugli impianti di produzione gestiti da Trenta
  • la prospettiva che il fornitore diventi acquirente e canale di immissione sul mercato di energia rinnovabile prodotta nei territori da associazioni e cittadini con impianti collettivi di piccola taglia.

Meraviglioso!

E poi non dite che non do mai buone notizie. Anche perché purtroppo non tutta l’energia che viene certificata come “verde” lo è veramente, soprattutto è quasi impossibile controllare.

Per farvi un esempio, io ho da molti anni, a casa e in ufficio, una fornitura di energia certificata RES, a un certo punto però, il mio fornitore ha deciso di entrare nella gestione di un inceneritore. I miei elettroni sono ancora certificati, ovviamente, ma diventa molto più complicato capire dove vengano veramente prodotti…

Molti degli accordi tentati in precedenza con altre aziende crollavano proprio su questi punti: trasparenza e controllo. Ma CoEnergia è popolata di personaggi totalmente intransigenti e incontentabili, quindi se qualcosa non è limpido come il cristallo di boemia non c’è verso di farlo passare. I nostri eroi volevano la carta di identità di ogni singolo elettrone e, dopo lungo penare, alla fine ce l’hanno fatta.

Ma non ho finito.

C’è anche uno sconto del 12% sulla componente energia della bolletta (come sapete le bollette riportano molte voci che rappresentano tasse di vario tipo). Su una bolletta media si calcola che questo 12% possa incidere di circa un 6% (ma dipende da caso a caso).

IL MONDO SI CAMBIA COSI’

Ecco ora sapete tutto.
Cliccate qui e fate un passo concretissimo per cambiare tutto.
Vi do 10 giorni. Se non lo fate entro questo tempo probabilmente non lo farete più e a quel punto sarà molto importante per voi chiedervi perché.

Fatemi sapere. Buon esercizio!

PS: Se avete già il fotovoltaico Trenta può operare con il GSE quindi nessun problema.
PPS: Se andate a emissioni zero questo non vuol dire che potete aumentare i vostri consumi, anzi… (mi raccomando eh…)

Approfondimento: cosa significa acquistare energia “verde”

Non ho nemmeno postato questo articolo che ho già ricevuto solleciti a spiegare di più, ok procedo, vediamo se mi riesce.

Quando acquistate energia certificata non consumerete davvero l’energia che viene prodotta nell’impianto del fornitore con cui stipulate il contratto. Nel nostro caso, ad esempio, potreste pagare la bolletta a Trenta e consumare energia prodotta in una centrale a carbone, in una centrale turbogas, dal fotovoltaico del vicino di casa, in un impianto nucleare in Francia ecc.

Nessuno può veramente instradare gli elettroni fino al vostro contatore. Quello che conta, però è che Trenta produce e immette in rete abbastanza energia per coprire tutto il fabbisogno dei propri utenti. Più utenti chiederanno VERA energia certificata, più i produttori di energia dovranno mettersi nelle condizioni di produrla. La vostra azione, quindi, sposta il mercato, anche in senso fisico, lo riorganizza da basso (ogni tanto le leggi del mercato possono essere usate a scopi benefici).

Attenzione però, produrre energia senza emissioni non è semplice. Non siamo tecnicamente in grado di farne la stessa quantità che produciamo dalle fonti fossili. Ecco perché è necessario comunque continuare a lavorare per ridurre i consumi. Se dopo questo mio post tutti i cittadini italiani chiedessero VERA energia verde beh… semplicemente non ci sarebbe sul mercato (comunque tranquilli, non succederà).

Servono grandi investimenti nelle rinnovabili non emissive (ricordate che quando si brucia qualcosa bene o male si emette) per fare una transizione dalle fonti fossili ad altro e serve anche una grande riduzione del fabbisogno accompagnata da un grande lavoro culturale. Questa piccola possibilità di uso della leva di mercato è comunque un elemento estremamente utile e alla portata assolutamente di tutti.

 

RAI 3: dimensioni parallele

pubblicato il 11 gennaio 2012 da Cristiano Bottone

E così alle 20:10, con precisione e puntualità, comincia “Che Tempo che Fa”, la puntata di domenica 8 gennaio (se servisse è qui), quella che resterà nella storia come un momento di televisione luminosa e straniante. Procediamo con ordine.

LUCA MERCALLI
La puntata si apre, insolitamente, con un intervento di Luca Mercalli (che normalmente, invece, appare il sabato). Pochi minuti interessantissimi in cui il ricercatore osserva che l’unica proposta del mondo istituzionale per uscire dalla crisi è “fare ripartire la crescita”.

Eppure sappiamo che non esistono sulla terra le condizioni fisiche per sostenere una cosa di questo genere. E non lo sappiamo da oggi, ma da tempo, lo si può capire meglio mandando in onda una vecchia intervista di Piero Angela ad Aurelio Peccei (1973).

Nel contributo video lo stesso Peccei ci racconta la genesi dello studio “The Limits to Growth” (I limiti dello sviluppo), commissionato al MIT (Massachusetts Institute of Technology - USA) e pubblicato nel 1972. Una ricerca che mette profondamente in discussione il modello di evoluzione economica e sociale della società industriale prevedendo, in modo sorprendentemente preciso, un po’ tutto quello che abbiamo visto succedere fino a oggi.

Nelle parole di Peccei il MIT “…è giunto alla conclusione che queste curve di sviluppo smodato creano una pressione sull’ambiente naturale e vanno al di là della capacità di sopportazione della terra…”
Mercalli ricorda che al momento dell’intervista di Peccei, sul pianeta c’erano circa 3 milardi e mezzo di persone, mentre ora siamo sette miliardi, insomma, pare evidente che oggi non si può proprio “ricominciare a crescere”.

Il cambiamento è epocale, continua Mercalli (cito sintentizzando). Serve la consapevolezza dei limiti ambientali, che se non viene maturata da ognuno di noi impedisce il necessario salto evolutivo. Serve una rivisitazione profonda degli obiettivi di filosofia dell’uomo. La competitività deve essere assolutamente sostituita dalla cooperazione, perché o ci salviamo tutti o nessuno. E infine oggi non è più possibile perseguire una politica di espansione economica, perché espansione economica vuol dire espansione nell’uso delle risorse del pianeta.

Dobbiamo perseguire la politica della resilienza, che è la proprietà di un sistema di non collassare quando viene sottoposto a uno stress. Lo stress ora c’è, ma siamo resilienti? No. Basta interromperci il flusso di petrolio e di gas e noi torniamo a un passato arcaico nel giro di una settimana.

Dobbiamo assolutamente preparare il nostro futuro garantendo il mantenimento delle grandi conquiste dell’umanità, ovvero il soddisfacimento dei bisogni e non quello dei desideri, che sono sempre infiniti e in gran parte futili.

Applausi. Si va avanti…
LAURA PAUSINI

La televisione è una cosa fatta così. Può farvi ascoltare e vedere uno come Mercalli che di dice qualcosa di indispensabile a evitare un’imminente tragedia per l’umanità e poi celebrare Laura Pausini e il suo nuovo album. Niente contro la Pausini e le sue canzoni ovviamente, solo che mi pare un buon modo per capire come viene costruita ogni giorno la nostra realtà.

Laura avrà sentito Luca parlare? Probabilmente no, non so… Fanno parte di mondi paralleli con percezioni della realtà completamente differenti. Lei ci racconta sorridente di come può volare in tre paesi differenti in una sola giornata solo per rilasciare interviste.

Applausi. Si va avanti…

MARIO MONTI

Infine il Presidente. E lui avrà sentito Luca? Sicuramente lo avrà incontrato nei camerini. Conosce i problemi di cui ha parlato? Molto probabilmente sì. Nel suo lungo intervento in ogni caso non c’è traccia, nemmeno in forma omeopatica, di quanto è stato esposto qualche canzone prima.

Nelle domande di Fazio nessun ponte verso i concetti espressi da Luca. Questo è un altro universo, non c’è connessione diretta con il passato recente. Anche se forse Fazio ha già fatto anche troppo… Forse dobbiamo solo ringraziarlo per aver fatto posto a concetti che non hanno mai accesso ai grandi canali di comunicazione. Ci sono 6 milioni di persone che guardano…

Comunque con Monti siamo in una ulteriore dimensione della realtà, la vediamo e sentiamo srotolarsi parallelamente alle altre. Quella del potere, di chi forse sa, ma magari non può dire. Di chi forse semplicemente non sa, ma avrebbe il potere di fare molto di quello che serve. Di chi magari sa, ma il potere alla fine non ce l’ha davvero, anche se sembra essere al vertice di tutto.

Poi anche il Presidente saluta con un sorriso.
Applausi.

Nei giorni successivi i commenti sulle affermazioni di Monti si sprecano. Ma nessuno, nessuno cita le contraddizioni molto concrete con quanto disse Peccei nel 1973… La vita continua, con la testa girata dall’altra parte.

Salviamo l’uomo

pubblicato il 4 gennaio 2012 da Cristiano Bottone

Ciao a tutti e buon anno, come vanno gli esercizi? Siete pronti per il n. 3? Nel frattempo potreste aggiungere un pezzettino di consapevolezza alla vostra libreria interiore.

Patrizia Gentilini di ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente Italia) sta facendo circolare la traduzione italiana di “Save the Man“, un documento redatto dalla Swedish Society for Nature Conservation.

Sono 34 pagine molto utili per capire l’entità del danno chimico che abbiamo prodotto fin qui e le conseguenze sulla salute umana (e più in generale sull’ecosistema). Se ancora non sapete nulla di questo argomento o non avete mai assistito a una conferenza di Patrizia potete rimediare qui, credo rimarrete profondamente sorpresi.

Più in generale, quando si affronta il problema del cambiamento, della fine di questo sistema di sviluppo, questo è un tema molto utile. Aiuta a comprendere meglio che le cose a cui siamo tanto attaccati e che ci pare così terribile non avere più, producono effetti terrificanti e che un futuro diverso è davvero auspicabile.

Come Patrizia ripete spesso nelle sue conferenze, siamo arrivati a modificare l’epigenoma umano attraverso l’inquinamento, a partorire bambini che nascono già predisposti per ammalarsi di malattie odiose. A chi può piacere tutto questo? È una vera sconfitta della specie umana.

Se il futuro vi interessa, leggete e diffondete con gentilezza e attenzione alle sensibilità degli altri. Sono temi che spaventano e bisogna pensare a “luoghi accoglienti” per la paura e l’angoscia di chi non sa ancora come trasformare questi sentimenti in positività.

 

Oltre gli esercizi solitari

pubblicato il 9 dicembre 2011 da Cristiano Bottone

Se gli esercizi in solitaria non vi bastano e volete qualcosa di più completo per avviare la Transizione attorno a voi vi segnalo il prossimo training per facilitatori… le info sono qui.

Esercizio n.2 per cambiare il mondo

pubblicato il 6 dicembre 2011 da Cristiano Bottone

segue da “Esercizio n. 1…”

Mentre cercate di avere ragione della competizione che pervade la vostra vita, potete passare al secondo esercizio. Questo forse è più adatto a chi “vuole fare cose” ora e subito.

Bene, cambiate la vostra alimentazione.

Qui ci sono le prime 10 regole per cominciare il percorso, non preoccupatevi di quello che viene dopo, per il momento questo basterebbe a produrre una rivoluzione gigantesca, si muovono molti timoni del sistema con questo semplice approccio.

Se volete capire come le abbiamo elaborate potreste avere voglia di leggere qui e qui scoprendo alcune di quelle cose che non sappiamo, ad esempio che non mangiamo quasi più nulla che sia adatto all’alimentazione umana.

Sono suggerimenti di transizione, non la migliore cosa in assoluto che si può fare sulla terra, ok? Per andare oltre servirebbe un processo di transizione vero e proprio attivo attorno a voi.

Alcune avvertenze:

1 – Una delle ragioni dell’attuale crisi globale è che siamo convinti che posssa davvero esistere un pollo arrosto che costa 5 euro.

2 – Se volete cambiare il mondo dovete decidere di spendere molti più soldi nel cibo. Un pollo arrosto da 5 euro non è termodinamicamente possibile, quindi se è lì che vi aspetta al supermercato sotto casa, vuol dire che ci sono tanti costi nascosti che pagherete poi altrove per far sì che quel pollo, che sembra così economico e vantaggioso, esista. Lo stesso vale per migliaia di prodotti alimentari attualmente in commercio.

3 – Siccome siamo tutti convinti che un pollo da 5 euro possa esistere, non c’è  al momento la possibilità di produrre cibo adatto all’uomo, in modo realmente sostenibile e rimanendo all’interno dell’attuale mercato alimentare. Per intenderci, il biologico non è sostenibile e chi fa biologico sopravvive a stento.

4 – Ne consegue che, anche volendo, forse farete fatica a seguire anche queste prime semplici indicazioni (quanto cibo locale e non confezionato riuscirete davvero a trovare?), ma provate.

Di solito cercare di applicare questo decalogo fa nascere tante domande, se volete potete farle nei commenti e io cerco di rispondere.

PS: qui sotto vedete un invito a dire che questo post vi piace “prima di tutti i vostri amici” essendo un invito alla competizione con i vostri amici, vedete voi come regolarvi.

Esercizio n.1 per cambiare il mondo

pubblicato il 5 dicembre 2011 da Cristiano Bottone

segue da “Ricapitolando

Ora voi vi aspettate che vi dica cosa dovete fare, e io ve lo dico, ma forse non vi piacerà (soprattutto se siete tipi d’azione). Non vi piacerà perché, come ho detto nel post precedente, non sappiamo molto di come funziona il mondo. La nostra testa è piena di “storie” che descrivono la realtà, ma nella maggior parte dei casi sono, appunto, “storie”.

Le idee alla base del movimento di Transizione sono emerse da alcune riflessioni davvero interessanti. Ad esempio, se è vero che dagli anni ’70 avevamo modelli per prevedere l’attuale crisi e tutte le sue nefaste conseguenze, perché non abbiamo fatto niente per cambiare strada?

La risposta inquietante è che abbiamo invece fatto moltissimo per cambiare strada. È in quegli anni che nascono i movimenti ambientalisti e si diffondono in tutto il mondo. Prendono strade differenti, adottano strategie differenti, pensate alle differenze tra il WWF e Greenpeace. L’ambientalismo, a un certo punto diventa “politico” e i partiti “verdi” si diffondono ovunque.

Milioni di persone hanno profuso sforzi immensi per cambiare le cose, sono stati impiegati fiumi di denaro in campagne di ogni tipo, ma i risultati quali sono? Quasi nulli. Il treno della crescita infinita ha proseguito la sua corsa a velocità esponenziale fino ad oggi (più o meno la stessa cosa si può dire per i movimenti a favore dell’equità sociale).

Forse allora in tutto questo tempo ci è sfuggito qualcosa, qualcosa di fondamentale. Non abbiamo fatto quello che serviva, ma quello che immaginavamo servisse.

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Ricapitolando

pubblicato il 1 dicembre 2011 da Cristiano Bottone

Daniel, il padrone di casa, mi esorta ad aiutare i lettori di Il Cambiamento a capire cosa sta succedendo al mondo, perché all’improvviso scopriamo che l’euro potrebbe morire domani mattina, perché la FIAT può semplicemente rinunciare al dialogo con i sindacati, perché l’Europa sembra crollare e tutto quello che pareva sicuro fino a poco fa è messo in discussione.

Per farsi un’idea a tutto tondo servirebbe la lettura di una cinquantina di libri, anche se alcuni testi recenti raccontano tutto piuttosto bene (The End of Growth ad esempio), almeno per quel che riguarda la comprensione dello scenario. Comunque provo, vediamo che ne esce, se non ci capite niente magari fate domande che se sono in grado rispondo.

Che succede?

Succede che vivete in un mondo di cui non sapete nulla (questo valeva anche per me prima di quattro anni fa). Tenetelo a mente, è un concetto utile.

Quella a cui assistete, seduti in prima fila, è la fine dell’epoca della crescita, o almeno della crescita che una parte dell’umanità ha interpretato e praticato da circa 10.000 anni a questa parte. Tutte le civiltà che hanno scelto un modello di sviluppo basato sul concetto di “crescita” sono finite nello stesso modo: sono crollate. Sulle loro macerie sono poi rinati nuovi sistemi di crescita che hanno finito per crollare e così via in un susseguirsi di cicli continui.

Benvenuti nella nostra fase di crollo.

Quello che accade non è quindi particolarmente nuovo o originale. Quello che non ha precedenti dal punto di vista storico è semmai la scala degli eventi. Le dimensioni e l’intensità di questo momento ci mettono di fronte a qualcosa che nessuna civiltà ha mai affrontato prima, quindi la faccenda è un po’ delicata.

Quando gli abitanti dell’isola di Pasqua hanno tagliato gli ultimi 100 alberi hanno condannato per sempre la loro piccola civiltà, ma quella era una piccola isola, si poteva prendere una canoa e andare altrove a ricominciare.

Ora noi siamo giunti a un livello tecnologico tale da poter esaurire le risorse dell’intero pianeta, lo stiamo facendo e ovviamente non c’è canoa che possa toglierci da questa situazione (non siamo nemmeno più in grado di mantenere in orbita i satelliti meteo, quindi di astronavi per altri sistemi solari o di terraformazione di Marte direi che non se ne parla).

Per capire serve un diverso sguardo

Per capire ciò che accade è importante guardare al mondo intero come a un sistema, non troverete spiegazioni o risposte utili se vi concentrate su un singolo aspetto.

La cosa più importante, non è l’economia, il petrolio, la politica, la giustizia, l’equità, l’agricoltura, l’essere vegetariani, l’essere morali, il credere in un dio o in un altro, essere di destra, essere di sinistra, essere ecologisti, essere progressisti, lottare, non lottare, indignarsi, occupare, ecc.

La cosa più importante è capire, rendersi conto della situazione, comprendere.

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