Chiudo, con un post flash, le notizie e riflessioni su Durban e COP 17: oggi è alla ribalta la notizia che l’India non intende sottostare a riduzioni di emissioni, e tutti le sono addosso. Ma, è scomodo ammetterlo, l’India non ha tutti i torti: l’India non è il terzo maggiore inquinatore, ma il 145° (come emissioni pro-capite). “In India 400 milioni di persone vivono senza accesso alla corrente elettrica. Come gli dici di spegnere una lampadina che non hanno? (Yvo De Boer, Copenhagen). Un indiano (dell’India) infatti emette si e no 50 volte meno di un abitante del Quatar (e proprio nella capitale Doha si terrà la prossima COP 18), 10 volte meno di un americano e 4-5 volte meno di un europeo. Ma a noi emettitori storici non fa comodo guardare né alla responsabilità storica né a quella differenziata, né tanto meno alle emissioni pro capite di CO2.
E a proposito di Durban, “nasce” un nuovo gas serra, il trifluoruro di azoto (NF3) che entra nella lista di gas-serra regolamentati Protocollo di Kyoto. Cos’è e a cosa serve? Non lo conoscevo, non c’è nella mia storica Enciclopedia Motta cartacea, e così scopro in wikipedia e su Ecoalfabeta che è utilizzato nei TV a schermo piatto, ed è 17200 volte più “potente” della CO2 come gas a effetto serra. E’ una buona notizia? No: nuovi gas serra non devono essere inventati e non vanno regolamentati ma proibiti. Ne abbiamo abbastanza della CO2. Ed anche del metano, che ci da un po’ meno una mano: il suo “GWP”, potenziale di Global warming è ritoccato, naturalmente al rialzo, da 21 a 26 in base alla più recente letteratura scientifica. Perciò, per favore, la smettiamo di scrivere sugli autobus “Veicolo ecologico a metano”? Al più, concedo “veicolo un po’ meno inquinante”.
Voglio comunque chiudere la serie di post su Durban con un video stupendo con un messaggio in positivo: è il momento di cambiare. Dipende da loro, dipende da voi, dipende da noi, dipende da te e naturalmente dipende anche da me.
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Il metano é climalterante se disperso nell’aria prima della combustione… che c’entrano gli autobus? Per alimentare un motore a scoppio é dieci volte meglio di benzina e, soprattutto, diesel…
giusta osservazione, ma con alcune precisazioni: vanno tenute conto le perdite all’estrazione e nella filiera di trasporto, nonché non è vero che è 10 volte meglio della benzina. un m3 di metano produce 1.8 kg di CO2 contro le 2.4 di 1 l di benzina. però il potere calorifico del metano è inferiore di quello della benzina perciò il vantaggio si riduce. Come ho detto, meno inquinante ma non certo “ecologico”.
Ciao Luca, come ti dicevo ti rispondo qui perché con i 140 caratteri di Twitter non andiamo lontano…
Vado subito al punto: Durban, come anche Cancun e Copenhagen, secondo me è stato un clamoroso fallimento. Il problema vero, quello di fondo su cui si basa tutta la questione, è il modello di sviluppo economico che vogliamo.
Tu dici, giustamente, che un indiano ha diritto a condizioni di vita migliori. Il problema è come arrivare a queste condizioni. Tu stesso riporti che un indiano medio “emette” 50 volte meno CO2 di un abitante del Qatar, 10 volte meno di un americano e 5 volte meno di un europeo.
Non so come vivono in Qatar, ma so che le condizioni di vita di un americano e di un europeo sono paragonabili. Eppure noi stiamo alla metà delle emissioni degli americani, e non ci sforziamo neanche troppo per ottenere questo risultato.
Per il “qatarese”, sempre che si dica così, le emissioni sono così alte probabilmente perché l’economia locale ha accesso facile ed economico al petrolio. Come era l’America negli anni 60 ma come non è l’Europa che produce molta della propria energia con il gas. Molta di più rispetto agli USA.
Ora, se vogliamo evitare che l’India (ma anche la Cina e gli altri paesi emergenti come il Brasile, tutti estremamente popolosi) facciano gli stessi errori che abbiamo fatto noi in passato, dobbiamo fare principalmente due cose: dare il buon esempio e dargli una mano a seguire il nostro buon esempio.
Niente di tutto ciò, slogan a parte, è stato deciso a Durban.
Quindi dobbiamo cambiare, noi per primi, e farci seguire nel cambiamento dagli altri aiutandoli a farlo. In quest’ottica il combustibile della transizione sarà il gas naturale, c’è poco da fare: tra tutti quelli fossili è il meno inquinante e climalterante, non è certo “ecologico” ma è il male minore se opportunamente accoppiato allo sviluppo delle rinnovabili.
Ed è al centro di una strategia di dimensioni colossali (circa 50 miliardi di euro di investimenti) che l’Europa (leggi: Francia e Germania) sta cercando di programmare in e con il Nord Africa. Altra zona in forte sviluppo demografico e di consumi.
Credo avrai sentito parlare di Desertec e Medgrid: tecnologia e soldi europei per lo sviluppo congiunto del gas naturale e del termodinamico a concentrazione (e per alcune zone africane anche dell’eolico) nei deserti nordafricani. L’energia prodotta viene consumata in loco e quella in eccesso viene trasportata in Europa tramite grossi elettrodotti sottomarini.
Le tecnologie per mettere in pratica il progetto già ci sono (alla fine è sempre il solito progetto “Archimede” di Rubbia, ma fatto in grande). Qualche dettaglio in più lo leggi qui: http://goo.gl/iy2xb
Indubbiamente questa strategia potrebbe essere letta come l’ennesima forma di neocolonialismo europeo in Africa. E di sicuro lo è, almeno in parte.
Ma è un progetto (in larga parte privato e pagato da fondi di investimento) che unisce energeticamente due mondi: uno sviluppato e con problemi di emissioni e uno in via di forte sviluppo economico e demografico con problemi di accesso all’energia (oggi, in futuro anche di emissioni senza azioni concrete).
Ecco, tutto questo a Durban è mancato e molto probabilmente mancherà alla prossima COP18 perché ogni stato nazionale guarda al suo cortiletto e non vuole aprire il portafogli. Ed è per questo che quando leggo di iniziative come “Momentum for change”, video inclusi, penso alla classica foglia di fico e mi vengono i nervi…
Per questo mi permetto di dire che la tua analisi è imprecisa: perché se non andiamo a fondo e non mettiamo tutte le carte sul tavolo la gente che ci legge potrebbe anche credere che, tutto sommato, il problema non è risolto ma “ci stiamo lavorando”.
Grazie del tuo contributo, Beppe.
si, in realtà sono d’accordo su molto di quello che dici, anche se sul metano persisto coi miei dubbi, sia sulla reale ecologicità (dovuta anche elle emissioni di PM 10 secondario) sia soprattutto sulla disponibilità e questioni geopolitiche.
chiaro che i PVS non possono seguire il nostro modello di sviluppo, ma è anche chiaro che non stiamo dando il buon esempio.
Ti ringrazio del contributo, e confesso che io stesso sono uscito confuso da Durban: è vero che ci stiamo lavorando, ma concordo con un altro slogan
i problemi non si risolvono con le stesse cose che li hanno provocati
nonché
chi ha creato questi problemi non può essere in grado di risolverli.
Change the system, not the climate
grazie
Sono contento che hai capito a cosa mi riferivo.
Per il PM10 secondario è vero, è un problema. Mi permetto di segnalare a te e ai tuoi lettori un medico pugliese, Agostino Di Ciaula, che da anni lotta contro centrali a turbogas, inceneritori, cementifici e forni vari.
Sul suo blog ( http://goo.gl/6q0Ti ) e su questa pagina FB ( http://goo.gl/SyRxX ) si trovano notizie molto interessanti sull’argomento, sono due risorse molto utili.
Con la combustione del CH4, si ottiene 2CO2 + H20 + energia,
Se inviamo, dopo la combustione del metano in uno statoreatore o in un turboreattore i gas di risulta ( il CO2 è compreso in tali gas) in un buffer, non solo teniamo in stoccaggio energia ( gas ad elevata pressione ) ma possiamo facilmente recuperare il CO2 che potrà essere adoperato come fertilizzante in coltivazioni intensive di alghe in piattaforme sub marine per ritornare ad ottenere CH4 con la loro fermentazione.
Saluti G.Pinnavaia
non discuto ma dubito, il secondo principio della termodinamica non è un’opinione!