Lo so, il titolo richiama molto le vacanze e beato chi se la sta godendo in spiaggia! Qui si parla solo indirettamente di mare, dato che lì ha origine il condimento più prezioso al mondo. La storia ci insegna che molti popoli antichi hanno basato la loro economia sul commercio del sale,che spesso è stato persino fonte di discordie e guerre. Il sale era fondamentale per insaporire ma soprattutto per conservare, anni luce prima del frigorifero! I romani intitolarono “salaria” una delle maggiore vie di comunicazione cittadina, ed il termine “salario” deriva proprio dal sale, con cui si pagavano i soldati. Oggi la guerra al sale la combattono ( o almeno dovrebbero) soprattutto gli ipertesi, chi cioè ha la pressione alta. In realtà dovrebbe essere un obiettivo di tutti, in via preventiva, per mantenere e conservare la salute! Il sale quindi è amico o nemico? Facile, come in tutto, la risposta migliore è la moderazione e occhio alla qualità. Il sale raffinato in commercio, come tutti gli alimenti raffinati (cereali, zucchero), ha perso le ricchezze marine dell’ambiente acquatico dove ha avuto origine. Sale originale non è solo sodio e cloro, ma è un complesso insieme di oligoelementi tutti preziosi per il corpo, così come sono combinati, come la natura perfetta ce li offre. Io compro sale integrale, che è naturalmente ricco di iodio e conserva le ricchezze dell’originale condimento. Che effetti ha sull’organismo? Facile, indurisce, secca, contrae, tanto quanto fa sugli alimenti. Per questo la pressione si alza. Ovvio stiamo parlando di abuso, cioè di consumo superiore giornaliero di 6 mg, consigliati da OMS. Secondo alcuni se ne consuma anche 20 o più mg… Un problema sta nella presenza di sale anche nei biscotti e merendine, oppure in altre forme ( come nitrato di sodio e glutammato monosodico) in molti piatti pronti come tortellini, sughi pronti e insaccati di ogni genere. Vi racconto un aneddoto che mi ha fatto riflettere… Ieri nella microbottega del mio paese la proprietaria mi offre dei pomodori in offerta ma io rifiuto gentilmente, “ Ne cogliamo un po’ nell’orto sotto casa”, dico “ e pensi che mia figlia se li mangia così direttamente dall’albero!”, aggiungo. Mi guarda con espressione stupita e io già mi aspetto la predica per non averli lavati, e invece mi risponde: “Ma come fa? Io non ci riuscirei mai senza un po’ di sale!”. Ecco, è una dimostrazione che tanti non sono più capaci di apprezzare l’originale sapore dei cibi, a causa della maschera del sale, che spesso ci crea troppa dipendenza. L’abitudine è dura a morire, lo so, ma dosare il sale, come anche lo zucchero, è solo abitudine del palato! Facciamolo anche per i bimbi, che già di loro non sentono tanto lo stimolo della sete, per cui se gli diamo tanto sale, nemmeno riescono ad idratarsi.. Gomasio, questa strana parola, cos’è? Sesamo tostato miscelato a poco sale integrale: ottimo e gustoso condimento alternativo al sale raffinato. Esistono altri preparati sostitutivi contenenti alghe, o semplicemente mix di erbe aromatiche, li provi chi non li conosce!
Sapore di sale, sapore di mare…
pubblicato il 19 luglio 2011 da Chiara QuiriTorta di compleanno
pubblicato il 11 luglio 2011 da Chiara Quiri
Oggi la mia piccola numero 2 compie 1 anno. Auguri dolce amore.. E’ 1 po’ che ci penso, a come festeggiarla.. Davanti a quale torta voglio fotografarla per immortalare questo momento? Sono andata su www.veganblog.it e www.vegan3000.it siti di ricette e filosofie di cucina senza derivati animali, e mi sono messa a sperimentare! Certo ho trovato ingredienti troppo estremi per me, tipo agar agar (è un alga che gelifica, ma voto no, mi accontento di amido di mais, banalmente) e altri nomi strani, ma tutto si può sostituire o variare con ingredienti più semplici. Ho preparato dei mini croissant di frolla ripieni di cocco e crema di cacao e una crostata di frutta con pesche, banana e albicocche. Tutto vegan e dolcificati con malto di mais. I miei ospiti hanno gradito ma senza eccessivi entusiasmi, sicuramente perchè sono abituati ai sapori tradizionali.
Perchè un dolce vegan? Il motivo di questa scelta sta nel mio desiderio di festeggiarla, almeno in questo primo compleanno, senza procurare sofferenza animale e inquinando il meno possibile. Prima di approdare alla scelta del dolce vegan, ho provato a cercare ingredienti tradizionali, di qualità, qui in zona. In primis il burro locale magari biologico proveniente da un allevamento che tratta gli animali non in modo intensivo: niente da fare, questa di Reggio è terra di solo parmigiano e non si produce altro! Pazzesco. Le uova sì, le trovo facilmente… Sotto casa il mio vicino ha 4 galline che consumano anche i nostri resti di cucina. Meno male, mi fa stare bene poter usare uova di galline che razzolano in pace! Ci sono anche motivazioni salutistiche.. Lo svezzamento naturale (io seguo le indicazioni del dott. Proietti nel suo testo “Figli vegetariani”) prevede che le uova siano consumate intorno al docicesimo mese di vita per il possibile rischio allergico soprattutto di una proteina dell’albume. Mia figlia lo ha assaggiato solo due volte, sempre da solo, per comprendere eventuali reazioni negative. Quindi in un dolce dove si mescola tutto non sarebbe stato possibile. In ogni caso, la verità è che il primo compleanno è più una festa della mamma, dei suoi ricordi, dolorosi e gioiosi del parto. Dato che la mamma in questione sono io, mi sono fatta la torta come piace a me! Vegan, bella da vedere, e vi assicuro buona! Ne sono rimaste due micro porzioni! E alle mie figlie è piaciuta! Ovvio che per i grandi, il tutto era allietato da un calice di prosecco! Eh sì, quello in certe occasioni non lo sostituirei con niente! Auguri!
che caldo, che sete…
pubblicato il 4 luglio 2011 da Chiara Quiri
Lo sentiamo tutti, grandi, anziani e piccoli bimbi purtroppo anche di più, è il Grande Caldo, padrone dell’estate, fastidioso se eccessivo, più che altro per l’umidità.. Io al momento non mi lamento, sono seduta su uno sdraio davanti ad un fresco lago trentino!!
Sfoglio il quotidiano locale e guarda caso intervistano un primario di ospedale domandandogli i suoi consigli e rimedi contro-afa: spremute di arancia e bere molta acqua fresca. Le mie reazioni di bollore interiore mi provocano ulteriore caldo.. Stai calma Chiara! Ma come arancia, è uno dei pochi frutti non di stagione! Siamo a fine giugno, c’è il meglio dalla natura: pesche, melone, anguria, ciliegie, albicocche. Chiaro che non mi aspetto che un primario di medicina tradizionale accenni alle potenzialità dei centrifugati, che uniscono le virtù della frutta a quelle della verdura ( il mio preferito contiene il sedano e la carota ), ma almeno ricordare di variare tanto.. Qualcuno spieghi al dottore che ciò che è fuori stagione contiene molte meno vitamine ed antiossidanti rispetto allo stesso alimento fresco e di stagione, coltivato in modo biologico. Una porzione di cocomero non contiene forse la stessa acqua di una spremuta? Niente da fare, chi si ritiene esperto anticaldo non va oltre la banalità della spremuta di arancia, e magari a Natale ci consiglia una bella torta di fragole! Io invece, che non mi ritengo una esperta, propongo: bere sì acqua, ma non freddissima di frigo, (il corpo compie uno sforzo a portarla a sua temperatura, e questo provoca rilascio di calore), ma anche bevande dissetanti come il kefir d’acqua (che possiede anche le virtù dei fermentati) o semplicemente acqua, limone, con foglie di melissa o menta; frutta e verdura di stagione, no limits. Mangiare se e quando si ha fame, piatti che prevedono poche e semplici cotture, ottimo il cous cous di cereali anche integrali, con legumi e verdurine sminuzzate. Poi via libera al colore e alla fantasia che stuzzicano tutte le prelibatezze dell’estate. Personalmente faccio fatica a rinunciare alle cotture al forno (patate soprattutto), per fortuna che a volte usiamo quello solare!
Padre, madre, figlia!
pubblicato il 24 giugno 2011 da Chiara Quiri
Mai avrei detto che in vita mia la mia foto sarebbe apparsa sulla prima pagina dei giornali locali!
Il pane, a pasta madre, in piazza, con tanti bimbi con pelle di vari colori. E mi sono davvero divertita! All’interno di una interessante manifestazione ( 1 6 7 contatto, http://167contatto.blogspot.com) il cui obiettivo principe è l’integrazione, io ho iniziato preparando la mia pagnottella, e le ho dato un nome: PanPapà. Gli anziani mi osservavano e i più curiosi commentavano “Come una volta! Che bello!”. All’arrivo dei bimbi, dopo aver macinato al mulino e setacciato grano e farro, ho presentato la mamma del pane… OHHHH, stupore… Certo, se vuole crescere, cioè lievitare, anche il pane ha bisogno di genitori! Il papà pane e la pasta madre! I bimbi cinesi ( rappresentavano la maggioranza) hanno subito apprezzato il profumo, simile a quello dello yogurt, e con desiderio di sperimentare hanno iniziato ad impastare…creando i figli del pane! Mi piace il mio laboratorio, così impostato, mi dà l’idea che sia pane della vita, pane che dà vita. Del resto il pane, anche per i cattolici, è un simbolo così forte. Tornando ai miei piccoli fornai, io non avevo idea di cosa mangiassero quotidianamente, invece, sbizzarrendoci con la fantasia c’è chi ha dato forma alla sua pagnotta di baguette e gnocco, segno che in casa entra il pane della nostra tradizione.
La mia pasta madre ha solo 3 anni di vita, io l’ho creata ma l’ho anche mescolata ad una decina di paste madri di amici o semplici frequentanti dei laboratori in tante piazze italiane. Una di queste paste madri appartiene ad una amica che porta avanti la originaria pasta madre della sua bisnonna lucana. Che magia! 100 anni fa, una signora creava il suo lievito e mai si sarebbe immaginata che molti anni dopo anche dei bimbi cinesi e marocchini l’avrebbero usato!
Spesso gli adulti mi domandano: “Perchè usi questo metodo più lungo e laborioso? In fondo anche il lievito di birra è naturale..”. Il pane lievitato a pasta acida o madre è si più laborioso ( sicuramente non immediato), ma è naturale anche nei tempi, mentre quello di birra è molto veloce. In 4 ore di media lievitazione, la fermentazione annienta alcuni antinutrizionali dei cereali (tutti gli alimenti ne hanno), in particolare i fitati, ma soprattutto permette l’ottimale assorbimento dei sali minerali nell’intestino, cosa che il lievito di birra non fa. Tra i vantaggi, non dimentichiamo inoltre che dura ( se avvolto in carta e poi plastica) una settimana senza problemi ed è un alimento fermentato, quindi più digeribile. Di madre in figlio, si mantiene la reale vitalità dell’alimento! Buon pane a tutti!
brutti ma buoni!
pubblicato il 16 giugno 2011 da Chiara Quiri
So che state pensando ad una fantastica ricetta di biscotti tipo cantucci, che ben si sposano “pucciati” nel vino bianco, e invece no! C’ero cascata anche io, mentre a Sasso Marconi (BO) passeggiavo tra le bancarelle della manifestazione ZeroFest (http://www.scelgoiosassomarconi.it/). Invece scopro che questa è la denominazione comunale del più ampio progetto emiliano di last minute market (www.lastminutemarket.it). Parliamo di recupero, riuso di eccedenze alimentari e non.
Siamo davvero spreconi! Chiacchero con la gentile signora che porta avanti il progetto e scopro che il caffè ad offerta libera che sto sorseggiando proviene da confezioni offerte da 2 supermercati locali ( Carrefur e Coop, li cito e li ringrazio volentieri) causa perdita del sottovuoto. Buono questo multimiscela! La signora si presta poi a confezionare marmellate con la frutta matura o rovinata che 1 volta a settimana le arriva, e così mi vedo quasi obbligata (sai la fatica!) ad assaggiare anche la sua crostata di marmellate tuttifrutti! Immaginate già quanto ottimo sia il sapore di questi dolci… Con le offerte raccolte acquistano prodotti (soprattutto pannolini) per famiglie bisognose segnalate dalle assistenti sociali. I restanti giorni della settimana i prodotti che escono dai supermercati vengono donati ad una cooperativa sociale che si occupa del recupero di tossicodipendenti. E questo è solo l’esempio di questo comune, c’è molto altro! Conoscevo questo progetto ed il suo inventore, il professore universitario della facoltà bolognese di agraria, Segrè; quello che non sapevo è il forte sviluppo che ha avuto su tutto il territorio nazionale in breve tempo! Che immenso piacere! Inoltre sono partiti progetti anche per prodotti farmaceutici e donazioni di numerosi pasti invenduti o semplicemente non consumati provenienti da mense anche ospedaliere. In effetti non mi sono mai chiesta come gestissero le eccedenze, o forse speravo che almeno i dipendenti potessero usufruire dell’invenduto, invece no. L’ASL mette rigide regole, forse troppo rigide, ma non impenetrabili a quanto pare! Credo che il primo permesso concesso, quello di Bologna, abbia spalancato le porte a tutti gli altri . E’ pazzesco pensare che queste eccedenze ci verrebbero a costare care, in termini di rifiuti da smaltire, invece così facendo si sono create nuove reti, nuovi scambi, nuovi posti di lavoro e soprattutto, pance piene. Nasce in me la solita riflessione: perchè noi consumatori vogliamo solo prodotti perfetti in vendita? Mi piacerebbe entrare in un supermercato qualsiasi della grande distribuzione e trovare l’angolo delle offerte con i prodotti vicini a scadenza, giustamente scontati, cosa che i negozi del bio spesso fanno. Cosa aspettano? Lo so, a loro conviene più il 3×2, ma intanto io lancio un appello!
Guardate che numeri!
Da luglio del 2009 a Maggio del 2010 il progetto Last Minute Market ha per messo direcuperare beni per un valore di 693.200 € di cui:
130 tonnellate di prodotti alimentari freschi,
3.300 libri,
8.600 euro di prodotti farmaceutici,
19.400 euro di prodotti non alimentari.
10.600 pasti cotti della ristorazione collettiva
Contraddizioni a non finire!
pubblicato il 8 giugno 2011 da Chiara Quiri
Mio papà ha il diabete tipo II da qualche anno. Me lo aspettavo, il suo pancreas è sempre stato messo a dura prova… Ma per ora è lieve. Come di consueto, la prima prescrizione del medico è stata la dieta, intesa non come ipocalorica ma come ipoglucidica, soprattutto per gli zuccheri semplici. Conoscendolo, sapevo non lo avrebbe mai fatto, soprattutto perchè cambiare abitudini è difficile (killer numero 1: la sedentarietà e numero 2: la monotonia culinaria).
Dopo poco gli hanno prescritto una terapia orale, e lui ne è felicissimo! “Bene così posso di nuovo mangiare tutti i dolci che voglio!”. Eh, no, non funziona così, gli dico io, se sforzi troppo la ghiandola che già produce poca insulina prima o poi si blocca del tutto e passi alle iniezioni di insulina.. Mi promette che starà più attento. Passa qualche tempo e mi informo sull’andamento delle glicemie: a digiuno al mattino si aggirano intorno a 170 mg/dl. Ma come papà, cosa mangi a cena? “Leggero, giuro! Niente patate, poco pane”, (silenzio telefonico di chi non osa ma già sa di sbagliare…) “Sarà forse che alle 2-3 di notte mi sveglio con la sete e bevo latte e miele, perchè sai ho un po’ di tosse..” Cosa? Ma non lo fai mai riposare quel povero pancreas? Basta, bevi acqua e per la tosse fatti consigliare in erboristeria. Va bene, tutto rientra. Lo invito a casa a cena dopo un po’, e incredibilmente rifiuta di assaggiare le fragole e fine pasto nonostante siano preparate senza zuccheri aggiunti. Che bravo. Dopo 10 minuti mi giro e vedo lui che sorseggia liquore alle mandorle. Santa pazienza, santa santa. E’ chiaro a tutti che il mio vecchio è un numero non da poco, ma nel corso della mia carriera sanitaria ne ho incontrati molti. Ho sempre creduto che le malattie spaventino, e siano un valido motore per cambiare comportamenti errati. Mi sbagliavo, non vale per tutti. Ci sono persone molto affezionate ai loro sintomi, altre che “credono solo a quel che vedono”, e purtroppo il diabete lavora in silenzio, crea danni lentamente alla microcircolazione, ai reni, ma solo dopo tempi medio lunghi di iperglicemia. Abbiamo il primato europeo di bimbi obesi e questo è un forte fattore di rischio unitamente alla famigliarità e allo stile di vita sedentario. Che fare? La preoccupazione va alla salute mia personale (dato anche io adoro il sapore dolce))e a quella delle mia figlie, al futuro. Se mio papà non è interessato al cambiamento, io sì, ci penso tanto, ci provo. Certo i geni di famiglia potevano essere un po’ più clementi con me, invece che con mio fratello, normopeso, longilineo, amante dello sport… Il suo dolce preferito sapete quale è? La torta di frutta, perchè è poco dolce…
Diete miracolose…
pubblicato il 26 maggio 2011 da Chiara Quiri
E’ un momento difficile, per me.. Mi riferisco a quanto è dura ammettere a se stessi che si è fallito.. Già, avevo perso 2 kg ma poi ho ceduto, ovviamente a cibi dolci, che per me sono il diavolo! Ora mi espongo alla calura di fine maggio con i miei kg superflui, ma in certe occasioni penso che sia meglio così! Mi riferisco a tutte (sono davvero tante) quelle persone che si affidano a beveroni e prodotti di ogni tipo che si trovano in commercio per dimagrire. Attenzione alla salute! Quest’anno imperversa la moda del sambuco. Dopo papaya, succo d’erba d’orzo e noni, è l’anno del sambuco. Ottimo frutto, niente in contrario, tante sostanze salutari e nutrienti lo rendono speciale, ma non miracoloso! E poi la natura offre il meglio se si consumano i frutti freschi, appena raccolti. E’ chiaro che digiunando per una settimana, dando all’organismo solo succhi, verdura cotta e sambuco, non si può non dimagrire 4-5 kg! In realtà il forte potere del digiuno è di disintossicarsi, più che dimagrire. Perdere liquidi e tossine e non massa. Io poi sono sempre stata scettica verso i numerosi integratori che erboristerie e farmacia propongono. Mi chiedo che senso abbia riempirsi ogni giorno di tossine, soprattutto con l’alimentazione e lo stress, per poi delegare ad un prodotto lo smaltimento di queste senza variare in nessun modo lo stile di vita, oltretutto spendendo molti soldini. Non conviene nutrirsi in modo sano e di qualità ( parlo di biologico, prodotti da orti e frutteti e così via) e fare magari una semplice passeggiata in campagna appena si riesce, anziché impasticcarsi? Di tanti prodotti su internet non ho trovato mai l’elenco degli ingredienti. Strano! Come li renderanno dolci questi sciroppi? Con malto e miele bio o con sciroppo di maltitolo /glucosio? Non lo so, chi lo sa mi illumini. L’unica cosa di cui sono convinta è che nel nostro essere umani, è difficilissimo imparare a prenderci cura di noi. Preferiamo magari delegare ad una pasticca il nostro dimagrimento, anziché affrontare dentro noi i motivi che ci hanno condotto ad esagerare, ingrassando ed intossicandoci. E’ dura, questo è quanto, e poi, culturalmente parlando, cresciamo mettendo in atto il meccanismo che a problema fisico si risponde con pastiglie, senza andare oltre. La natura ci aiuta se noi ci aiutiamo, perchè anche noi siamo natura! E’ un percorso, buon lavoro a tutti, me compresa.
che sapore ha il latte?
pubblicato il 16 maggio 2011 da Chiara Quiri
Mia figlia di quasi quattro anni mi vede spesso allattare la piccolina di ormai 10 mesi e, dato che la curiosità è femmina, non perde occasione di provare a ciucciare per sentire il sapore del mio latte. Ieri mi ha fatto morire:”Mamma non darlo a Irene il tuo latte è scaduto! E’ cattivo! Però che strano ieri era buono!”. Ne parlavo con una amica :”Di cosa sa il latte ?” Il latte cambia di sapore in base a ciò che si mangia! Non mi sembra sia così impossibile da immaginare, invece lo è! La responsabilità è dell’industria alimentare che esige sapori standard sia per il latte sia per i formaggi. Gli animali degli allevamenti industriali sono nutriti con farine pronte e i loro piccoli con latte artificiale, mentre la natura vorrebbe i genitori liberi al pascolo e i piccoli attaccati alle mammelle delle mamme. Qui nell’appennino reggiano c’è un’azienda che produce pecorino biologico in cui le pecore (ad eccezione dell’inverno) vanno ai pascoli ed ogni volta che acquisto del formaggio il sapore cambia! Io mi emoziono quando la assaggio pensando alle erbe e fiori selvatici che queste bestiole divorano! Ho letto un’interessante ricerca i cui risultati confermano che tra il secondo e quinto mese di vita dei neonati si forma il gusto proprio in base a ciò che la mamma mangia. Ne consegue che i bimbi che hanno assunto latte artificiale in modo esclusivo, secondo questo studio di Copenhagen pubblicato su “New Scientes”, hanno gusto molto ridotto e ricercano molto eno i sapori amari e acidi rispetto al gruppo di studio di coloro che erano stati allattati al seno da madri che consumavano cibi con grande varietà. Interessante, davvero. Ho poi trovato un dato che mi ha impressionato: il latte prende il sapore di banana dopo solo un ora dall’assunzione della mamma! Pazzesco la natura mi stupisce sempre! Personalmente non digerisco l’aglio e quindi ne consumo poco poco(peccato è davvero un vero alimento medicamento), ma le mie figlie si sono sempre divorate ogni tipo di latte: al cavolo ,alla cipolla e agli asparagi! Aspetto a cantar vittoria con la seconda, ma la primogenita mangia tutto, mi diverte in pizzeria vedere le cameriere stupite mentre Lucia chiede la pizza ai funghi (ne devo aver mangiati parecchi in quell’inverno in cui aveva 2-6 mesi!).
Grazie bambini
pubblicato il 9 maggio 2011 da Chiara Quiri
L’ecoparco dove lavoro organizza, tra le altre cose, attività per le scuole. Questa settimana sono venute quattro classi elementari a svolgere un percorso di autoproduzione in cucina. Subito non sapevo cosa fargli, sono piccoli…invece mi sbagliavo, sono grandi, anzi sono stati dei grandi! Abbiamo programmato di autoprodurci una merenda insieme, accontentando tutti i gusti: focaccia all’olio, succo di mela, popcorn e gran finale, torta cioccolatina con uova del pollaio del parco e cioccolata delle ultime uova pasquali. Il programma prevedeva anche raccolta nel parco di legna per il forno e chiaccherata introduttiva sui significati e valori del far da sè. Il tutto in sole tre ore. Ore 9 in punto arrivano 46 bimbi di 10-11 anni che subito si incollano ai mulini per fare la farina. Capisco abbiano voglia di “fare”, invece io richiamo all’ordine e iniziano le sorprese! Immaginate la scena in cui domando : bimbi perchè è importante saper prepararsi quello che mangiamo? Subito intervengono due ragazzine marocchine che mi dicono che in questo modo non devono aspettare sempre la mamma che prepari per loro, e ancora non devono comprare le cose già fatte dei supermercati. Rimango a bocca aperta. Questa spinta di autonomia proprio non me l’aspettavo! Mi accontentavo di sentirmi dire che ciò che cuciniamo noi è piu’ sano, fatto con ingredienti freschi e senza aggiunta di coloranti, cose che insieme abbiamo detto poi con tutti i ragazzi. Questa risposta mi ha stupito, ci ho riflettuto. In casa mia io cucino tutto quello che posso con dedizione, divertimento, fantasia e spesso fatica. Tanti dei bimbi che conosco guardano la tv mentre noi mamme imbastiamo la cena, ma così facendo non li coinvolgiamo! Non dico sempre, ma appena si riesce , vorrei cucinare con la mia bimba, divertendoci, magari inventando nomi di piatti fantasia tipo “risotto raggio di sole” per riso allo zafferano. Certo anche io temo ustioni, coltelli che tagliano dita anzichè carote o già mi immagino la cucina innevata di farina, ma ci si lavora su. Preparare insieme, come fanno purtroppo solo le figlie femmine nella casa di quella bambina, implica educare all’autonomia, al rispetto e al valore del cibo.E la conoscenza della natura? E’ fondamentale! Pensate che conosco un bimbo che non mangia piu’ uova perchè al parco ha capito che escono dal sedere della gallina.. Ma cavoli non ha mai preso in mano un uovo, che per quanto li lavino un po’ sporchi restano!
Il tempo frega sempre noi mamme, lo so! La mia è un’idea, e prima ancora una riflessione, per riempire la pancia, ma anche il cuore dei nostri cuccioli! E auguri per la festa della mamma!
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