E così alle 20:10, con precisione e puntualità, comincia “Che Tempo che Fa”, la puntata di domenica 8 gennaio (se servisse è qui), quella che resterà nella storia come un momento di televisione luminosa e straniante. Procediamo con ordine.
LUCA MERCALLI
La puntata si apre, insolitamente, con un intervento di Luca Mercalli (che normalmente, invece, appare il sabato). Pochi minuti interessantissimi in cui il ricercatore osserva che l’unica proposta del mondo istituzionale per uscire dalla crisi è “fare ripartire la crescita”.
Eppure sappiamo che non esistono sulla terra le condizioni fisiche per sostenere una cosa di questo genere. E non lo sappiamo da oggi, ma da tempo, lo si può capire meglio mandando in onda una vecchia intervista di Piero Angela ad Aurelio Peccei (1973).
Nel contributo video lo stesso Peccei ci racconta la genesi dello studio “The Limits to Growth” (I limiti dello sviluppo), commissionato al MIT (Massachusetts Institute of Technology - USA) e pubblicato nel 1972. Una ricerca che mette profondamente in discussione il modello di evoluzione economica e sociale della società industriale prevedendo, in modo sorprendentemente preciso, un po’ tutto quello che abbiamo visto succedere fino a oggi.
Nelle parole di Peccei il MIT “…è giunto alla conclusione che queste curve di sviluppo smodato creano una pressione sull’ambiente naturale e vanno al di là della capacità di sopportazione della terra…”
Mercalli ricorda che al momento dell’intervista di Peccei, sul pianeta c’erano circa 3 milardi e mezzo di persone, mentre ora siamo sette miliardi, insomma, pare evidente che oggi non si può proprio “ricominciare a crescere”.
Il cambiamento è epocale, continua Mercalli (cito sintentizzando). Serve la consapevolezza dei limiti ambientali, che se non viene maturata da ognuno di noi impedisce il necessario salto evolutivo. Serve una rivisitazione profonda degli obiettivi di filosofia dell’uomo. La competitività deve essere assolutamente sostituita dalla cooperazione, perché o ci salviamo tutti o nessuno. E infine oggi non è più possibile perseguire una politica di espansione economica, perché espansione economica vuol dire espansione nell’uso delle risorse del pianeta.
Dobbiamo perseguire la politica della resilienza, che è la proprietà di un sistema di non collassare quando viene sottoposto a uno stress. Lo stress ora c’è, ma siamo resilienti? No. Basta interromperci il flusso di petrolio e di gas e noi torniamo a un passato arcaico nel giro di una settimana.
Dobbiamo assolutamente preparare il nostro futuro garantendo il mantenimento delle grandi conquiste dell’umanità, ovvero il soddisfacimento dei bisogni e non quello dei desideri, che sono sempre infiniti e in gran parte futili.
Applausi. Si va avanti…
LAURA PAUSINI
La televisione è una cosa fatta così. Può farvi ascoltare e vedere uno come Mercalli che di dice qualcosa di indispensabile a evitare un’imminente tragedia per l’umanità e poi celebrare Laura Pausini e il suo nuovo album. Niente contro la Pausini e le sue canzoni ovviamente, solo che mi pare un buon modo per capire come viene costruita ogni giorno la nostra realtà.
Laura avrà sentito Luca parlare? Probabilmente no, non so… Fanno parte di mondi paralleli con percezioni della realtà completamente differenti. Lei ci racconta sorridente di come può volare in tre paesi differenti in una sola giornata solo per rilasciare interviste.
Applausi. Si va avanti…
MARIO MONTI
Infine il Presidente. E lui avrà sentito Luca? Sicuramente lo avrà incontrato nei camerini. Conosce i problemi di cui ha parlato? Molto probabilmente sì. Nel suo lungo intervento in ogni caso non c’è traccia, nemmeno in forma omeopatica, di quanto è stato esposto qualche canzone prima.
Nelle domande di Fazio nessun ponte verso i concetti espressi da Luca. Questo è un altro universo, non c’è connessione diretta con il passato recente. Anche se forse Fazio ha già fatto anche troppo… Forse dobbiamo solo ringraziarlo per aver fatto posto a concetti che non hanno mai accesso ai grandi canali di comunicazione. Ci sono 6 milioni di persone che guardano…
Comunque con Monti siamo in una ulteriore dimensione della realtà, la vediamo e sentiamo srotolarsi parallelamente alle altre. Quella del potere, di chi forse sa, ma magari non può dire. Di chi forse semplicemente non sa, ma avrebbe il potere di fare molto di quello che serve. Di chi magari sa, ma il potere alla fine non ce l’ha davvero, anche se sembra essere al vertice di tutto.
Poi anche il Presidente saluta con un sorriso.
Applausi.
Nei giorni successivi i commenti sulle affermazioni di Monti si sprecano. Ma nessuno, nessuno cita le contraddizioni molto concrete con quanto disse Peccei nel 1973… La vita continua, con la testa girata dall’altra parte.
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